Archive for the ‘Sociologia della comunicazione’ Category
Posted by mragnedda on October 29, 2009
Come si informano i giovani? Che rapporto hanno con la rete e con la TV? Da una recente indagine curata da prof. Ilvo Diamanti, Luigi Ceccarini e Fabio Bordignon con la collaborazione di Ludovico Gardani per la parte metodologica (LaPolis, Univ. di Urbino) e Filippo Nani (Medialab, Vicenza) per quella organizzativa, si evince come i giovani leggono meno degli adulti i giornali. Questo non significa che non si informino: si informano lo stesso ma usando canali alternativi alla carta stampata. In primo luogo, come tutti si informano alla tv. Ma non solo.
Ciò che maggiormente li caratterizza è l’uso di Internet. I giovani dunque usano internet non solo per chattare o scaricare musica ma la usano anche per informarsi. Inoltre spesso i social network sono diventati dei veri e propri “luoghi” di informazione, con informazioni caricati sulla rete e che spesso riempie lacune che l’informazione televisiva non copre. I giovani sono dunque, oltre che internauti, anche info-nauti. Seguono più Internet che la Tv. Hanno più fiducia nella rete che non nella TV.
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Posted by mragnedda on October 28, 2009

Più che le informazioni o le persone che diffondo le informazioni ad essere affidabile pare proprio il mezzo. Ma non da tutti allo stesso modo. È interessante notare come tra gli elettori dell’IDV nessuno crede che la TV sia il mezzo che fornisce l’informazione più libera e indipendente a differenza del 34,7% degli elettori del PDL. Internet viene ritenuta dal 69,8% degli elettori della sinistra alternativa e dal 56.3% degli elettori dell’IDV (il fenomeno Grillo in questo gioca un ruolo di primissimo piano) la fonte più credibile e indipendente di informazioni, mentre mette al primo posto la rete “solo” il 29,5% degli elettori del PDL e il 26.7% degli elettori della Lega Nord.
Altro tema interessante è la correlazione tra gli elettori del PDL e il numero di ore passate davanti alla TV e il sostegno al governo Berlusconi.
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Posted by mragnedda on December 13, 2008
“Anche i media indipendenti (alternativi) possono svolgere un ruolo importante. Sebbene dotati (per definizione) di scarse risorse, acquistano importanza allo stesso modo delle organizzazioni popolari: unendo le persone con risorse limitate che, interagendo tra loro, possono moltiplicare la loro efficacia e la loro comprensione – il che costituisce esattamente quella minaccia democratica tanto temuta dalle élite dominanti.” Chomsky.
Per presentare il nuovo fomat televisivo Pandora TV non potevo non usare che le parole di Chomsky.
Lunedì 15 la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Sassari, aprirà le porte alla presentazione di questo nuova e indipendente televisione, convinta com’è che l’Università debba essere il luogo di discussione critica, debba aprirsi alle iniziative che promuovono la democrazia. L’Università non può essere solo il luogo dove si impartiscono lezioni, concetti, dove si studia: l’Università deve anche essere il polmone critico della società, deve preparare le future generazioni a pensare criticamente e autonomamente. L’Università deve essere il luogo di discussione e di formazione dello spirito critico.
Ecco perché lunedì 15 dicembre ore 17 presenteremo questa nuova tv indipendente.
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Posted by mragnedda on October 22, 2008
Qui di seguito l’abstract del paper presentato all’interno del Convegno nazionale “Oltre l’individualismo? Rileggere il legame sociale tra nuove culture e nuovi media” promosso dalla sezione PIC dell’AIS (Associazione Italiana Sociologia) all’Università di Milano-Bicocca.
Il contributo parte dall’assunto che Internet sia visto non soltanto come il luogo e l’ambiente privilegiato di nuovi movimenti sociali, ma anche come la culla di nuove speranze e di vecchi sogni libertari. Qualcuno vi ha alimentato il sogno anarchico, di un nuovo movimento di rivendicazione di diritti, vedendo nella rete un luogo indipendente, lontano da centri di potere (Barlow 1996). Internet è anche visto come il luogo della riscossa democratica, della cyberdemocrazia (Lévy 2002), di una nuova base per la decisione e il coinvolgimento dei cittadini in un’epoca post-ideologica, in cui le differenze partitiche sono quasi nulle o inesistenti (De Kerckhove 2006). Ad alimentare questa idea vi sono le sue caratteristiche rizomatiche, il suo rifiutare ogni relazione di tipo gerarchico, lo strutturarsi in maniera orizzontale e non verticale. Al di là di queste tecnoentusiastiche analisi, emerge anche qualche voce critica. Autori quali Lessing (2006, 2008), Rodotà (2006), Lovink (2008) mettono in luce, in diverso modo, quanto il mito di un nuovo ambiente completamente libero da condizionamenti esterni, da un centro e da una struttura verticale, sia duro a morire, nonostante gli episodi che hanno accompagnato la rete nell’ultimo lustro: il caso cinese in primo luogo, ma anche la dataveillance, i computer-matching, e-profile sempre più accurati. Read the rest of this entry »
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Posted by mragnedda on July 8, 2008
Un famoso assunto della teoria dell’agenda setting sostiene che i media ci dicano su cosa pensare piuttosto di cosa pensare, ovvero escludono dal nostro orizzonte percettivo alcuni problemi invitandoci a riflettere su altri. Ho già avuto modo di parlare della non notizia del caldo d’estate, che impazza e rimbalza in tutte le televisioni. Il fatto che le televisioni private (del nano) e quelle pubbliche (sempre del nano) ci invitano a riflettere sull’insignificante, significa escludere dalla nostra conoscenza altri problemi.
