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	<title>Comments for Massimo Ragnedda</title>
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	<description>Riflessioni a blog aperto</description>
	<lastBuildDate>Thu, 12 Feb 2009 15:00:40 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Comment on Dialoghi sulla libertà. Parte I by alessandro</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2008/05/25/dialoghi-sulla-liberta-parte-i/#comment-95</link>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 15:00:40 +0000</pubDate>
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		<description>sono daccordo con lei, la strada delle parita ed uguaglianza, sembra che l abbiate conquistata, ma aime non e&#039; cosi,mia madre ha avuto la fortuna di avere 8 figli, 4 i piu forti sono vivi, 4 i piu deboli, anno preso la autostrada del cielo,ma mia madre si ricorda sempre il primo giorno che e&#039; andata a votare, e quante donne con la resistenza afianco agli uomini ormai esausti , si sono battute esono morte x avere questo diritto , se chiedi a 100 donne la data esatta non la sanno, ma se gli chiedi di beatifull sanno tutto.il doping mediatico e l arma che lo psiconano conosce benissimo,ribelliamoci al doping mediatico</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono daccordo con lei, la strada delle parita ed uguaglianza, sembra che l abbiate conquistata, ma aime non e&#8217; cosi,mia madre ha avuto la fortuna di avere 8 figli, 4 i piu forti sono vivi, 4 i piu deboli, anno preso la autostrada del cielo,ma mia madre si ricorda sempre il primo giorno che e&#8217; andata a votare, e quante donne con la resistenza afianco agli uomini ormai esausti , si sono battute esono morte x avere questo diritto , se chiedi a 100 donne la data esatta non la sanno, ma se gli chiedi di beatifull sanno tutto.il doping mediatico e l arma che lo psiconano conosce benissimo,ribelliamoci al doping mediatico</p>
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		<title>Comment on Soru-Cappellacci: un confronto by alessandro</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2009/02/10/soru-cappellacci-un-confronto/#comment-94</link>
		<dc:creator>alessandro</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 14:37:28 +0000</pubDate>
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		<description>sono pienamente daccordo sulle verita&#039; scritte,i fatti sono cio&#039; che conta le chiacchiere che l&#039; indomani smentisce,lasciamole fare a quel pupazzo gonfiato  con i soldi di dubbia provenienza. il dramma che viviamo tutti i giorni purtroppo e il doping mediatico,la tv e&#039; la piu potente droga del mondo, goccia a goccia come il valium,se chiedi a cento donne oggi,quando anno votato in italia x la prima volta,spesso non lo sanno e quante migliaia di morti, per ottenere questo risultato,centinaia di donne deportate in germania o fucilate dal regime fascista, lo hanno fatto, x poter ricostruire l italia che doveva ancora nascere,in pace, ma se gli chiedi cosa a fatto maria ad amici o grande fratello o beatifull, si illuminano gli occhi, e se lo chiedi agli uomini, idem con patate,se gli parli di calcio di caccia di pesca o di funghi, sanno tutto.nessuno e&#039; perfetto, anche soru e&#039; un uomo, e puo sbagliare, ma sulla bilancia il peso delle cose fatte bene, sta dalla parte del popolo. ho una grande fiducia nei diversi e nelle donne, oggi il microcredito nato in india, e&#039; affidato solo alle donne, gli uomini non lo restituiscono e se li bevono.il doping mediatico lo psiconano lo conosce benissimo,oggi scrivo una mail e do&#039; un contributo, obama propone una legge su internet al popolo , e se l approvano, la propone al governo, democrazia dal basso. oggi ho pranzato con un barbone che ho adottato 2 anni fa&#039;,ma il piu&#039; bel regalo che apprezza non sono cibo soldi o scarpe,farlo parlare e lui e&#039; gia&#039; felice, abbiamo riso a crepapelle,io ho mangiato con tutti i denti , lui con tutte le gengive, un aperitivo al sabato con gli amici, x lui  e&#039; un mese di sopravvivenza. soru e&#039; il nostro obama il resto sono dettagli.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono pienamente daccordo sulle verita&#8217; scritte,i fatti sono cio&#8217; che conta le chiacchiere che l&#8217; indomani smentisce,lasciamole fare a quel pupazzo gonfiato  con i soldi di dubbia provenienza. il dramma che viviamo tutti i giorni purtroppo e il doping mediatico,la tv e&#8217; la piu potente droga del mondo, goccia a goccia come il valium,se chiedi a cento donne oggi,quando anno votato in italia x la prima volta,spesso non lo sanno e quante migliaia di morti, per ottenere questo risultato,centinaia di donne deportate in germania o fucilate dal regime fascista, lo hanno fatto, x poter ricostruire l italia che doveva ancora nascere,in pace, ma se gli chiedi cosa a fatto maria ad amici o grande fratello o beatifull, si illuminano gli occhi, e se lo chiedi agli uomini, idem con patate,se gli parli di calcio di caccia di pesca o di funghi, sanno tutto.nessuno e&#8217; perfetto, anche soru e&#8217; un uomo, e puo sbagliare, ma sulla bilancia il peso delle cose fatte bene, sta dalla parte del popolo. ho una grande fiducia nei diversi e nelle donne, oggi il microcredito nato in india, e&#8217; affidato solo alle donne, gli uomini non lo restituiscono e se li bevono.il doping mediatico lo psiconano lo conosce benissimo,oggi scrivo una mail e do&#8217; un contributo, obama propone una legge su internet al popolo , e se l approvano, la propone al governo, democrazia dal basso. oggi ho pranzato con un barbone che ho adottato 2 anni fa&#8217;,ma il piu&#8217; bel regalo che apprezza non sono cibo soldi o scarpe,farlo parlare e lui e&#8217; gia&#8217; felice, abbiamo riso a crepapelle,io ho mangiato con tutti i denti , lui con tutte le gengive, un aperitivo al sabato con gli amici, x lui  e&#8217; un mese di sopravvivenza. soru e&#8217; il nostro obama il resto sono dettagli.</p>
