La realtà che non c’è. Eppure c’è

C’era una volta un piccolo regno. Una piccola comunità che prosperava in armonia e pace e ben retta da un vecchio e saggio re. Il re ascoltava le esigenze dei suoi sudditi (come si direbbe oggi: ascoltava la base…cosa che una certa sinistra non ha fatto…) e governava in maniera virtuosa. Perfetta intesa dunque tra i cittadini e il re. Perfetta sino al giorno che per un incantesimo l’acqua della fontana diventò pericolosa: berla significava diventare pazzi. Chi si abbeverò a quella fontana (l’unica in tutto il regno) percepiva una realtà che non esisteva, vedeva cose che non c’erano, avvertiva bisogni non reali. L’hanno bevuta tutti quell’acqua. Tutti tranne il re, che aveva un suo pozzo nel giardino. Egli, non bevendo quell’acqua, continuava a vedere la “realtà” per quella che era, ad usare il senno. Era l’unico non visionario, l’unico non incantato e la cui visione del mondo non era influenzata da quell’acqua maledetta. L’idillio a quel punto finì. Il re non riusciva ad andare di pari passo con il popolo: sapeva che la visione che il popolo aveva della realtà era distorta e sbagliata. Lo sapeva molto bene. Provò a farli ragionare, aprire gli occhi, riflettere. Ma non c’era niente da fare. Niente. Il divario di vedute tra re e cittadini era incolmabile. Il re si disperò. Chi aveva bevuto quell’acqua non riusciva più a disintossicarsi e tornare a vedere la realtà con altri occhi. Al vecchio re non rimase che un grande dilemma: continuare sulla sua strada, ovvero non bere quell’acqua e non assecondare le visioni distorte del popolo, oppure bere quell’acqua, intossicarsi e procedere di pari passo con le esigenze della gente. Il re optò per questa seconda scelta. Andò alla fonte, si abbeverò con quell’acqua maledetta e cominciò ad avere visioni. Vedeva il mondo con occhi diversi: la realtà era deformata, non “reale”, distante dalla realtà. Ma. Già, c’era un ma: la vedeva con gli occhi della gente. Della sua gente. Andava di nuovo di pari passo con loro. Ascoltava di nuovo le richieste dei suoi sudditi. E l’idillio continuò. Le favole a questo punto finiscono con un: e vissero felici e contenti. Un po’ come gli happy ending dei film hollywoodiani.

Perché questa favoletta? Mi serviva per introdurre il concetto di iperrealtà, ovvero quella realtà che pur non essendo reale e più reale del reale. Proviamo a capirci meglio. La realtà proposta dai mass media, e dalla televisione in particolar modo, è distante dalla realtà. Chi controlla l’informazione, controlla la percezione della realtà, deformandola. Chi controlla l’informazione, controlla la realtà, o meglio l’iperrealtà. È in quella falsa ed evanescente realtà che viviamo. In quell’iperrealtà vivono tutti coloro che passano ore ed ore a guardare la televisione, in quel bombardamento monodirezionale, dall’alto verso il basso, dal centro verso la periferia, che veicolano un’immagine distorta della realtà. Chi vive nell’iperrealtà è chi si è abbeverato in quella fontana maledetta. Quella fontana deforma la realtà, così come fa la televisione che ti propone una realtà con gli immigrati che ti stuprano appena volti l’angolo, che uccidono per un pacchetto di sigarette, che rubano, delinquono ecc. Chi si è dissetato a quella fonte sente il bisogno di sicurezza. La destra propone quella realtà, la strumentalizza e vince. La sinistra sta al palo. La sinistra (quella cosiddetta radicale) si trova nella situazione del vecchio re: continuare a rincorrere la realtà o adeguarsi alla nuova realtà deformata? In fondo che cosa è la realtà? Le statistiche parlano di crimini in calo, di buona parte degli immigrati integrati e che lavorano. Ma i telegiornali, la cronaca dei giornali, i talk show ecc… parlano di un’altra realtà. È quest’ultima che diviene realtà, perché è più vera della realtà reale, perché è vissuta ogni giorno dai cittadini seduti nelle proprie poltrone.

