Falcone e Borsellino sono i miei eroi, non lo stalliere di Arcore

Massimo Ragnedda (TiscaliVenti anni fa venne barbaramente ucciso Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta. Neanche due mesi dopo anche a Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta è toccata la stessa sorte. Due uomini che hanno dato la loro vita per contrastare la mafia. Due fedeli servitori dello stato, due acerrimi nemici della mafia, due eroi. Mi vengono i brividi ogni volta che penso a quando l’ex premier e il senatore Marcello Dell’Utri hanno considerato eroe Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, un ergastolano mafioso, pluricondannato, morto in silenzio omertoso. Un’offesa indelebile, gravissima e che pesa come un macigno sulla cultura della legalità e che non può trovare nessuna giustificazione. Il miglior alleato della mafia, lo voglio sottolineare con chiarezza, è la sua giustificazione a livello istituzionale, la sua non condanna, la sua contiguità con pezzi dello stato. Read the rest of this entry »

Banche da salvare perché troppo grosse per fallire: l’irrazionalità del capitalismo finanziario

Massimo Ragnedda (Tiscali) La JpMorgan ha recentemente perso 2 miliardi di dollari in seguito ad operazioni speculative sbagliate, ma essendo considerata troppo grande per poter fallire continua a ricevere aiuti dallo Stato. William K. Black, professore associato di economia e diritto presso l’Università del Missouri-Kansas City ed ex consulente finanziario per il governo statunitense, ha sostenuto: “È semplicemente irrazionale consentire che una tale istituzione esista, particolarmente perché può facilmente incappare in una perdita di gestione ordinaria di due miliardi di dollari”.Concordo con Prof. Black: in un sistema razionale un’istituzione come la JpMorgan non dovrebbe essere tollerata. Ma noi viviamo in un mondo totalmente irrazionale, capovolto, dove ciò che conta sono le speculazioni, i titoli tossici e dove gli squali della finanza affondano gli Stati e impongono governi. Viviamo in un mondo totalmente irrazionale dove lo Stato è costretto a strangolare i cittadini per far arricchire gli speculatori finanziari che come strozzini si avventano sugli Stati in difficoltà. Read the rest of this entry »

L’insegnamento di Antonio Gramsci contro l’indifferenza

Massimo Ragnedda (Tiscali).  Era il 27 Aprile 1937 e si spegneva a Roma una delle più grandi figure dell’Italia contemporanea, apprezzata e stimata ovunque nel mondo. I suoi scritti e le sue opere sono tradotti in decine di lingue e non c’è al mondo biblioteca universitaria che si rispetti che non ha copia delle sue opere. La sua pagina Wikipedia è tradotta in più di 50 lingue diverse. Il 27 aprile di 75 anni fa moriva Antonio Gramsci, dopo aver trascorso quasi 10 anni nelle prigioni fasciste e gli ultimi tre anni della sua vita tra cliniche e regime di semilibertà. Gramsci è stato un filosofo, un giornalista, un critico letterario, ma prima di tutto un uomo che ha lottato con forza e dignità ed ha pagato, sino in fondo, per le sue idee. Ed è del Gramsci come uomo che voglio parlare, del suo impegno civile e del suo senso dello stato. Il suo è stato un insegnamento di vita che ancora oggi dovremmo tener presente.

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In Italia dieci persone sono più ricche di tre milioni di poveri

Massimo Ragnedda (Tiscali) Qualcosa non va in questo sistema. Qualcosa di profondamente sbagliato, di iniquo ed ingiusto c’è in un Paese quando 10 persone, le più ricche d’Italia, hanno un capitale pari a quello di 3 milioni dei più poveri. No, qualcosa di profondamente ingiusto e sbagliato c’è, quando in un paese democratico viene permessa questa sperequazione economica. Qualcosa non va e deve essere cambiata, subito, se non vogliamo che la situazione degeneri.  È semplicemente indegno di un paese democratico una simile disuguaglianza economica. Indegno, non conosco altri aggettivi più efficaci. Ed ancora più indegno è che in un periodo di crisi ed austerity il governo tagli i fondi per il Welfare State che permette anche a quei 3 milioni di cittadini di avere un’assistenza sanitaria gratuita o di poter mandare i propri figli a scuola. In un momento di crisi, dove aumenta la povertà, la disoccupazione e la disperazione, lo Stato deve farsi carico di chi sta indietro, di chi non ce la fa, di chi prova a sopravvivere e non, come invece sta facendo, aiutarli a buttarsi giù dal baratro. Ed ancora più indegno è che in un periodo di crisi il governo pensa a reperire fondi dalle classi più povere lasciando intatte le grandi ricchezze: il governo Monti tassa i poveri lasciando inalterati i grandi capitali. Read the rest of this entry »