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		<title>Comment on Claudio Pagliara e l&#8217;informazione Rai sulla guerra a Gaza by mragnedda</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2009/01/06/claudio-pagliara-e-linformazione-rai-sulla-guerra-a-gaza/#comment-92</link>
		<dc:creator>mragnedda</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 14:17:58 +0000</pubDate>
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		<description>Conosco molto bene la BBC e trovo la sua posizione molto più equilibrata rispetto alla faziosità, non tanto della RAI in sè (penso ad esempio all&#039;ottimo Marc Innaro) ma a Claudio Pagliara.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco molto bene la BBC e trovo la sua posizione molto più equilibrata rispetto alla faziosità, non tanto della RAI in sè (penso ad esempio all&#8217;ottimo Marc Innaro) ma a Claudio Pagliara.</p>
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	<item>
		<title>Comment on Claudio Pagliara e l&#8217;informazione Rai sulla guerra a Gaza by Hamlet</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2009/01/06/claudio-pagliara-e-linformazione-rai-sulla-guerra-a-gaza/#comment-91</link>
		<dc:creator>Hamlet</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2009 16:07:44 +0000</pubDate>
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		<description>la rai è la rai ma ti è capitato di vedere BBC World News durante il conflitto? Aveva una posizione molto equilibrata</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>la rai è la rai ma ti è capitato di vedere BBC World News durante il conflitto? Aveva una posizione molto equilibrata</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Italian Group on Surveillance Studies by emiliano deiana</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2008/10/02/italian-group-on-surveillance-studies/#comment-82</link>
		<dc:creator>emiliano deiana</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 16:39:05 +0000</pubDate>
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		<description>complimenti, massimo</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>complimenti, massimo</p>
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	<item>
		<title>Comment on Per risolvere un problema, basta fallo sparire dalle TV. by Mario di Genova</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2008/07/08/per-risolvere-un-problema-basta-fallo-sparire-dalle-tv/#comment-77</link>
		<dc:creator>Mario di Genova</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2008 08:43:30 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Massimo
ti segnalo uno dei miei blog su cui spesso pubblico dei post sulla stessa lunghezza d&#039;onda di quelli che ho letto qui.
http://sqrtnews.blogspot.com/
Naturalmente puoi prendere a piene mani idee, link, segnalazioni, tutto quello che ritieni utile diffondere.
Un caro saluto</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Massimo<br />
ti segnalo uno dei miei blog su cui spesso pubblico dei post sulla stessa lunghezza d&#8217;onda di quelli che ho letto qui.<br />
<a href="http://sqrtnews.blogspot.com/" rel="nofollow">http://sqrtnews.blogspot.com/</a><br />
Naturalmente puoi prendere a piene mani idee, link, segnalazioni, tutto quello che ritieni utile diffondere.<br />
Un caro saluto</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Comment on Dialoghi sulla libertà. Parte I by ggp</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2008/05/25/dialoghi-sulla-liberta-parte-i/#comment-76</link>
		<dc:creator>ggp</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 21:34:54 +0000</pubDate>
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		<description>LEGGENDO UN ARTICOLO MI E&#039; VENUTO IN MENTE QUESTO POST E QUINDI LO INCOLLO DA UN SITO. PARERI&gt;?




Università e corruzione

[il Riformista, 30/01/2007]

di Alberto Abruzzese

Corre aria di inchieste e reprimende sulle forme di corruzione dei dispositivi universitari. Ho ad esempio in mente quelle di recente realizzate da “l’Espresso” sul nepotismo di alcuni settori accademici in cui vincere un concorso risulta particolarmente redditizio. Ma è una vecchissima storia e forme di quel genere abbondavano assai più nel passato che nel presente. Per questo, entrando all’università li chiamavamo baroni. Credo che non possa essere sospettato di benevolenza nei confronti dell’istituzione in cui svolgo la mia professione di ricercatore e docente. Lo ho detto altre volte: tra i corrotti del mio sistema di appartenenza mi metto anche io e non ho difficoltà a dichiarare che, se volessi evitare di esserlo, me ne dovrei andare via (e non da una università piuttosto che da un’altra, ma da tutte). Sentimento che – sono sicuro – provano moltissimi miei colleghi, i quali, come me, restano inchiodati a un sistema di cui non condividono le regole e che anzi di queste regole sono costretti ad essere vittime e carnefici al tempo stesso.

Tuttavia è raro che riesca ad apprezzare questo tipo di operazioni accusatorie e a non ricavarne, invece, una impressione sgradevole e la conferma della superficialità con cui i media esercitano il loro potere di informazione senza disporre o volere disporre dei contenuti adeguati a farlo. Senza prendersi a carico, quindi, un ruolo critico che nessuno altrove sembra avere interesse o forse è in grado di adottare, indagando davvero nella sostanza sulle ragioni per cui l’università funziona male: né i politici, né il governo, né i ministeri deputati, né le organizzazioni accademiche. Sento già di nuovo lo sdegno della mia corporazione per quanto sto dichiarando: non è così – dicono molti miei colleghi – che si fanno gli interessi del mondo universitario, già così a lungo e intensamente messo alla prova da assenza di mezzi e da riforme incerte, male applicate quando non siano decisamente cattive, sbagliate. Magari hanno ragione: uno dei difetti maggiori del protagonismo politico e accademico è avere certezza nelle proprie routine mentali e pratiche. Dunque, provo di nuovo a spiegarmi. Non a giustificarmi, però, dal momento che potrei accettare un ripensamento se qualcuno accettasse di discutere: senza dialogo, le posizioni individuali non trovano l’alimento necessario a mutare. Dunque rischio anche di ripetermi.