Il bisogno di sicurezza è indotto, ma è comunque percepito. Il dovere di chi governa è ascoltare le richieste dei cittadini. Il problema, cara sinistra, è: bere o non bere quell’acqua avvelenata? Ovvero ascoltare o non ascoltare le richieste che provengono da una visione della realtà distorta?

Forse un’altra strada c’è: continuare a lavorare sottoterra, coltivando la tolleranza, cercando di purificare quella fontana. La strada è molto lunga e difficile, ma se non vogliamo intossicarci con quell’acqua maledetta è necessario offrire alternative a quella fontana maledetta.

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4 Responses to “La realtà che non c’è. Eppure c’è”

  1. Gaia Says:

    La realtà che c’è: ieri sono andata a fare la spesa. 77 euro e 17. Pago con due pezzi da 50. Ha 17 centesimi? Frugo nel fondo del borsellino e li trovo, tutti e 17. Ora il frigo è pieno (ma sono convinta che sia così solo perchè il frigo è piccolo). I pensili hanno due pacchi di pasta e qualche pelati in più. Fortuna che mamma mi ha insegnato a fare il sugo.
    La realtà che c’è: qualche settimana fa mi serviva solo l’acqua. 3 euro e 48 il totale. Pago con 5 (stavolta mi mancano gli spiccioli). Resto: 1 euro e 50. Non torna? Già, nemmeno a me. Per chiudere: chissà perchè quando gli spiccioli non li devi togliere tu, quei 2 centesimi non si trovano mai. Almeno prima fingevano il debito (le devo 2 centesimi), ora è normalità. E poi ti vergogni pure a chiedere quello che ti spetta: 2 miseri centesimi.

    Cosa è più reale del reale stesso? Convincersi che il reale più reale del reale esista davvero. La realtà del commesso che non mi dà i 2 centesimi mi fa incazzare già abbastanza. Per il resto abbiamo ancora un cervello. Usiamolo.

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  2. valentina Says:

    Vorrei raccontare una storia che mi riguarda, probabilmente non importerà nulla a nessuno ma sento il bisogno di dirlo!
    Con la mia famiglia ci occupiamo da qualche anno di una ragazza-madre nel mio paese, lei ha la mia età e vive da sola con il suo bambino in una casa che potrei definire un “tugurio”, le sue condizioni economiche sono disastrate, ma nonostante tutto non si lamenta mai e non chiede mai niente a nessuno, accetta con dignità gli aiuti che le vengono dati da me come da altre persone che si preoccupano di darle una mano, ognuno fa quel che può…
    Qualche giorno fa è arrivato un pacco a casa mia, proveniente da una ditta che vende capi di abbigliamento tramite internet ( non so spiegarlo in altro modo ma avrete capito!)…
    arrivo al dunque: non sono stata io a fare quell’ordine, e piuttosto incazzata(pensando all’ennesima truffa)ho telefonato al numero verde( verde si fa per dire dato che mi ha prosciugato il credito del cellulare) per chiedere in che modo fossero riusciti ad arrivare a me,al mio indirizzo di casa, di posta elettronica, numero di telefono…TUTTO!!nonostante io non abbia mai ordinato un accidente da internet!!
    morale della favola, il mondo è piccolo, il mio paese è minuscolo, internet è immenso ma meglio di chiunque altro è un immenso sistema di “controllo”…scopro che l’ordine lo ha fatto quella ragazza(che ovviamente ha negato tutto) utilizzando i miei dati!!
    Lo so che la cosa può far ridere e può sembrare una “bugia”, per usare un termine elegante,ma è la realtà, come dice lei professore, la realtà che non c’è..eppure c’è!
    Al di là del fatto che questa cosa mi abbia scioccata e mi senta delusa e tradita da questa persona a cui ho dato prima di tutto fiducia e amicizia, e i soldi che ho speso sono davvero l’ultimo problema anche se non sono “figlia di papà”…io mi chiedo da quale fonte devo bere??devo continuare a bere da quella del re e non capire il perchè di questo stupido gesto, oppure devo iniziare ad attingere ad altre fonti??
    Devo continuare a vivere nella mia realtà, con i miei principi, i miei ideali, l’educazione che ho ricevuto…oppure lasciarmi avvelenare dallo schifo che mi circonda, bere e dimenticare ciò che sono e diventare, o fingere di diventare ed essere qualcun altro?
    E un problema che mi pongo non solo come persona ma anche come educatore, e va bè l’empatia, e l’epochè, e mettiti nei panni di tizio e togliti quelli di caio…ma posso io restare NUDA davanti a tutto ciò?
    Grazie per avermi concesso questo spazio…salute a tutti!
    Vale

