Dal Grande Fratello di Orwell alla Società Postpanottica. Intervista a Massimo Ragnedda

Intervista di Antonio Migliorino su Controcampus. L’epoca attuale è segnata dal declino delle istituzioni. Il tramonto della modernità, intesa come società delle istituzioni, apre le porte al nuovo pensiero postmoderno. Il nucleo nevralgico di questa, discendente e decadente, parabola della civiltà umana, alberga nel controllo sociale.L’uomo moderno non è più libero nè di sognare, né di volere. Le sue scelte sono condizionate, nel bene e nel male, dalle nuove tecnologie. I sogni, le emozioni e i desideri traggono origine da un’unica ed edulcorante fonte di saggezza: i mass media. Col tempo, però, i sogni tendono a divenire sterili, seriali e meccanicamente prestabiliti, quindi a smarrire ogni traccia d’originalità. Questo ritmo triadico caratterizzato da controllo sociale, postmodernità e mass media, si ripercuote sull’umanità, la quale, ingannata da un mondo vuoto ed ipnotico, sprofonda nel baratro dell’omologazione.

Spinti dal desiderio di comprendere al meglio queste nuove dinamiche socio culturali, abbiamo deciso d’intervistare il Prof . Massimo Ragnedda, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicazione sociale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Sassari.

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Il dialogo perduto e la cultura dell’insulto: è l’iper-partigianeria il più grande problema della politica italiana

Massimo Ragnedda (TiscaliSono rimasto colpito dall’alto numero di commenti ad una mia precedente riflessione sui fatti del 15 ottobre a Roma. Un così alto numero di commenti fa comunque piacere: in fondo se un’opinione non lascia aperto un confronto e non provoca una discussione, significa che ha toccato fatti irrilevanti o si è espressa su argomenti omnibus (come il clima) sui quali non vi è possibilità di dissentire e disquisire. Ricordo che opinione [dal sost. lat. opinio -onis, o dal verbo lat. opinari, opinare] significa esprimere un personale punto di vista su determinati fatti, in assenza di precisi elementi di certezza assoluta. Ovvero un’opinione non stabilisce una sicura verità, ma più semplicemente una versione personale che, in assoluta buona fede, si ritiene vera. È dunque evidente che più il tema è caldo e controverso e più una personale opinione fa discutere, ovvero è opinabile: ed è questo l’obiettivo di un’area dedicata alle opinioni dove è possibile discutere e lasciare commenti. Ed è proprio partendo dall’alto numero di commenti e insulti (dato di fatto) che voglio esprimere una mia opinione (ovvero una lettura, personale e opinabile, dei fatti). Da sociologo non posso non notare quel pesante clima di iper-partigianeria, di insulti e di scontri accesi che aleggia nel paese, di incapacità di dialogo su temi importanti e controversi senza scadere nell’ingiuria e nell’accusa. È un clima che si respira ovunque: dal mercato ai blog, dalla strada alla tv, dai bar ai comizi politici. Mi e vi chiedo: che mostro culturale abbiamo creato se, in seguito ad una opinione (giusta o sbagliata che sia, ma espressa nei limiti del consentito e senza offendere nessuno), si crea un tale clima di insulti? Che clima culturale si è creato nel paese se si crede che l’insulto sia una modalità di espressione dell’opinione? È malata una società dove dinanzi ad un’opinione, per quanto provocatoria, ci si sente autorizzati ad insultare? Può l’insulto essere considerato un’opinione? Quali responsabilità hanno i media in tutto questo?  Read the rest of this entry »

La gerontocrazia al potere: il triste primato di un Paese condannato al declino

Massimo Ragnedda (Tiscali)

Il nostro premier ha compiuto 75 anni. È di gran lunga il leader più vecchio d’Europa (almeno sui numeri saremo tutti d’accordo). Il paese è guidato da un ultra settantenne, ha un presidente della repubblica ultra ottantenne e ha un’intera classe politica (maggioranza e opposizione) vecchia: politicamente e anagraficamente. In uno dei momenti più difficili della sua storia, dinanzi ad una crisi senza precedenti e proprio mentre il Paese avrebbe bisogno di forze fresche, di giovani rampanti pronti a mettersi in gioco e a dare il loro contributo, l’Italia è governata da vecchi pensionati. Con tutto il rispetto per i pensionati. E per i vecchi. Ma non è un problema solo della classe politica, ma più in generale di tutta la classe dirigente. Manager d’aziende, intellettuali, politici e dirigenti: l’Italia è una Repubblica fondata sulla gerontocrazia, dove tutti i posti di potere sono occupati da anziani. Tutti.