Durante i vari tentativi di spallata al governo Prodi, fatti di tentativi di corruzione, mogli di senatori assunte dal nano e amiche veline (per usare un eufemismo) assunte nelle televisioni pubbliche che noi paghiamo con il canone, bene in tutto questo periodo due cose tenevano banco: gli immigrati clandestini che ammazzavano a manca e a destra, che spadroneggiavano in un paese senza legge e ordine, che entravano illegalmente in massa nel nostro paese e rimanevano impuniti nonostante i vari reati di cui si macchiavano, e la vicenda rifiuti. Cumuli di spazzatura sulle strade campane (roccaforte del centrosinistra) e un’amministrazione incompetente e incapace di raccogliere la monnezza dalla strada. Tutte le televisioni ne parlavano. Entrambi questi problemi erano l’indice e la prova evidente dell’incompetenza di governo del centrosinistra. L’opinione pubblica (alla faccia di chi ritiene che i mass media, ed in particolare la televisione, non sortiscano effetti sui tele-cittadini) era impressionata (come i vari sondaggi dell’obiettivo Mannheimer dimostravano): governo incapace e da mandare a casa. Governo, poi, severamente punito alle elezioni. Read the rest of this entry »
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Posted by mragnedda on May 12, 2008
A new book of Robert McChesney More than any other work, The Political Economy of Media demonstrates the incompatibility of the corporate media system with a viable democratic public sphere, and the corrupt policymaking process that brings the system into existence. Among the most acclaimed communication scholars in the world, Robert W. McChesney has brought together all the major themes of his two decades of research. Rich in detail, evidence, and thoughtful arguments, The Political Economy of Media provides a comprehensive critique of the degradation of journalism, the hyper-commercialization of culture, the Internet, and the emergence of the contemporary media reform movement. The Political Economy of Media is mandatory reading for anyone wishing to understand and change media, and the political economy, in the world today.
Introdution. This book presents research and critical analysis in the tradition known as the political economy of media, also known as the political economy of communication. (Though for the most part I will use the term “political economy of media” in this book, I regard both terms as synonymous and have used them widely in my work over the years.) In Communication Revolution: Critical Junctures and the Future of Media, the 2007 book that is the companion volume to this one, I laid out my assessment of the field of political economy of media, its history, its domain, its relationship to other branches of communication research, its relationship with popular politics, and the pressing research issues before it. In this book I provide examples of my own research in this tradition, in twenty-three essays written in the quarter-century from 1984 to 2008. Read the rest of this entry »
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Posted by mragnedda on March 20, 2008
Chi va a piedi usa la testa. E già perché andare a piedi significa usare la testa. Pensiamoci un attimo: andare a piedi ci permette di mantenerci in forma, di non inquinare, di incontrare persone, di scoprire angoli nascosti della città, di evitare lo stress da traffico e da parcheggio. Dai dite la verità: quante volte ci siamo stancati di più a cercare un dannato parcheggio che a fare cento metri a piedi? Andare a piedi riduce lo stress, rasserena gli animi. Andare a piedi è dunque un modo per regalare un sorriso alla città. La città è anche la nostra e a noi spetta viverla. Non deleghiamo sempre tutto agli altri. Iniziamo dal basso, dalle piccole cose. Andare a piedi migliora la vita. Nostra e anche degli altri.E poi non dimentichiamoci che andare a piedi ci permette di risparmiare, non solo in termini di tempo, ma anche e soprattutto in termini economici. E già la tasca. Spesso non riusciamo ad arrivare a fine mese, però alla macchina non riusciamo proprio a rinunciare. Eppure la benzina, o diesel fate voi, incide in maniera sempre più consistente sulle nostre tasche. E allora, quando possiamo andiamo a piedi, lasciamo respirare la città, lasciamo respirare i nostri polmoni. E le nostre tasche. E poi veramente camminare fa bene. L’ha ricordato anche il sindaco Ganau il giorno della presentazione della campagna sociale promossa dalla facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari, in collaborazione con il comune. In quel caso ha parlato anche da medico e non solo da primo cittadino, ricordando come una parte delle malattie principali che affliggono la nostra società è dovuta alla sedentarietà della popolazione. E allora camminate gente, camminate. Read the rest of this entry »
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