Massimo Ragnedda

Riflessioni a blog aperto

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Riflessioni su un viaggio americano. Quarta parte

Posted by mragnedda on April 11, 2008

Ultime battute e riflessioni, per ora, sul viaggio americano. Che poi sono riflessioni sulla situazione statunitense. Voglio concludere queste note sul viaggio, ritornando all’inizio, al lungo viaggio per arrivare nel far west, nella costa occidentale degli Stati Uniti. Partenza Alghero, direzione Roma. Ore 6.40 del mattino. Uno dei primi aerei della mattinata. In ritardo. Ma come si può essere in ritardo con il primo aereo della mattina? Capisco la sera, perché minuto dopo minuto si accumula un ritardo di ore, ma che il primo aereo parta con un’ora e trenta di ritardo. Misteri italiani. Ah l’italietta…Bella, affascinante, dove si mangia bene e ci si sollazza al sole, ma disorganizzata e in mano ad incompetenti (non è un’affermazione da bar, ma la spietata analisi fatta da Giddens l’anno scorso durante la sua lezione all’Università di Cambridge. Certo da uno dei più grandi sociologi viventi ci si aspetterebbe qualcosina di più e di più articolato, ma forse non ha trovato altre parole per descrivere il nostro bel paese…) Corporativista, chiuso e gerarchica. Feudale per giunta. Così invece l’ha definita, sempre l’anno scorso (e che sia stato un anno nero per l’immagine dell’Italia?) il presidente di uno dei più importanti centri studi di ricerca italiani. Mica bau bau micio micio… Read the rest of this entry »

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Riflessioni su un viaggio americano. Seconda parte.

Posted by mragnedda on April 5, 2008

L’abbiamo detto. Gli Stati Uniti sono un paese double face. Hanno tutto e il contrario di tutto. Sono il paese delle contraddizioni, della democrazia formale che si scontra con quella sostanziale, della promozione delle democrazie ma anche delle guerre, che lottano per liberare un paese dal dittatore ma con l’altra mano lo finanziano per anni. È un paese ricchissimo, fatto di general manager con salari altissimi che sfoggiano il loro lusso sfrenato, fatto di gioielli e auto sportive, ma anche di ville con piscina e bodyguard personali; ma è anche il paese con il più alto numero di homeless nel mondo occidentale. Tra le prime dieci università al mondo 8 sono americane: sono università per ricchi, università private, per figli di papà. Le altre università, quelle pubbliche o di provincia, sono tra le peggiori del mondo occidentale. È il paese dell’eccellenza ma anche della mediocrità. In alcuni Stati non puoi fumare a sei metri dall’ingresso di un edificio pubblico ma puoi andare in un armeria e comprarti un’arma da fuoco. Il fumo fa male e dunque proteggiamo chi no fuma. Le armi? Quelle non fanno male? È il secondo emendamento, ragazzi. E già, lo dice la costituzione americana, lo prevede la legge. Dunque che si vendano armi, e poi non fa niente se qualche povero Cristo, incazzato con il mondo imbraccia la sua semi automatica (lo sentito dire nei film americani… anche se confesso di non sapere esattamente cosa sia) e fa una strage. Read the rest of this entry »

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Riflessioni su un viaggio americano. Prima parte

Posted by mragnedda on April 3, 2008

gary-marx.jpgBeh, non sono mai stato un filo americano. Anzi tutt’altro. Ne ho più volte e in più luoghi contestato la smania imperiale, i metodi poco ortodossi di gestire la politica internazionale, le varie guerre, l’individualismo sfrenato, il neoliberismo come dottrina, il popolusimo messianico, la falsa retorica, il falso pudore e l’ipocrisia di fondo che serpeggia a tutti i livelli. Mille altre critiche ho rivolto a questo paese. Ma in una cosa almeno gli USA sono infinitamente superiori a noi: nell’Università e nella ricerca. Parlar male dell’Università italiana è un po’ come sparare sulla croce rossa: mancanza di finanziamenti pubblici e privati, sistema di assunzione di ricercatori basato su meccanismi non trasparenti (per usare un eufemismo), sistema fortemente gerarchico, poca serietà di una parte del personale docente ecc, ecc, ecc. Potrei continuare un bel po’ elencando i guai dell’Università italiana, dove è molto più importate whom you know that what you know, dove devi passare il tempo a cercare amicizie e alleanze più che a fare ricerca e studiare, dove per farti pubblicare un articolo (o almeno sperare che lo leggano) devi conoscere qualcuno. Sì, lo squallore del mondo accademico italiano è ben noto. Ed ora non ne voglio parlare. Read the rest of this entry »

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