Posted by mragnedda on October 22, 2008
Qui di seguito l’abstract del paper presentato all’interno del Convegno nazionale “Oltre l’individualismo? Rileggere il legame sociale tra nuove culture e nuovi media” promosso dalla sezione PIC dell’AIS (Associazione Italiana Sociologia) all’Università di Milano-Bicocca.
Il contributo parte dall’assunto che Internet sia visto non soltanto come il luogo e l’ambiente privilegiato di nuovi movimenti sociali, ma anche come la culla di nuove speranze e di vecchi sogni libertari. Qualcuno vi ha alimentato il sogno anarchico, di un nuovo movimento di rivendicazione di diritti, vedendo nella rete un luogo indipendente, lontano da centri di potere (Barlow 1996). Internet è anche visto come il luogo della riscossa democratica, della cyberdemocrazia (Lévy 2002), di una nuova base per la decisione e il coinvolgimento dei cittadini in un’epoca post-ideologica, in cui le differenze partitiche sono quasi nulle o inesistenti (De Kerckhove 2006). Ad alimentare questa idea vi sono le sue caratteristiche rizomatiche, il suo rifiutare ogni relazione di tipo gerarchico, lo strutturarsi in maniera orizzontale e non verticale. Al di là di queste tecnoentusiastiche analisi, emerge anche qualche voce critica. Autori quali Lessing (2006, 2008), Rodotà (2006), Lovink (2008) mettono in luce, in diverso modo, quanto il mito di un nuovo ambiente completamente libero da condizionamenti esterni, da un centro e da una struttura verticale, sia duro a morire, nonostante gli episodi che hanno accompagnato la rete nell’ultimo lustro: il caso cinese in primo luogo, ma anche la dataveillance, i computer-matching, e-profile sempre più accurati. Read the rest of this entry »
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Posted by mragnedda on September 19, 2008
Stamattina, quasi per caso, incontro uno studente. Ci fermiamo a chiacchierare e decidiamo di bere un caffè insieme. Già questo semplice inizio potrebbe essere uno spunto di riflessione: fermarsi a chiacchierare con uno studente in un mondo accademico così formale potrebbe essere oggetto di discussione: perché in Italia si è così formali? Perché da noi esiste questo distacco docente/discente che nel resto d’Europa è impensabile?
A berci un caffè dicevo: il caffè è una droga socialmente accettata, a differenza di altre che pur essendo usate da migliaia di anni sono considerate da qualche decennio (dagli anni trenta in particolar modo) pericolose e proibite. Il caffè giunge a noi in prevalenza da paesi un tempo colonizzati dagli europei (e da qui il tema della colonizzazione e ora dello sfruttamento delle piantagioni di caffè, ma anche il tema del commercio equo e solidale che prova a rompere con le logiche dello sfruttamento); il caffè è una bevanda di compagnia, è un modo di relazionarsi agli altri. Insomma gli spunti di riflessione, anche partendo da questo semplice spaccato di vita quotidiana, non mancano. Ma non è di questo che voglio parlare ora.
Un sociologo, e più in generale uno studioso di scienze sociali, dovrebbe sempre porsi domande su tutto ciò che lo circonda, indagare il e sul banale, affrontare l’ovvio, senza cadere nell’ovvietà. Read the rest of this entry »
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