La maggior parte delle critiche sui regimi universitari si fonda su conclamati valori e strumenti della democrazia. Ma proprio qui sta l’attuale perversione di tali intenti risanatori poiché questi stessi valori funzionano da legittimazione dei processi di corruzione delle linee di condotta collettive e individuali degli stessi apparati universitari. Impostando così il discorso, si può già cogliere il suo punto di arrivo. E lo anticipo. Consiste in una domanda e quindi un una scelta da compiere: una università diversa sarà possibile averla sperando di rigenerare i valori professionali di chi la abita e di chi la governa senza mutare radicalmente la macchina universitaria, quindi proprio tutti quegli organismi più o meno collegiali – decisionali ai vertici, deliberativi alla base, burocratici in ogni dove – che condizionano concorsi, ricerca scientifica, organizzazione della didattica? La mia risposta è no. O si cambiano le regole o saranno proprio le regole a portarci alla rovina. O si affoga in una malattia generalizzata oppure si inventano nuovi modi di garantire organizzazioni efficienti e produttive in grado di rimpiazzare ideologia e forme degli attuali organi collegiali (consigli di ateneo, consigli di amministrazione, consigli di facoltà e di corsi di laurea, direzioni di dipartimento e via dicendo). O ci si rassegna a continuare il massacro dei giovani che tentano di entrare all’università avendone i meriti e dei docenti che avrebbero pari ragione di vedere riconosciuta la loro carriera scientifica, salvaguardato il loro ruolo formativo, oppure si abolisce l’insanabile macchina dei concorsi.

L’impianto storico dell’università non ha retto i mutamenti della società e più ancora dei linguaggi culturali, dei loro contenuti sociali. Ora il presente è andato troppo avanti rispetto alla sua storia passata. Persino il quadro concettuale della parola riforma non riesce a sostenere questo scavalcamento epocale. Badate bene, ho escluso dal dilemma chi continua a pensare che non debba essere messa in discussione l’etica professionale dei docenti e di quanti tra loro assurgono al ruolo di autorità accademiche. So bene che, per realismo, non dovrei praticare questa esclusione. Ma, prendendola in considerazione cadrei nello stesso errore, seppure rovesciato, di quanti, mettendo in rilievo i professionisti che “peccano”, rafforzano per ciò stesso l’idea che, adottando epurazioni o correttivi, tutto tornerebbe a posto e la purezza del personale accademico potrebbe tornare immacolata. Non è vero e non può accadere perché la questione da affrontare è assai più complessa del semplice intoppo della macchina universitaria nei suoi singoli segmenti piramidali e orizzontali. La verità è che proprio i buoni intenti o comunque l’impegno di non pochi docenti sono stati il maggiore fattore di una dinamica di corruzione a crescita esponenziale.

Per volere fare ricerca, formare laureati in grado di godere della qualità necessaria ad entrare nel mercato del lavoro, fare crescere allievi e dare loro un futuro accademico, rendere competitiva la propria idea di insegnamento e di professionalità, intendere l’università non come un corpo separato ma come lo snodo di processi che investono globalmente le dinamiche di sviluppo del territorio in cui tale territorio è collocato, e dunque creare reti adeguate all’interno e all’esterno dei recinti di cattedra, facoltà e ateneo, per riuscire a realizzare tutto questo non si poteva fare altro che utilizzare la macchina a disposizione. Null’altro che ricorrere al frutto storico, sedimentato, burocratizzato, solidificato con cui apparati in massima sostanza accentrati e autoritari erano stati formalizzati giuridicamente e statutariamente in una corazza democraticista assai più che realmente democratica.

Le ultime riforme hanno portato all’esasperazione questa situazione: ogni posto di professore a contratto o di dottorando o di ricercatore o di direttore di dipartimento o di facoltà o di organismo di governo degli atenei e delle corporazioni o dei raggruppamenti disciplinari o dei consigli di amministrazione è diventato terreno di scambio tra gruppi di potere, terra fertile per l’acquisizione di nuovi poteri, possibilità di negoziare piccoli margini di ingresso da parte di poteri minori o nuovi. In questo senso mi dico corrotto anche io: ho portato a casa qualcosa, ho dovuto al tempo stesso legittimare molto di più ingrassando la borsa di altri. Mangi la minestra o salti dalla finestra. E – dal momento che l’astuzia non è delle colombe – andrebbe anche bene se almeno fosse stata rispettata una soglia di qualità (contenuti, persone, stili di vita) nell’imporre e accettare questo mercato, sfrenato e selvaggio quanto più la torta si è fatta piccola. Questa soglia, invece, si sta sempre più abbassando: vuole dire che la quota di scelte di merito, per avere una qualche possibilità di successo, deve ridurre sempre più le sue aspettative. Vuole dire che, a compiere scelte decisive in un momento così drammatico per noi e soprattutto per coloro per i quali lavoriamo, ci sono sempre di più persone dei “quartieri alti”.

