Massimo Ragnedda

Riflessioni a blog aperto

La crisi georgiana

Posted by mragnedda on September 4, 2008

La Russia ha invaso la Georgia. No è stata la Georgia ad invadere l’Ossezia del sud e la Russia è intervenuta per difendere i civili (di cui il 90% con passaporto russo). L’occidente (e all’unanime i media occidentali) e il filo occidentale presidente georgiano Saakashivili hanno etichettato l’intervento russo come invasione. Putin e Medved (in realtà più il primo che il secondo) hanno parlato di operazione di peacekeeping, stile modello occidentale, facendo proprio il vocabolario internazionale orwelliano (quello che la guerra è pace). Il mondo occidentale ha riconosciuto l’indipendenza del Kosovo con il parere negativo di Mosca. La Russia riconosce l’indipendenza dell’Ossezia del sud e dell’Abkhazia, con il parere negativo dell’occidente. E così dal 26 agosto 2008, queste due enclavi sono di fatto tornate sotto l’egida dell’impero russo. Infatti riconoscendone l’indipendenza, Mosca le rende dipendenti da se stessa legittimando così la propria presenza militare. Naturalmente come peacekeepers e per mantenere la pace. Un po’ come le nostre truppe in Afganistan.

Insomma, per farla breve, due modi completamente diversi di vedere la cosa. La prima cosa da notare è che tutti i media occidentali hanno proposto la stessa versione, ovvero russi cattivi che invadono la Georgia.

Proviamo a capire meglio. Innanzitutto chi ha ragione? Come spesso succede la realtà sta nel mezzo. La Georgia ha sicuramente sbagliato ad invadere militarmente l’Ossezia del sud, nella notte tra il 7 e l’8 agosto 2008. Diciamo che è stata consigliata male. Da chi? Dagli Stati Uniti che, forse, hanno sottovalutato la reazione di Putin pensando che non sarebbe intervenuto per timore. Invece. Invece è stato il contrario: non solo Mosca non ha avuto timore alcuno ad intervenire, ma lo ha fatto pesantemente sfidando apertamente l’Occidente e gli USA in particolare. O forse più che mal consigliata, la Georgia e il suo fantozziano presidente, hanno mal capitato e mal interpretato l’appoggio americano e quello della NATO. Forse Saakashivili credeva di poter fare come i guerriglieri (e trafficanti) dell’UCK che prima finirono nell’esclusiva lista dei nemici della libertà dell’occidente e poi sono serviti da pretesto agli USA per sbarazzarsi di Milosevic. Difficilmente gli Stati Uniti sono pronti a scatenare un’offensiva militare contro Mosca per ragioni umanitarie. Nessuno, ora come ora, può permetterselo.

Probabilmente, in questa partita a scacchi, Saakashivili ha mosso la peggior pedina, scoprendo la regina e forse anche il re. Per ora è solo scacco. Ma lo scacco matto è alle porte. Infatti grazie a questa sconsiderata mossa, ovvero sfidare militarmente la Russia di Putin, non solo Mosca ha ripreso il controllo dell’enclave sud-ossetina, ma ha dato a Putin la possibilità, per la prima volta dalla caduta del Muro di Berlino ad oggi, di sfidare apertamente gli USA. Senza nessun timore di sorta. Anche l’Ucraina ora trema, così come tremano tutti quei paesi che intendono svincolarsi dall’influenza, o meglio dal protettorato, russo.

Sarebbe tuttavia sbagliato però parlare di ritorno alla guerra fredda: lo scenario geopolitico è completamente cambiato. Non ci sono solo due superpotenza, ma nuovi ed importanti attori sono presenti sulla scena: la Cina, l’India, l’UE (anche se completamente divisa) e anche il terrorismo internazionale da vedersi come una sorta di potenza senza stato.

Forse è stata esagerata la reazione militare russa e costituisce un precedente molto pericoloso: all’interno dei propri confini anche la Cecenia vuole l’indipendenza. Inoltre, Mosca viene posta fuori dai circuiti internazionali, il G8 (che senza la Russia diviene G7), le cooperazioni internazionali. Ma Putin ha mille carte da giocare e le giocherà molto bene: cooperazione militare con l’Iran (in questi giorni il responsabile del settore nucleare russo è volato a Teheran), con la Siria (Damasco si è resa disponibile ad accettare missili russi sul proprio territorio) a tutto svantaggio di Israele (i cui generali erano a conoscenza dei movimenti militari in Georgia, anzi pare abbiano avuto qualche ruolo non secondario). Oltre a quella militare la Russia può giocare anche altre carte: il gas e il petrolio caucausico che arriva in Europa. Putin ha già minacciato ritorsioni in caso di sanzioni.

La Russia ha fatto intendere con questa operazione che è tornata sulla scena mondiale ed è pronta a giocare un ruolo di tutto rilievo, che non tollererà invasioni su quello che considera il proprio cortile di casa e che bisogna fare i conti con lei nel ristabilire gli equilibri globali.

Ma la vera partita geopolitica inizia ora e non è tra la Georgia e la Russia. Chi controllerà l’immenso bacino di risorse naturali che sta sotto il bacino del Caspio? La questione energetica fa di questa area del mondo una delle più strategiche e importante del pianeta. Si calcola che sotto il bacino del Caspio vi siano circa 6000 miliardi di metri cubici di gas naturale. Ora se consideriamo che la dipendenza energetica americana dall’estero è passata dal 28% del 1973 al 56% del 2003 e se si considera che entro il 2025 salirà al 70%, possiamo capire come gli USA non abbiano nessuna intenzione di mollare la presa. Possono gli Stati Uniti farsi sfuggire una simile risorsa? Fu lo stesso Dick Cheney che nel 1998, quando era “solo” vicepresidente dell’Halliburton (multinazionale impegnata nel settore petrolifero ed energetico) a dire che il bacino del Caspio è uno dei luoghi più strategicamente importanti del pianeta. In questi anni, da vicepresidente degli USA, ha lavorato per aumentare l’influenza americana nell’area ed ora Mosca, grazie alla scellerata mossa di Saakashivili, ha la possibilità di alzare la voce ed è più agguerrita che mai. Ma Cheney il 4 settembre 2008 è volato a Tblisi a confermare l’appoggio americano alla giovane democrazia georgiana, per la difesa della pace e della libertà (solito linguaggio orwelliano).

La partita, come si è detto, è solo agli inizi e vista l’alta posta in gioco vi è da stare sicuri che nessun colpo verrà risparmiato. Neanche i più bassi.

Massimo Ragnedda

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