Informazione, giovani e Internet

uso TVCome si informano i giovani? Che rapporto hanno con la rete e con la TV? Da una recente indagine curata da prof. Ilvo Diamanti, Luigi Ceccarini e Fabio Bordignon con la collaborazione di Ludovico Gardani per la parte metodologica (LaPolis, Univ. di Urbino) e Filippo Nani (Medialab, Vicenza) per quella organizzativa, si evince come i giovani leggono meno degli adulti i giornali. Questo non significa che non si informino:  si informano lo stesso ma usando canali alternativi alla carta stampata. In primo luogo, come tutti si informano alla tv. Ma non solo.

Ciò che maggiormente li caratterizza è l’uso di Internet. I giovani dunque usano internet non solo per chattare o scaricare musica ma la usano anche per informarsi. Inoltre spesso i social network sono diventati dei veri e propri “luoghi” di informazione, con informazioni caricati sulla rete e che spesso riempie lacune che l’informazione televisiva non copre. I giovani sono dunque, oltre che internauti, anche info-nauti. Seguono più Internet che la Tv. Hanno più fiducia nella rete che non nella TV.

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Disegno di “distruzione” dell’Università pubblica

di Paolo Bertinetti (l’Unità 29 ottobre 2009)

universita2Il disegno di legge sull’Università che verrà presentato in un prossimo consiglio dei Ministri nasce dall’assenza di un qualsiasi serio confronto con il mondo universitario, tranne forse con qualche Rettore, ben felice, tuttavia, di dare il proprio consenso a una legge che prevede maggiori poteri per i Rettori stessi. Una parte del disegno di legge riguarda gli organi di governo dell’Università: vengono previste meno cariche elettive, più nomine dall’alto, più esterni a valutare e ad amministrare, meno “logica pubblica” e più intervento privato. Ma curiosamente le università private (che in realtà sono tutte lautamente sovvenzionate dallo Stato) sono escluse dalla legge: potranno continuare a fare quel che gli pare. L’idea che sta dietro al disegno di legge, all’insegna di “più banche e meno democrazia”, è che l’Università come servizio pubblico venga smantellata.  La parte restante sembra essere stata pensata da persone che non hanno la minima esperienza pratica di gestione dell’attività universitaria a livello decisionale. Si prevede, ad esempio, che i corsi di laurea facciano capo non più alle Facoltà ma ai Dipartimenti. I Dipartimenti esistenti, che nei settori umanistici (ma in qualche caso anche negli altri) spesso non rispondono a criteri e raggruppamenti scientifici affini, quasi mai hanno le caratteristiche e i mezzi organizzativi che consentirebbero loro di gestire la didattica. Infatti, uscite dalla porta, le Facoltà rientrano dalla finestra come organismo amministrativo. La legge, a questo punto, dà i numeri, prevedendo che le Facoltà siano 12 nelle Università con più di 3000 docenti (cioè Roma e Napoli) e 9 se i docenti sono meno di 3000. E perché non 10? E perché il tetto è 3000 e non 2000? E perché si contano i professori e non gli studenti? E soprattutto, perché non dovrebbero valutare la cosa le singole Università, in base alle caratteristiche della loro offerta didattica? (In ogni caso una simile riforma non potrebbe che essere preceduta dalla riforma dei Dipartimenti, stabilendone per legge le caratteristiche scientifiche). Read the rest of this entry »

Media e politica in Italia. Riflessioni

L'indipendenza delle fonti

Più che le informazioni o le persone che diffondo le informazioni ad essere affidabile pare proprio il mezzo. Ma non da tutti allo stesso modo. È interessante notare come tra gli elettori dell’IDV nessuno crede che la TV sia il mezzo che fornisce l’informazione più libera e indipendente a differenza del 34,7% degli elettori del PDL. Internet viene ritenuta dal 69,8% degli elettori della sinistra alternativa e dal 56.3% degli elettori dell’IDV (il fenomeno Grillo in questo gioca un ruolo di primissimo piano) la fonte più credibile e indipendente di informazioni, mentre mette al primo posto la rete “solo” il 29,5% degli elettori del PDL e il 26.7% degli elettori della Lega Nord.

Altro tema interessante è la correlazione tra gli elettori del PDL e il numero di ore passate davanti alla TV e il sostegno al governo Berlusconi.

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