In ogni diramazione della stampa, della televisione, dell’imprenditoria, della politica, questi docenti eccellenti sono sovrani (si mettano o meno in vista, a seconda delle loro inclinazioni e del loro calcolo o anche secondo le opportunità del caso): qualcuno di loro ha straordinarie doti strategiche e tattiche, e va detto che, al contrario dei loro colleghi dei “quartieri bassi”, spesso si tratta di sofisticati conoscitori della macchina universitaria, infaticabili e espertissimi suoi artifici. Splendidi costruttori di trame, anche se svuotano dall’interno i palazzi che edificano, resi sicuri da un potere che nessuno è più in grado di togliere loro (potrebbe consentirlo solo l’annunciato ricambio generazionale di un prossimo massiccio pensionamento, ma rischia di avvenire agli ultimi cancelli proprio delle generazioni in uscita). Ho fatto un sogno: un mondo nuovo in cui questi signori dell’università, grazie alla sicurezza acquisita nelle proprie trame di dominio, accettavano di inserire contenuti nello loro strategie e dare trasparenza alle loro relazioni sociali per iniziare finalmente un processo di riqualificazione delle istituzioni in cui occupano un peso così determinante. La politica a volte si è servita anche di queste svolte. Chissà che il mio sogno non possa avverarsi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>LEGGENDO UN ARTICOLO MI E&#8217; VENUTO IN MENTE QUESTO POST E QUINDI LO INCOLLO DA UN SITO. PARERI&gt;?</p>
<p>Università e corruzione</p>
<p>[il Riformista, 30/01/2007]</p>
<p>di Alberto Abruzzese</p>
<p>Corre aria di inchieste e reprimende sulle forme di corruzione dei dispositivi universitari. Ho ad esempio in mente quelle di recente realizzate da “l’Espresso” sul nepotismo di alcuni settori accademici in cui vincere un concorso risulta particolarmente redditizio. Ma è una vecchissima storia e forme di quel genere abbondavano assai più nel passato che nel presente. Per questo, entrando all’università li chiamavamo baroni. Credo che non possa essere sospettato di benevolenza nei confronti dell’istituzione in cui svolgo la mia professione di ricercatore e docente. Lo ho detto altre volte: tra i corrotti del mio sistema di appartenenza mi metto anche io e non ho difficoltà a dichiarare che, se volessi evitare di esserlo, me ne dovrei andare via (e non da una università piuttosto che da un’altra, ma da tutte). Sentimento che – sono sicuro – provano moltissimi miei colleghi, i quali, come me, restano inchiodati a un sistema di cui non condividono le regole e che anzi di queste regole sono costretti ad essere vittime e carnefici al tempo stesso.</p>
<p>Tuttavia è raro che riesca ad apprezzare questo tipo di operazioni accusatorie e a non ricavarne, invece, una impressione sgradevole e la conferma della superficialità con cui i media esercitano il loro potere di informazione senza disporre o volere disporre dei contenuti adeguati a farlo. Senza prendersi a carico, quindi, un ruolo critico che nessuno altrove sembra avere interesse o forse è in grado di adottare, indagando davvero nella sostanza sulle ragioni per cui l’università funziona male: né i politici, né il governo, né i ministeri deputati, né le organizzazioni accademiche. Sento già di nuovo lo sdegno della mia corporazione per quanto sto dichiarando: non è così – dicono molti miei colleghi – che si fanno gli interessi del mondo universitario, già così a lungo e intensamente messo alla prova da assenza di mezzi e da riforme incerte, male applicate quando non siano decisamente cattive, sbagliate. Magari hanno ragione: uno dei difetti maggiori del protagonismo politico e accademico è avere certezza nelle proprie routine mentali e pratiche. Dunque, provo di nuovo a spiegarmi. Non a giustificarmi, però, dal momento che potrei accettare un ripensamento se qualcuno accettasse di discutere: senza dialogo, le posizioni individuali non trovano l’alimento necessario a mutare. Dunque rischio anche di ripetermi.</p>
<p>La maggior parte delle critiche sui regimi universitari si fonda su conclamati valori e strumenti della democrazia. Ma proprio qui sta l’attuale perversione di tali intenti risanatori poiché questi stessi valori funzionano da legittimazione dei processi di corruzione delle linee di condotta collettive e individuali degli stessi apparati universitari. Impostando così il discorso, si può già cogliere il suo punto di arrivo. E lo anticipo. Consiste in una domanda e quindi un una scelta da compiere: una università diversa sarà possibile averla sperando di rigenerare i valori professionali di chi la abita e di chi la governa senza mutare radicalmente la macchina universitaria, quindi proprio tutti quegli organismi più o meno collegiali – decisionali ai vertici, deliberativi alla base, burocratici in ogni dove – che condizionano concorsi, ricerca scientifica, organizzazione della didattica? La mia risposta è no. O si cambiano le regole o saranno proprio le regole a portarci alla rovina. O si affoga in una malattia generalizzata oppure si inventano nuovi modi di garantire organizzazioni efficienti e produttive in grado di rimpiazzare ideologia e forme degli attuali organi collegiali (consigli di ateneo, consigli di amministrazione, consigli di facoltà e di corsi di laurea, direzioni di dipartimento e via dicendo). O ci si rassegna a continuare il massacro dei giovani che tentano di entrare all’università avendone i meriti e dei docenti che avrebbero pari ragione di vedere riconosciuta la loro carriera scientifica, salvaguardato il loro ruolo formativo, oppure si abolisce l’insanabile macchina dei concorsi.</p>