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Piccoli “homo videns” crescono. La pubblicità e i minori

Massimo Ragnedda (Tiscali)

La pubblicità influenza davvero i bambini? E come? È un tema molto dibattuto in ambito sociologico e le opinioni non sempre sono unanimi. Anzi, il dibattito è molto acceso. Non si tratta solo delle classiche dispute tra apocalittici e integrati di echiana memoria, ma di metodologia d’analisi, punti di vista, formazione culturale e “scuole di appartenenza”. Non voglio ripercorrere questa disputa, ma offrire alcuni spunti di riflessione partendo da alcuni dati ottenuti in ricerche condotte sul campo. Penso, sulla base delle ricerche sin qui condotte, che la pubblicità e il suo fantastico, ma «reale», mondo, gioca un ruolo cruciale come processo di socializzazione per i bambini. È un modo, spesso uno dei più importanti, che i bambini hanno per entrare in contatto con la realtà, per conoscere valori e modelli comportamentali, per apprezzare e desiderare alcune cose. Al di là del prodotto reclamizzato i bambini (ma il fenomeno è estendibile ovviamente, anche se in misura diversa, anche agli adulti) desiderano ciò che sta dietro quel mondo che fa da sfondo al prodotto. Desiderano un’idea di mondo, desiderano essere come i loro idoli: persone di successo, belli (di una bellezza stereotipata) e vincenti. E tutto questo credono di ottenerlo consumando per poi arrivare a sentirsi frustrati e ansiosi perché ciò non accade nella “realtà” ma solo nell’iperrealtà che, come diceva Baudrillard, pur non essendo reale è più reale del reale. Read the rest of this entry »

Discussione sulla crescente intolleranza in Italia

Il mondo dell’immigrazione raccontato dal cinema. Dopo la proiezione del cortometraggio Permesso?, sono intervenuti: Antonio Maciocco il regista, Salvatore Marino, Assessore al Lavoro, alle Politiche Occupazionali e dellImmigrazione della Provincia di Sassari e Ossou Baidy Kane, il co-protagonista.

Ha coordinato l’incontro Massimo Ragnedda, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari.

Il cortometraggio di Antonio Maciocco ha vinto Premio NEI (Network Euromediterraneo nterculturale) nel concorso Il Cinema racconta il lavoro edizione 2009, organizzato dalla Società Umanitaria-Cineteca Sarda di Cagliari e dallAgenzia Regionale per il Lavoro. Il cortometraggio, che si avvale della prestigiosa interpretazione dellattore Piero Nuti, è stato girato nel novembre scorso, tra Alghero e Sassari, da una troupe di quindici persone, interamente composta da ragazzi sardi. Il film, coprodotto dal Cineclub Sassari Fedic, è stato realizzato grazie al contributo dellAssessorato al Lavoro, alle Politiche Occupazionali e dellImmigrazione della Provincia di Sassari e allintervento di diverse realtà locali.

L’Isola dei cassintegrati. Tra reality e realtà. E lotta operaia

Ci sono irrealtà che diventano reali grazie ai reality show e realtà che per poter apparire per quello che sono, ovvero reali, devono assumere le sembianze di un reality. Delle prime è piena la nostra tv, simulacro della realtà. Programmi al limite del macabro, lontane dalle realtà e popolate da personaggi più o meno squallidi, ballerini, nulla facenti e senza nulla saper fare. Alcuni hanno un pedigree artistico, magari hanno fatto radio e tv o sono starlette ormai appassite o ex calciatori che da tempo immemore hanno appeso le scarpe al chiodo. Hanno la nostalgia del flash che li abbaglia, dei riflettori accesi su di loro, delle chiacchiere sul loro conto. Peggio ancora: vi sono dei dementi che si chiudono in una casa e la gente li guarda sognando di poter stare lì dentro, in un’estasi di stupidità. Segno dei tempi. Tempi morti. Tempi appassiti. Relitti di realtà. Dio è morto in un reality show, avrebbe detto oggi Guccini. Vi sono poi delle realtà che nell’Italia berlusconiana, lobomotizzata e appassita dinnanzi alla tv, ai comici e ballerine, principi e donne seminude, stentano a trovare visibilità. Sono i tanti disoccupati, nell’ultimo anno ci dice l’Istat sono aumentati di 380.000, sono i cassintegrati, chi è a rischio perdita di lavoro, chi non ha futuro, chi mai c’è l’ha avuto. Chi mai ce l’avrà. Di questa Italia non si parla, l’informazione di regime non parla, non sente, non vede. Ma questa Italia esiste. Ahimè. Povertà in aumento, disoccupazione, salari sempre più bassi. Ma guai a parlarne. Ma guai a mostrare questo lato oscuro della realtà. Ma è la realtà. Meglio allora far vedere due donne seminude che aiutano un conduttore tv a far vincere (ma la vita non è quiz, o forse aveva ragione Arbore…) qualche fortunato una montagna di soldi. Ma non tutti possono vincere. Anzi quasi nessuno può vincere. Milioni di persone restano senza lavoro e quello che hanno lo stanno perdendo. Ma si parla di tette e culi, di comici e ballerine. E in tv il premier attacca i giudici e parla di riforme.