Dal Grande Fratello di Orwell alla Società Postpanottica. Intervista a Massimo Ragnedda

Intervista di Antonio Migliorino su Controcampus. L’epoca attuale è segnata dal declino delle istituzioni. Il tramonto della modernità, intesa come società delle istituzioni, apre le porte al nuovo pensiero postmoderno. Il nucleo nevralgico di questa, discendente e decadente, parabola della civiltà umana, alberga nel controllo sociale.L’uomo moderno non è più libero nè di sognare, né di volere. Le sue scelte sono condizionate, nel bene e nel male, dalle nuove tecnologie. I sogni, le emozioni e i desideri traggono origine da un’unica ed edulcorante fonte di saggezza: i mass media. Col tempo, però, i sogni tendono a divenire sterili, seriali e meccanicamente prestabiliti, quindi a smarrire ogni traccia d’originalità. Questo ritmo triadico caratterizzato da controllo sociale, postmodernità e mass media, si ripercuote sull’umanità, la quale, ingannata da un mondo vuoto ed ipnotico, sprofonda nel baratro dell’omologazione.

Spinti dal desiderio di comprendere al meglio queste nuove dinamiche socio culturali, abbiamo deciso d’intervistare il Prof . Massimo Ragnedda, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicazione sociale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari.

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Si può criticare Israele senza essere accusati di antisemitismo?

Massimo Ragnedda (Tiscali) Leggendo i commenti al mio precedente articolo dove ricordavo la vita di Nayef Qarmout di appena 15 anni, ucciso, assieme ad altre 25 persone, dagli aerei da guerra israeliani mentre giocava, mi sono sentito accusare di essere antisemita, di essere un integralista islamico o un nazista. C’è chi addirittura mi accusa di volere la distruzione di Israele e volere il califfato. Per fortuna Israele ha ben altri difensori. Francamente trovo imbarazzanti queste accuse, più per chi le muove che non per me, ma inevitabilmente spingono ad una riflessione e mi fanno capire quanto difficile sia criticare Tel Aviv, senza cadere in questa spirale di odio e violenza verbale. Allora mi e vi chiedo: è illegale criticare Israele quando sbaglia? Israele è al di sopra del diritto internazionale? E soprattutto, criticare Israele significa essere antisemiti? Read the rest of this entry »

Ci sono almeno 100 buoni motivi per non costruire la TAV: non è solo inutile ma è anche molto dannosa

Massimo Ragnedda (Tiscali) Vi sono almeno 100 buoni motivi per non costruire la TAV, ma qui per ragioni di spazio mi soffermo su tre in particolare. Il primo è il fattore salute, che nessun governo può sottovalutare visto che governa in nome e per conto dei cittadini. Secondo è il fattore economico: anche in questo caso nessun governo, in particolar modo uno tecnico e in un periodo di crisi, può sottovalutare. Terzo il fattore democratico: nessun governo può pensare di agire contro la volontà dei cittadini. Iniziamo da un aspetto prioritario per ogni democrazia: la salute della popolazione. Non sono un medico, ma alcuni aspetti, che sono sotto gli occhi di tutti, mi fanno riflettere. Il tracciato prevede una galleria di 23 km all’interno del Musinè, montagna molto amiantifera. Perforando questa montagna, dunque, si immetteranno nell’aria fibre di amianto, tanto invisibili quanto letali, che il vento disperderà nell’aria. Il “Foehn” rischia di portare queste letali particelle sin nel cuore di Torino. Ricordo che l’amianto è fuori legge dal 1977 proprio perché respirare fibre di amianto provoca un tumore dei polmoni (mesotelioma pleurico) terribilmente pericoloso. Dunque, sventrare una montagna piena di amianto, con l’immissione nell’area di questa polvere sottile ed invisibile, è non solo pericoloso, ma è un vero attentato alla salute dei cittadini. Il caso eternit sembra non averci insegnato niente. Read the rest of this entry »

