A forza di essere vento

Anche in questo caso, come già fatto con Katy, trasformo un commento in post. Si tratta di un commento del mio amico Emiliano, su un tema molto caldo e sentito in questo periodo: il problema “sicurezza” e paura rom.
Ho già avuto modo di scrivere sul blog sui rom. Non posso dire di essere un esperto di quella cultura, ma ho avuto modo di occuparmene per puro piacere personale e per polemica politica. Nel ‘98 sulla Nuova Sardegna apparve una lettera di un consigliere comunale di Olbia che descriveva in maniera terroristica e razzista la presenza dei rom sul territorio. A quell’epoca, forse per la giovane età, ero più dedito alla polemica che al ragionamento per cui risposi, sempre dalle colonne del giornale, in maniera piuttosto piccata. Solo pochi anni dopo il nonno di un mio amico fraterno, quasi centenario, fu assassinato da due ragazze nomadi. Ciò mi indusse a riflettere. Tali riflessioni le riporto oggi, visto che il tema dei rom, degli zingari che dir si voglia(ci si dimentica dei sinti, ma non stiamo a fare una disquisizione filologica… ;) è di strettissima attualità.

1) Gli zingari, al pari degli ebrei, dei pazzi, degli storpi e degli omosessuali sono stati oggetto delle attenzioni, assai poco amichevoli, da parte di Hitler e del regime nazista. Di fatto quel popolo è stato in parte sterminato perchè “pericoloso” per la razza ariana e per ogni razza che vive in maniera “civile”. Non avere una casa, una dimora fissa, una patria per il resto del mondo è indice di pericolosità. Già questo dovrebbe indurci alla riflessione: dove sta scritto che il nostro modello di organizzazione sociale è migliore del loro? 2) Essendo un popolo e una cultura che ha rischiato il completo sterminio i rom sono stati spesso tutelati in maniera particolare (anche la regione Sardegna ha una legge che li tutela, per dire… ;) dalle istituzioni europee. La tutela però è stata interpretata sia dai cittadini europei che dai rom stessi come una condizione di extra legalità. Da una parte si è generato allarme sociale e dall’altro la chiusura e la radicalizzazione di alcuni comportamenti censurabili. Faccio due esempi uguali e contrari di violenza nei confronti dei minori: a) quante volte da bambini ci hanno detto, per impaurirci, “stai attento altrimenti vengono gli zingari a prenderti”? Questo, assai chiaramente, è un atteggiamento razzistico che educa i bambini occidentali al pregiudizio e alla paura. b) Perchè giudichiamo tollerabile (lo dico ai compagni di sinistra) che i bambini rom siano usati per l’accattonaggio e non frequentino, come sarebbe normale, la scuola pubblica?. Andiamo avanti. 3) Ciò che ritengo moralmente, politicamente e civilmente inaccettabile è un fatto: perchè quando una “zingara” prova a rapire un bambino ad essere sotto accusa è tutto il popolo rom e quando invece un sardo, dico un sardo, uno di noi, rapisce che so? Farouk Kassam, ci indignamo se veniamo definiti tutti dei rapitori? Dove sta la coerenza e l’onestà intellettuale? Le generalizzazione, il fare di ogni erba un fascio, sono pericolose per un giudizio equo e, soggiungo, pericolose per la democrazia. 4) Veniamo ai giorni nostri: nominare dei “Commissari” per “l’emergenza rom” in varie città italiane è un provvedimento razzistico. Mi spiego: è come dire che i bortigiadesi che vivono ad Olbia, solo perchè hanno uno stile di vita diverso rispetto al resto della città, rappresentino un pericolo e un’emergenza. Chi decide il grado di emergenza e di pericolosità di una singola comunità all’interno di un contesto complesso come quello cittadino? Lasciare all’arbitrio del Governo questa materia significa che oggi l’emergenza sono i rom, domani i gay, dopodomani gli ebrei o i neri. La responsabilità penale, in Italia, fin quando non cambiano la Costituzione, è personale. Non estendibile pertanto a tutto un popolo o a tutta una comunità. 5) Quello dei commissari, oltre ad essere un provvedimento razzista, è anche un provvedimento idiota e inefficace. Spostare o smantellare un campo rom di una città significa spostare il problema. Nient’altro. lo dico a Maroni: da questo punto di vista Hitler, Goebbels e compagnia aveva un piano migliore per la risoluzione del problema. Detto così, senza polemica.6) Provvedimenti come quello di Maroni armano la mano di pazzi criminali, armati dalla Camorra (fenomeno assai più preoccupante di quello dei rom, ma sul quale Berlusconi tace). 7) Se un singolo, anche all’interno di una comunità, vive extra lege, ruba, non manda i figli a scuola o li costringe all’accattonaggio va perseguito secondo la normativa vigente in materia. Per conoscere queste situazioni bisognerebbe adottare un piano complesso che coniughi l’aspetto repressivo con quello dell’integrazione. Gli operatori sociali dei comuni, anzichè scaldare le poltrone degli uffici, dovrebbero iniziare a frequentare i campi, parlare con le persone e convincerle che l’educazione dei figli è non solo un diritto, ma anche un dovere. O forse sarebbe più corretto dire che i sindaci invece di mandarci solo la polizia locale, sarebbe opportuno che mandasse anche qualche assistente sociale. Almeno per conoscere meglio il fenomeno.
Il problema è che in Italia tutto il dibattito politico è dominato dall’isteria e dall’emergenza. Le prove di dialogo sono solo fittizie e funzionali a coltivare l’isteria e l’emergenza. Solo con l’approfondimento dei problemi e una visione laica degli stessi si potrà deviare da una visione che ha nella improvvisazione la sua quintessenza. Il Partito Democratico dovrebbe pertanto evitare di tacere su questa materia. Pare infatti che stia facendo suo il pensiero unico sui rom del trio Maroni/Alemanno/Borghezio. Non mi sembra un buon modo di fare opposizione, anzi. Mi provoca l’orticaria. Ora me ne torno in camera ad ascoltare Fabrizio De Andrè e la sua “Khorakhanè ” poi stasera darò un’ulteriore occhiata a “Gatto nero, gatto bianco” di Kusturica per ributtarmi nella polvere degli accampamenti rom. E pensare anche al nonno di quel mio amico e alla sua fine atroce. Sulle note di Djelem Djelem suonata dalla Kocani Orkestra o cantata da quello zingaro alcolico di Vinicio Capossela.
Emiliano Deiana
Bortigiadas 16 maggio 2008
p.s.
Fonte http://www.repubblica.it
La Spagna giudica la politica italiana in materia di immigrazione xenofoba. L’attacco arriva per bocca della numero due dell’esecutivo Zapatero, Maria Teresa Fernandez de la Vega, le cui frasi sono riportate da El Mundo. Riferendosi agli arresti di massa, Fernandez de la Vega durante una conferenza stampa dice che “il governo spagnolo respinge la violenza, il razzismo e la xenofobia e, pertanto, non può condividere ciò che sta succedendo in Italia. La Spagna lavora a una politica dell’immigrazione legale e ordinata, che permetta il riconoscimento di diritti e doveri”. Esistono, ha ricordato ancora, “meccanismi legali per arginare l’immigrazione clandestina. Sono questi i meccanismi da utilizzare, e non altri”.

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