<p>L’impianto storico dell’università non ha retto i mutamenti della società e più ancora dei linguaggi culturali, dei loro contenuti sociali. Ora il presente è andato troppo avanti rispetto alla sua storia passata. Persino il quadro concettuale della parola riforma non riesce a sostenere questo scavalcamento epocale. Badate bene, ho escluso dal dilemma chi continua a pensare che non debba essere messa in discussione l’etica professionale dei docenti e di quanti tra loro assurgono al ruolo di autorità accademiche. So bene che, per realismo, non dovrei praticare questa esclusione. Ma, prendendola in considerazione cadrei nello stesso errore, seppure rovesciato, di quanti, mettendo in rilievo i professionisti che “peccano”, rafforzano per ciò stesso l’idea che, adottando epurazioni o correttivi, tutto tornerebbe a posto e la purezza del personale accademico potrebbe tornare immacolata. Non è vero e non può accadere perché la questione da affrontare è assai più complessa del semplice intoppo della macchina universitaria nei suoi singoli segmenti piramidali e orizzontali. La verità è che proprio i buoni intenti o comunque l’impegno di non pochi docenti sono stati il maggiore fattore di una dinamica di corruzione a crescita esponenziale.</p>
<p>Per volere fare ricerca, formare laureati in grado di godere della qualità necessaria ad entrare nel mercato del lavoro, fare crescere allievi e dare loro un futuro accademico, rendere competitiva la propria idea di insegnamento e di professionalità, intendere l’università non come un corpo separato ma come lo snodo di processi che investono globalmente le dinamiche di sviluppo del territorio in cui tale territorio è collocato, e dunque creare reti adeguate all’interno e all’esterno dei recinti di cattedra, facoltà e ateneo, per riuscire a realizzare tutto questo non si poteva fare altro che utilizzare la macchina a disposizione. Null’altro che ricorrere al frutto storico, sedimentato, burocratizzato, solidificato con cui apparati in massima sostanza accentrati e autoritari erano stati formalizzati giuridicamente e statutariamente in una corazza democraticista assai più che realmente democratica.</p>
<p>Le ultime riforme hanno portato all’esasperazione questa situazione: ogni posto di professore a contratto o di dottorando o di ricercatore o di direttore di dipartimento o di facoltà o di organismo di governo degli atenei e delle corporazioni o dei raggruppamenti disciplinari o dei consigli di amministrazione è diventato terreno di scambio tra gruppi di potere, terra fertile per l’acquisizione di nuovi poteri, possibilità di negoziare piccoli margini di ingresso da parte di poteri minori o nuovi. In questo senso mi dico corrotto anche io: ho portato a casa qualcosa, ho dovuto al tempo stesso legittimare molto di più ingrassando la borsa di altri. Mangi la minestra o salti dalla finestra. E – dal momento che l’astuzia non è delle colombe – andrebbe anche bene se almeno fosse stata rispettata una soglia di qualità (contenuti, persone, stili di vita) nell’imporre e accettare questo mercato, sfrenato e selvaggio quanto più la torta si è fatta piccola. Questa soglia, invece, si sta sempre più abbassando: vuole dire che la quota di scelte di merito, per avere una qualche possibilità di successo, deve ridurre sempre più le sue aspettative. Vuole dire che, a compiere scelte decisive in un momento così drammatico per noi e soprattutto per coloro per i quali lavoriamo, ci sono sempre di più persone dei “quartieri alti”.</p>
<p>In ogni diramazione della stampa, della televisione, dell’imprenditoria, della politica, questi docenti eccellenti sono sovrani (si mettano o meno in vista, a seconda delle loro inclinazioni e del loro calcolo o anche secondo le opportunità del caso): qualcuno di loro ha straordinarie doti strategiche e tattiche, e va detto che, al contrario dei loro colleghi dei “quartieri bassi”, spesso si tratta di sofisticati conoscitori della macchina universitaria, infaticabili e espertissimi suoi artifici. Splendidi costruttori di trame, anche se svuotano dall’interno i palazzi che edificano, resi sicuri da un potere che nessuno è più in grado di togliere loro (potrebbe consentirlo solo l’annunciato ricambio generazionale di un prossimo massiccio pensionamento, ma rischia di avvenire agli ultimi cancelli proprio delle generazioni in uscita). Ho fatto un sogno: un mondo nuovo in cui questi signori dell’università, grazie alla sicurezza acquisita nelle proprie trame di dominio, accettavano di inserire contenuti nello loro strategie e dare trasparenza alle loro relazioni sociali per iniziare finalmente un processo di riqualificazione delle istituzioni in cui occupano un peso così determinante. La politica a volte si è servita anche di queste svolte. Chissà che il mio sogno non possa avverarsi.</p>
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		<title>Comment on Per risolvere un problema, basta fallo sparire dalle TV. by ggp</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2008/07/08/per-risolvere-un-problema-basta-fallo-sparire-dalle-tv/#comment-75</link>
		<dc:creator>ggp</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Jul 2008 17:28:35 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://mragnedda.wordpress.com/?p=68#comment-75</guid>
		<description>Mi volevo convincere che, almeno nel periodo estivo, sarebbe stato meglio buttare a mare il cervello e tutti quei collegamenti strani che servono per renderlo funzionante. Ci è stato insegnato che in estate l&#039;agenda degli impegni della famigerata società civile si alleggerisce (leggero il lodo Alfano???) e, in coincidenza con effetti ormonali dovuti ad una sudorazione accellerata e al respiro affannato, sono ben altri i temi che si tende a sollevare nel dibattito quotidiano. Purtroppo non sono riuscito nel mio intento, ma almeno un tentativo l&#039;ho fatto. 
Ipotesi uno: divano+tv. Servono ore e ore di discussione nei freschi talk show per decretare che il tanga brasiliano è il costume preferito dalla vista dei maschietti bagnanti. Giustamente gli esperti si infervorano per evidenziarne le declinazioni.
Ipotesi due: uscire di casa, seguendo così il consiglio di non guardare la tv. Cammino ed inizio ad apprezzare il mio paese. Sarà che nelle altre stagioni non ci sono mai ma mi sento diverso. Chi va a piedi usa la testa ma non è il mio obiettivo, perciò mi fermo in una piazzetta poco distante da casa.