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  3. antonio luongo Says:

    Il reale non è nella politica ma altrove,
    alla ormai diffusa insofferenza del potere ,
    l’azione dei partiti è oscurantismo gratificante,
    come tutto ciò che, pur muovendo verso valori collettivi,
    non rampolla dalle sorgive fonti del proprio essere.
    Bisogna aspettare senza nulla aspettare.
    antonio luongo – cairano+milano

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  4. Katy Says:

    La realtà viene considerata come una cosa scomoda. Ieri si celebravano i trent’anni dalla morte per di Aldo Moro, e in contemporanea i trent’anni dall’omicidio di Peppino Impastato giornalista ucciso dalla mafia, del primo si è parlato molto e a ragione del secondo si è quasi taciuto, sui dieci telegiornali che ho visto solo due (su Rai Tre) parlavano della tragica concomitanza. Oggi sono venuta a sapere che anche sul discorso contro il terrorismo tenuto dal capo dello stato c’è stata una censura la Rai ha infatti tagliato il discorso fatto dal presidente dell’Unione Vittime Per Stragi Paolo Bolognesi. Lo allego qui di seguito perchè ritengo giusto che questo messaggio venga diffuso. Sono indignata di fronte a tanto cinismo e tanta indifferenza. A me sembra volontà di dimenticare e di farci dimenticare. Cancellare un pezzo così tragico della nostra storia è privarci della realtà. È un offesa per tutti coloro che sono morti perchè noi fossimo liberi.

    “GRAVE CENSURA NEL GIORNO DELLA MEMORIA

    Oggi, 9 maggio, “Giorno della memoria delle vittime di stragi e terrorismo”, durante la cerimonia ufficiale che si è svolta davanti al Capo dello Stato, la Rai (radio televisione italiana) ha censurato il discorso del Presidente dell’Unione Vittime per Stragi Paolo Bolognesi.
    Probabilmente la Rai temeva che le sue parole si diffondessero nel Paese.

    Questa è l’ennesima offesa alle vittime e alla ricerca della verità.

    Il Presidente
    Paolo Bolognesi

    *******************************************

    TESTO DEL DISCORSO CENSURATO DALLA RAI

    Roma 9 maggio 2008

    Questo intervento è il frutto di una riflessione dell’Unione Vittime per Stragi che comprende le associazioni delle vittime delle stragi: di Piazza Fontana di Milano del 12 dicembre del 1969, di Piazza della Loggia di Brescia del 28 maggio 1974, del Treno Italicus del 4 agosto del 1974, della Stazione Centrale di Bologna del 2 agosto 1980, del Treno Rapido 904 del 23 dicembre 1984, di Via dei Georgofili di Firenze del 27maggio 1993.
    L’istituzione di una giornata per ricordare le vittime del terrorismo e delle stragi, voluto con determinazione dai familiari delle vittime, dal Presidente della Repubblica e da tutto il Parlamento, è un fatto estremamente importante, di cui è ampiamente condiviso l’alto valore etico, politico e sociale.
    Il terrorismo ha indubbiamente segnato nel Paese pagine tragiche, ha messo a rischio la tenuta democratica delle nostre istituzioni, è stato sconfitto nelle sue forme più organizzate, ma non é morto, anzi é ancora vivo con frange pericolose, che gli organi preposti alla sicurezza in più occasioni hanno invitato a non sottovalutare.
    Vi sono poi i terroristi che godono di grandi spazi pubblici come se i veri eroi fossero loro e non le vittime e chi ha perso la vita per contrastarli.
    Nel corso degli anni abbiamo assistito ad una costante rimozione della verità: sono stati messi in cattedra i terroristi e le vittime hanno dovuto subire anche l’umiliazione degli assassini, inopinatamente divenuti opinionisti e dispensatori di consigli alle giovani generazioni per le loro scellerate esperienze di vita.