Fornero: il posto fisso è un miraggio. Non per la sua famiglia

Massimo Ragnedda (TiscaliIl pulpito dal quale vengono le prediche è importante per capire se quelle prediche hanno un senso o meno. Prof. Monti dagli studi Mediaset (sarà un caso?) ci ricorda che il posto fisso è monotono e noioso, lui che in vita sua ha avuto sempre posti fissi. Facile fare i precari con la vita degli altri, verrebbe da dire. Facile parlare di precariato per chi a soli 26 anni era già professore a tempo Indeterminato a Trieste, e da lì in poi una lunga carriera di posti a tempo indeterminato ai quali aggiungeva diversi altri incarichi temporanei, ma sempre con la sicurezza di non restare mai e poi mai disoccupato. Un sogno per chi oggi si affaccia sul mondo del (non) lavoro. Read the rest of this entry »

Tassiamo le transazioni finanziarie, ovvero introduciamo la Tobin Tax

Massimo Ragnedda (Tiscali) È iniziata la campagna elettorale francese e Sarkozy, in diretta TV, ha annunciato che la Francia da Agosto 2012 inserirà la Tobin Tax. L’obiettivo, dice, è dare una scossa all’economia e un segnale agli alleati europei. Se ne parla da tempo (la propose il premio nobel per l’Economia James Tobin nel lontano 1972) ma sinora non è mai stata applicata. A dirla tutta la tassa fu pensata fin dagli anni ’30 dal famoso economista John Maynard Keynes (James Tobin in realtà aveva ipotizzato una imposta sugli scambi sul mercato valutario) e difficilmente, perlomeno nella sua versione più valida, sarà applicata. La grande finanza internazionale, con le sue lobby e i media, lo impedirà. Infatti per essere veramente efficace dovrebbe essere adottata a livello globale, perché altrimenti i capitali e le speculazioni si sposterebbero sui paesi “liberi” (un chiaro eufemismo per dire, i paesi in mano alle banche): Cina e USA, ad esempio, difficilmente si troverebbero d’accordo.

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L’Italia dei figli di papà e l’Italia degli sfigati

Massimo Ragnedda (TiscaliSe non fosse stato per la sua infelice battuta il suo curriculum sarebbe passato inosservato. Se non fosse stato per quella “sciocchezza” detta alla “Giornata sull’apprendistato” organizzata dalla Regione Lazio, i riflettori su di lui non si sarebbero mai accesi e il cosiddetto popolo dei social network, forse, non avrebbe cominciato a postare online il suo curriculum. Se non fosse per quella battuta infelice il viceministro al Lavoro e al welfare Michel Martone probabilmente sarebbe rimasto un anonimo sottosegretario figlio di papà, il più giovane del governo Monti, ma perfettamente in linea con l’establishment politico culturale italiano. È anagraficamente giovane, ma culturalmente e politicamente vecchio. E vecchi sono i modi di far carriera dei figli di papà in questo paese. Figlio d’arte, il padre, il Giudice Martone, era un frequentatore dello studio Previti ed è balzato agli onori della cronaca per quel pranzo a casa Verdini, venuto fuori durante le indagini sulla cosiddetta P3. Ma non è questo il punto. E il punto non è nemmeno che sia stato raccomandato dai vari Brunetta, Montezemolo e Sacconi. Non è neanche questo il punto. La cosa che, da precario della ricerca mi fa male, è vedere la sua fulminante carriera universitaria. È troppo facile definire sfigato chi non si è laureato entro 28 anni, per chi a 23 anni fa già il dottorato e a 26 anni vince il concorso da ricercatore e dopo neanche un anno il concorso da associato.

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