C&#039;è uno spettacolo di cabaret di un comico di grido a livello nazionale più un motoraduno. E&#039; divertentissimo e diversissimo, rispetto alla routine estiva di un paese dell&#039;interno della Sardegna. Sicuramente mi serve per raggiungere l&#039;obiettivo &quot;butta il cervello a mare&quot;. Il comico è in forma e spiattella battute a destra e a manca. Molta gente ride, altra non ride e questo per me è un problema: è segno che sto ancora pensando per raggiungere la risata. Oppure: avrebbero riso se l&#039;avessero visto in tv? Adesso è carne e ossa ed è troppo raggiungibile.
In questo micro attimo di micro pensiero mi guardo intorno. E&#039; l&#039;unica festa che si tiene da anni nel quartiere e ricordo che quando ero piccolo era frequentatissima. La gente si ritrovava li a chiaccherare e a passeggiare. Da un pò di tempo tanti miei compaesani si rifiutano di raggiungere quella piazza perchè nei pressi è impossibile trovare un bar &quot;convenzionale&quot;. C&#039;è solo la &quot;tradizionale barracca&quot;, poco fashion sicuramente, dove campeggia il cartello QUA ACQUA NON NE VENDIAMO!
Il cartello non si legge bene, effettivamente un paio di lampioni sono spenti. La gente è poca, ed è pure in piedi. Non ci sono panchine e i marciapiedi sono consumati. Molto.
Non ci sono autorità, e le moto fanno quel che vogliono perchè (si sa) la giurisdizione dei vigili urbani arriva sino alle Poste Italiane, cioè a metà esatta del paese. Non ci sono amministratori. Loro non vogliono staccare la spina come vorrei fare io. Forse stanno pensando a sistemare le illuminazioni per il Natale in corrispondenza dei propri domicili e non del mio quartiere. In fondo c&#039;è solo una chiesa e una piazza. Nel suddetto quartiere (ce ne sono 2, non vivo a Bologna!) i cartelloni di spettacoli o comunicazioni amministrative a volte tardano ad arrivare.
Morale della favola: basta non parlare di metà paese nel quale vivi, e magari speculi, per farlo sparire?
A voi la parola se vi va, io sto cercando di non farmi un&#039;idea.

PS: Silvio era a La Maddalena per l&#039;inaugurazione di un campanile di una chiesa voluto da una ricca famiglia borghese del posto e da un architetto/ingegnere non sardo. Lui, divorziato, durante la funzione voleva fare la comunione lo stesso. E gli ha risposto il Pastore tedesco.
Io vorrei sostituissero le lampadine nei lampioni del mio quartiere. Chi le inaugurerà se mi rispondono?

PPS: Cacioppo (il comico) ha consigliato al pubblico di commettere gli stessi reati che commette il sopracitato Cavaliere. Almeno si rimane impuniti. Anzi si è in regola!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi volevo convincere che, almeno nel periodo estivo, sarebbe stato meglio buttare a mare il cervello e tutti quei collegamenti strani che servono per renderlo funzionante. Ci è stato insegnato che in estate l&#8217;agenda degli impegni della famigerata società civile si alleggerisce (leggero il lodo Alfano???) e, in coincidenza con effetti ormonali dovuti ad una sudorazione accellerata e al respiro affannato, sono ben altri i temi che si tende a sollevare nel dibattito quotidiano. Purtroppo non sono riuscito nel mio intento, ma almeno un tentativo l&#8217;ho fatto.<br />
Ipotesi uno: divano+tv. Servono ore e ore di discussione nei freschi talk show per decretare che il tanga brasiliano è il costume preferito dalla vista dei maschietti bagnanti. Giustamente gli esperti si infervorano per evidenziarne le declinazioni.<br />
Ipotesi due: uscire di casa, seguendo così il consiglio di non guardare la tv. Cammino ed inizio ad apprezzare il mio paese. Sarà che nelle altre stagioni non ci sono mai ma mi sento diverso. Chi va a piedi usa la testa ma non è il mio obiettivo, perciò mi fermo in una piazzetta poco distante da casa.<br />
C&#8217;è uno spettacolo di cabaret di un comico di grido a livello nazionale più un motoraduno. E&#8217; divertentissimo e diversissimo, rispetto alla routine estiva di un paese dell&#8217;interno della Sardegna. Sicuramente mi serve per raggiungere l&#8217;obiettivo &#8220;butta il cervello a mare&#8221;. Il comico è in forma e spiattella battute a destra e a manca. Molta gente ride, altra non ride e questo per me è un problema: è segno che sto ancora pensando per raggiungere la risata. Oppure: avrebbero riso se l&#8217;avessero visto in tv? Adesso è carne e ossa ed è troppo raggiungibile.<br />
In questo micro attimo di micro pensiero mi guardo intorno. E&#8217; l&#8217;unica festa che si tiene da anni nel quartiere e ricordo che quando ero piccolo era frequentatissima. La gente si ritrovava li a chiaccherare e a passeggiare. Da un pò di tempo tanti miei compaesani si rifiutano di raggiungere quella piazza perchè nei pressi è impossibile trovare un bar &#8220;convenzionale&#8221;. C&#8217;è solo la &#8220;tradizionale barracca&#8221;, poco fashion sicuramente, dove campeggia il cartello QUA ACQUA NON NE VENDIAMO!<br />
Il cartello non si legge bene, effettivamente un paio di lampioni sono spenti. La gente è poca, ed è pure in piedi. Non ci sono panchine e i marciapiedi sono consumati. Molto.<br />
Non ci sono autorità, e le moto fanno quel che vogliono perchè (si sa) la giurisdizione dei vigili urbani arriva sino alle Poste Italiane, cioè a metà esatta del paese. Non ci sono amministratori. Loro non vogliono staccare la spina come vorrei fare io. Forse stanno pensando a sistemare le illuminazioni per il Natale in corrispondenza dei propri domicili e non del mio quartiere. In fondo c&#8217;è solo una chiesa e una piazza. Nel suddetto quartiere (ce ne sono 2, non vivo a Bologna!) i cartelloni di spettacoli o comunicazioni amministrative a volte tardano ad arrivare.<br />