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The Political Use of Fear and News Reporting in Italy: The Case of Berlusconi’s Media Control

Massimo Ragnedda, Glenn W. Muschert, The Political Use of Fear and News Reporting in Italy:The Case of Berlusconi’s Media Control, in Columbus, Frank (ed.). Journalism in the 21st Century: A Time of Turbulent Change. Hauppage, NY: Nova Science Publishers (forthcoming)

Abstract: This chapter explores the relationship between fear of crime and political dynamics in Italy. Of particular relevance is the fact that Italian Prime Minister Silvio Berlusconi is the richest person in Italy, controlling a large share of the mass media industry. Berlusconi uses his media influence to cultivate the public’s fear of crime, for his own political gain. The chapter explores the social science literature concerning public issues, media coverage, and public fear. The Italian media landscape is described, including Berlusconi’s direct or indirect control of various media. The main thrust of the chapter explores the aspects of Berlusconi’s manipulation of crime coverage in media, which manipulates the public’s fear of crime, which in turn may be associated with voting behaviours. Concluding reflections explore the complexities of the model of media manipulation presented and the importance of the Italian case in a global climate of continuing capital accumulation in media industries.

Media and Control of Violence: Communication in School Shootings

Glenn W. Muschert, Massimo Ragnedda, Control of Violence, Heinz-Gerhard Haupt, Wilhelm Heitmeyer, Andrea Kirschner, and Stefan Malthaner (eds.) New York: Springer Publishing, (forthcoming).

Abstract: This chapter examines school shootings to explore the role that communication processes play in the dynamics related to the control of violence. We argue that much of what we observe in regard to school shootings is a mass-media phenomenon. Many such acts of violence carry expressive, communicative connotations, and thus school shootings should be understood as discursive processes. We present a model for this understanding, specifying the participants (i.e., shooters, mass media, and the public) and the directionality of communication that dominate the discourse. In particular we explore the performative script behind many school shootings and the mass media’s role in the emergence of rampages as a social problem, with an examination of how this fits into the natural-history approach to social problems. The discussion concludes with an assessment of whether the shooters’ performative script is acknowledged in policy responses to school violence.

Sorveglianza, reti e vita quotidiana

IGSSIl primo libro dell’Italian Group on Surveillance Studies (IGSS), di cui faccio parte, sta per essere consegnato all’editore. Il lavoro è quasi concluso: mancano gli ultimi ritocchi, il lavoro di editing e i riferimenti incrociati tra i vari capitoli. È stato un lavoro molto interessante e stimolante che ha visto impegnati, per quasi un anno, cinque giovani ricercatori (precari) italiani in un lavoro di confronto, revisione reciproca, scambio di email con consigli e appunti, rimandi e commenti. Un lavoro che, come si dice in questi casi, non è il punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro di ricerca comune, aperto ad altri studiosi italiani, e che ci vedrà impegnati, pur tra mille difficoltà, in un insieme di discussioni, workshop e seminari, in Italia e all’estero.

Qui di seguito pubblico la parte introduttiva del mio capitolo, “Sorveglianza, reti e vita quotidiana”, aperta a commenti e critiche, nel migliore spirito del web 2.0.

L’ipotesi di fondo che percorre questo capitolo è che la sorveglianza online non solo integra la sorveglianza offline, ma questi due fenomeni tendono oggi a procedere di pari passo ed essere, in qualche misura, inscindibili. Un po’ per via del mutare del contesto sociale nel quale viviamo, un po’ per il mutare antropologico dell’essere umano occidentale (De Kerckhove 1996) sempre più impegnato a muoversi, lavorare, contestare, conoscere (in una parola a vivere) nella rete, online e offline sono sempre più fusi e confusi: due facce della stessa medaglia. E la sorveglianza si muove perfettamente tra le righe e gli interstizi di questi due “mondi” solo apparentemente distanti e distinti e sempre più interconnessi e dipendenti. Read the rest of this entry »

Come Cossiga insegna

Berlusconi parla di farla finita con le occupazione. Dà istruzione dettagliate (ordini, stile fascista) al ministro dell’interno su come intervenire. Cossiga glielo ricorda: fai infiltrare qualcuno e poi picchiali. Il resto lo fanno le sue televisioni che parlano di rissa: ma che ci faceva un camion pieno di spranghe, all’interno di una manifestazione? Perchè si è concesso a quel camion di essere lì, sotto gli occhi della polizia? La situazione è molto più grave di quello che si creda. Ma le televisione del padrone continueranno a dire che si trattava di facinorosi di sinistra, di movimento violento. Io sono appena rientrato da una manifestazione di studenti e docenti, qua a Sassari: l’unica cosa che ci animava era la protesta contro i tagli che uccideranno le Università e le scuole pubbliche. E’ stata una manifestazione assolutamente pacifica. Per bloccare questa onda anomala, l’unico rimedio, pensa bene il premier, è mandare la polizia e infiltrare squadristi: e così sta facendo. Dai filmati si vede chiaramente come, i fascisti di Piazza Navona, avessero una tecnica paramilitare ed in questo video si vede come uno di loro, sia in atteggiamenti molto intimi con la polizia.

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