Internet: tra nuovi movimenti e vecchi sogni libertari

Qui di seguito l’abstract del paper presentato all’interno del Convegno nazionale “Oltre l’individualismo? Rileggere il legame sociale tra nuove culture e nuovi media” promosso dalla sezione PIC dell’AIS (Associazione Italiana Sociologia) all’Università di Milano-Bicocca.

Il contributo parte dall’assunto che Internet sia visto non soltanto come il luogo e l’ambiente privilegiato di nuovi movimenti sociali, ma anche come la culla di nuove speranze e di vecchi sogni libertari. Qualcuno vi ha alimentato il sogno anarchico, di un nuovo movimento di rivendicazione di diritti, vedendo nella rete un luogo indipendente, lontano da centri di potere (Barlow 1996). Internet è anche visto come il luogo della riscossa democratica, della cyberdemocrazia (Lévy 2002), di una nuova base per la decisione e il coinvolgimento dei cittadini in un’epoca post-ideologica, in cui le differenze partitiche sono quasi nulle o inesistenti (De Kerckhove 2006). Ad alimentare questa idea vi sono le sue caratteristiche rizomatiche, il suo rifiutare ogni relazione di tipo gerarchico, lo strutturarsi in maniera orizzontale e non verticale. Al di là di queste tecnoentusiastiche analisi, emerge anche qualche voce critica. Autori quali Lessing (2006, 2008), Rodotà (2006), Lovink (2008) mettono in luce, in diverso modo, quanto il mito di un nuovo ambiente completamente libero da condizionamenti esterni, da un centro e da una struttura verticale, sia duro a morire, nonostante gli episodi che hanno accompagnato la rete nell’ultimo lustro: il caso cinese in primo luogo, ma anche la dataveillance, i computer-matching, e-profile sempre più accurati.

La rete rimane però l’ambiente ideale per l’organizzazione delle manifestazioni di protesta. Si delineano alcune differenze tra i “vecchi” movimenti operai e gli attuali movimenti sociali, Offe (1987), Touraine (1983), Dalla Porta (1996), Dalla Porta, Diani (1997), Melucci (1982). La rete cambia radicalmente gli orizzonti comunicativi della protesta e la struttura delle forme di attivismo dando vita a quella che Thompson definisce “comunanza despazializzata”, alla base del nuovo senso di responsabilità e che spesso si traduce in campagne di sensibilizzazione dell’opinione pubblica mondiale (1995). Internet ha ridisegnato l’intero assetto della nostra società, trasformando i giochi di forza e di potere e trasferendoli in un “ambiente deterritorializzato”. Come Simmel insegna, le società cambiano attraverso il conflitto ed ora, esso, tende a trasferirsi sulla rete: èlite e movimenti si fronteggiano, cercano di sfruttarne le potenzialità di trasparenza e interattività per il raggiungimento dei propri obiettivi (Castells 2002).

Ad essere ridefinito è anche il concetto di “classe sociale” (Revelli 2001), affiancato o sostituito da una nuova concettualizzazione più consona ad una società postfordista (Negri, Hardt 2002), o basata sul riconoscimento della proprietà intellettuale come forma di proprietà (McKenzie 2004) o che invece denota una nuova classe sociale emergente: la classe creativa (Florida 2003).

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