Morale della favola: basta non parlare di metà paese nel quale vivi, e magari speculi, per farlo sparire?<br />
A voi la parola se vi va, io sto cercando di non farmi un&#8217;idea.</p>
<p>PS: Silvio era a La Maddalena per l&#8217;inaugurazione di un campanile di una chiesa voluto da una ricca famiglia borghese del posto e da un architetto/ingegnere non sardo. Lui, divorziato, durante la funzione voleva fare la comunione lo stesso. E gli ha risposto il Pastore tedesco.<br />
Io vorrei sostituissero le lampadine nei lampioni del mio quartiere. Chi le inaugurerà se mi rispondono?</p>
<p>PPS: Cacioppo (il comico) ha consigliato al pubblico di commettere gli stessi reati che commette il sopracitato Cavaliere. Almeno si rimane impuniti. Anzi si è in regola!</p>
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	<item>
		<title>Comment on Per risolvere un problema, basta fallo sparire dalle TV. by valentina</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2008/07/08/per-risolvere-un-problema-basta-fallo-sparire-dalle-tv/#comment-69</link>
		<dc:creator>valentina</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2008 18:27:01 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://mragnedda.wordpress.com/?p=68#comment-69</guid>
		<description>A proposito del nano: è venuto in Sardegna l&#039;ultimo sabato di giugno, esattamente a La Maddalena, se non sbaglio per parlare del G8 e delle innumerevoli cose da sistemare nella &quot;povera&quot; cittadina da pochi mesi orfana dei tanto amati americani,ed ora letteralmente invasa( a detta dei maddalenini già stanchi al solo pensiero di dover iniziare a lavorare sul serio) dai tanto odiati e temuti rumeni.
Comunque, avendo poco tempo per vedere tg( e non trovandone più uno decente), non sono riuscita a scoprire che cosa è stato risolto?? Non ho capito se l&#039;esito della visita del cavaliere nano in sella al suo elicottero privato che ha fatto bloccare strade, cieli e mari per tutta la giornata, sia un affare di stato segretissimo, oppure semplicemente non sono stata  attenta guardando il tg...qualcuno mi può illuminare?!!Grazie!
Lo so probabilmente non è una notizia importante, ma per chi questo evento lo vivrà più o meno da vicino sta iniziando la fobia del &quot;G8 di Genova&quot;, cosa accadrà, chi ci salverà...?!!
E non si ha paura dei rumeni o di chissà quale altro straniero, ma sento parlare di centri sociali, comunisti di m... e anarchici che spaccheranno  vetrine e faranno un gran casino nei paesi vicini e la povera isoletta di La Maddalena verrà rasa al suolo, dai rumeni o dai ragazzini dei centri sociali, fate voi!
Chissà se vi sto annunciando le notizie che sentirete la prossima estate, insieme a qualche altro matrimonio tra un vecchio viscido e ricco imprenditore con la &quot; velina&quot; di turno e il caldo estivo, e che caldo ragazzi!! ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito del nano: è venuto in Sardegna l&#8217;ultimo sabato di giugno, esattamente a La Maddalena, se non sbaglio per parlare del G8 e delle innumerevoli cose da sistemare nella &#8220;povera&#8221; cittadina da pochi mesi orfana dei tanto amati americani,ed ora letteralmente invasa( a detta dei maddalenini già stanchi al solo pensiero di dover iniziare a lavorare sul serio) dai tanto odiati e temuti rumeni.<br />
Comunque, avendo poco tempo per vedere tg( e non trovandone più uno decente), non sono riuscita a scoprire che cosa è stato risolto?? Non ho capito se l&#8217;esito della visita del cavaliere nano in sella al suo elicottero privato che ha fatto bloccare strade, cieli e mari per tutta la giornata, sia un affare di stato segretissimo, oppure semplicemente non sono stata  attenta guardando il tg&#8230;qualcuno mi può illuminare?!!Grazie!<br />
Lo so probabilmente non è una notizia importante, ma per chi questo evento lo vivrà più o meno da vicino sta iniziando la fobia del &#8220;G8 di Genova&#8221;, cosa accadrà, chi ci salverà&#8230;?!!<br />
E non si ha paura dei rumeni o di chissà quale altro straniero, ma sento parlare di centri sociali, comunisti di m&#8230; e anarchici che spaccheranno  vetrine e faranno un gran casino nei paesi vicini e la povera isoletta di La Maddalena verrà rasa al suolo, dai rumeni o dai ragazzini dei centri sociali, fate voi!<br />
Chissà se vi sto annunciando le notizie che sentirete la prossima estate, insieme a qualche altro matrimonio tra un vecchio viscido e ricco imprenditore con la &#8221; velina&#8221; di turno e il caldo estivo, e che caldo ragazzi!! <img src='http://s.wordpress.com/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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	</item>
	<item>
		<title>Comment on Incredibile: siamo d&#8217;estate e fa caldo! by ggp</title>
		<link>http://mragnedda.wordpress.com/2008/06/30/incredibile-siamo-destate-e-fa-caldo/#comment-68</link>
		<dc:creator>ggp</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2008 12:29:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://mragnedda.wordpress.com/?p=66#comment-68</guid>
		<description>sono preoccupato oggi, molto preoccupato. In realtà non sono mai stato nè un ottimista nè un tranquillo e, spesso nella mia vita, cerco di non farmi grosse aspettative per non rimanere poi deluso.