    Commemorare le vittime del terrorismo e delle stragi ha quindi il valore alto del ricordo, la funzione vitale di strumento per la formazione delle nuove generazioni, che non sempre hanno vissuto direttamente quelle tragedie.
    Ha il compito di ricordare il passato per evitare comunque nel futuro i drammi e le sofferenze di quelle tragiche fasi.
    Dobbiamo ricordare che in Italia, dal dopoguerra ad oggi, vi sono state 14 stragi con un numero spaventoso di morti e feriti, ma che in nessuna di esse si è arrivati a colpire mandanti e ispiratori politici.
    Alla fine degli anni 70, un noto neofascista spiegava a uno dei suoi adepti “che una strage non ha senso se non c’è chi può coglierne gli effetti politici”. Coloro che hanno utilizzato le stragi e il terrorismo per fini politici non sono stati individuati dai processi, sono ancora tra noi e sono impuniti.
    Di quei tragici eventi lascia un ricordo particolarmente amaro il coinvolgimento degli apparati di sicurezza, fenomeno talmente esteso da chiamare in causa chi aveva su di essi poteri di nomina e controllo politico.
    Il coinvolgimento di uomini dei servizi segreti nei depistaggi e nelle coperture date ai terroristi e l’impedire ai giudici di arrivare alla verità è un punto cruciale per la comprensione di quegli anni bui e non deve essere in alcun modo accantonato.
    Ai parlamentari e ai rappresentanti delle istituzioni che oggi sono qui con noi, diciamo che sono qui non solo per ricordare le vittime, ma anche per prendere impegni dei quali i familiari e i cittadini nel prossimo anniversario chiederanno conto.
    L’attuale Parlamento deve inaugurare una nuova stagione politica finalizzata alla ricerca della verità, ove non vi sia più spazio per segreti e reticenze, anche per dare un senso alla legge n. 124/2007 che recepisce in parte la proposta di legge di iniziativa popolare per l'”Abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo”, presentata dalle associazioni delle vittime al Senato nel 1984.
    Le leggi vanno applicate nella loro interezza, i decreti attuativi non debbono stravolgerne o limitarne l’esecuzione
    E’ importante che chi ha attentato alla vita democratica del Paese venga finalmente punito.
    Aprire gli armadi non deve essere solo uno slogan, a questo punto vi sono anche gli strumenti legislativi per farlo senza incertezze e reticenze
    Pensiamo sia giunto il tempo per un giudizio anche politico sullo stragismo che determini l’allontanamento dalle istituzioni di chi lo ha favorito anche solo con la sua colpevole inerzia.

    Il 9 maggio giorno della memoria deve essere anche il momento per fare il punto di una situazione ormai insostenibile per la disattenzione con cui vengono trattate le vittime dal Parlamento.
    La legge 206/04 già approvata ” Nuove norme per le vittime del terrorismo e delle stragi di tali matrice” è in gran parte inattuata e disattesa.
    Negli anniversari le promesse di soluzione vengono fatte per essere dimenticate durante tutto il resto dell’anno. È una situazione inaccettabile che vede i familiari sotto continua umiliazione per ottenere quanto previsto dalla legge. Occorre venga nominato un autorevole referente a cui convogliare le varie problematiche irrisolte per far sì che trovino tempestiva attuazione da parte delle rispettive amministrazioni.
    Le altre leggi depositate in Parlamento quali: la “Legge quadro per l’assistenza alle vittime di reato”, la modifica dell’articolo 111 della Costituzione detto del “Giusto processo”, l’istituzione del “Reato di depistaggio”, oggi mancante in Italia, tutte queste leggi sono rimaste ferme da anni, legislatura dopo legislatura coperte da promesse e assicurazioni di ogni tipo per poi essere lasciate immobili nelle varie commissioni.
    Credo sia importante un serio impegno da parte dei rappresentanti delle istituzioni e degli eletti del popolo affinché finisca questa situazione aberrante che vede le vittime ricordate negli anniversari, ma umiliate e derise per tutto il resto dell’anno.

    Il Presidente
    Paolo Bolognesi
    Associazione 2 agosto 1980 | altre lettere di Associazione 2 agosto 1980″

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