Leggo con assiduità quotidiani e riviste e in questi giorni sono due le notizie che mi hanno colpito principalmente. Anche turbato. Una per l&#039;importanza e le conseguenze che potrebbe avere nella società futura. L&#039;altra per la rilevanza che gli viene attribuita dai media, soprattutto locali, e per una serie di implicazioni e riflessioni che porta con essa. 
La prima è la notizia della riduzione del corpo insegnante e personale ATA nelle scuole pubbliche. La seconda è il tour di Marco Carta, conosciutissimo (??????????????????) vincitore del programma condotto da Maria De Filippi. 
Da diverse prospettive gli avvenimenti possono, a mio avviso, trovarsi in antitesi ma non lo sono. Risparmio (quanto reale?) vs. spreco e/o magnanimità. Valori (quanto reali?) vs.valore economico. Sostanza (quanto reale?) vs. immagine.
Da una parte quel giustiziere dal porcellino dei risparmi mai pieno (Brunetta) che, perseverando nella sua (apprezzabile) missione cerca di colmare il debito pubblico italiano da solo. Dall&#039;altra un plotone di assessori (regionali, provinciali, comunali) alla cultura/spettacolo/turismo che firmano assegni a doppia cifra per un ragazzo al quale, non me ne vogliate, sino a ieri non veniva permesso di esibirsi nemmeno negli spettacoli di karaoke che allietano le serata degli avventori meno intransigenti nei bar del Poetto di Cagliari. Miracoli della televisione.
Marco Carta terrà una serata anche nel mio paese. Venticinquemila euro da sborsare. Una cifra che è la sommatoria dei contributi destinati nel bilancio di spesa per le società sportive locali (pallacanestro, tennis, pesca, nuoto, calcio, atletica, ciclismo).
Mi preoccupo e sono turbato per i seguenti motivi:
Che tipo di istruzione potranno avere i miei figli, se e quando li avrò?
Che valori verranno assorbiti da una sola maestra/o che, pur con tutta la buona volontà, non è una baby sitter bionica ma una persona in carne e ossa?
Qualcuno si preoccupa di questo o i lavoratori statali sono davvero tutti scansafatiche?
E soprattutto se gli amministratori (soprattutto locali) che prendono queste decisioni sono le persone che amministrano per il bene della comunità , che visione della società hanno?
Che cosa vogliono trasmettere alle generazioni a venire?
Sole, mare, vacanze, soldi sono le parole chiave dell&#039;estate. Neve, montagna, vacanze, soldi in inverno.
Ma sotto sotto, se San Remo e San Remo figurati se località X della Sardegna non è Costa Smeralda.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sono preoccupato oggi, molto preoccupato. In realtà non sono mai stato nè un ottimista nè un tranquillo e, spesso nella mia vita, cerco di non farmi grosse aspettative per non rimanere poi deluso.<br />
Leggo con assiduità quotidiani e riviste e in questi giorni sono due le notizie che mi hanno colpito principalmente. Anche turbato. Una per l&#8217;importanza e le conseguenze che potrebbe avere nella società futura. L&#8217;altra per la rilevanza che gli viene attribuita dai media, soprattutto locali, e per una serie di implicazioni e riflessioni che porta con essa.<br />
La prima è la notizia della riduzione del corpo insegnante e personale ATA nelle scuole pubbliche. La seconda è il tour di Marco Carta, conosciutissimo (??????????????????) vincitore del programma condotto da Maria De Filippi.<br />
Da diverse prospettive gli avvenimenti possono, a mio avviso, trovarsi in antitesi ma non lo sono. Risparmio (quanto reale?) vs. spreco e/o magnanimità. Valori (quanto reali?) vs.valore economico. Sostanza (quanto reale?) vs. immagine.<br />
Da una parte quel giustiziere dal porcellino dei risparmi mai pieno (Brunetta) che, perseverando nella sua (apprezzabile) missione cerca di colmare il debito pubblico italiano da solo. Dall&#8217;altra un plotone di assessori (regionali, provinciali, comunali) alla cultura/spettacolo/turismo che firmano assegni a doppia cifra per un ragazzo al quale, non me ne vogliate, sino a ieri non veniva permesso di esibirsi nemmeno negli spettacoli di karaoke che allietano le serata degli avventori meno intransigenti nei bar del Poetto di Cagliari. Miracoli della televisione.<br />
Marco Carta terrà una serata anche nel mio paese. Venticinquemila euro da sborsare. Una cifra che è la sommatoria dei contributi destinati nel bilancio di spesa per le società sportive locali (pallacanestro, tennis, pesca, nuoto, calcio, atletica, ciclismo).<br />
Mi preoccupo e sono turbato per i seguenti motivi:<br />
Che tipo di istruzione potranno avere i miei figli, se e quando li avrò?<br />
Che valori verranno assorbiti da una sola maestra/o che, pur con tutta la buona volontà, non è una baby sitter bionica ma una persona in carne e ossa?<br />
Qualcuno si preoccupa di questo o i lavoratori statali sono davvero tutti scansafatiche?<br />
E soprattutto se gli amministratori (soprattutto locali) che prendono queste decisioni sono le persone che amministrano per il bene della comunità , che visione della società hanno?<br />
Che cosa vogliono trasmettere alle generazioni a venire?<br />
Sole, mare, vacanze, soldi sono le parole chiave dell&#8217;estate. Neve, montagna, vacanze, soldi in inverno.<br />
Ma sotto sotto, se San Remo e San Remo figurati se località X della Sardegna non è Costa Smeralda.</p>
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