Promuovere la cultura della legalità

CIMG1771L’università è e deve essere il luogo di formazione della coscienza critica. L’università deve essere la palestra per la formazione del pensiero critico e per la formazione della cittadinanza attiva. Questa è l’idea di base che innerva e contrassegna il ciclo di incontri seminariali che all’interno del corso di Sociologia dei processi culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Sassari sto cercando di portare avanti. “Promuovere la cultura della legalità”: era questo il tema della prima iniziativa, tenuta il 13 novembre e che vedeva ospite Luigi De Magistris, europarlamentare e presidente della Commissione Controllo Bilancio dell’Unione Europea. Un incontro affollatissimo al quale hanno partecipato centinaia di studenti, ma non solo, molto attenti e interessati. Per il relatore certo, figura di spicco del panorama politico e culturale italiano, ma anche per il tema affrontato. Perché, si badi bene, il tema dell’eclissi della legalità non è affatto un retaggio del passato, degli anni Novanta, del dopo tangentopoli: è un problema più che mai attuale. Promuovere la cultura della legalità è il nodo centrale della nostra vita sociale nella quale sempre di più sembra esistere una incomunicabilità tra regole e cittadini e dove il rispetto delle regole, di cui una società si è dotata per sviluppare ordinatamente la vita sociale, è spesso visto come un ostacolo al raggiungimento dei propri egoistici obiettivi.

Spesso trasgredire e violare le norme viene considerato un escamotage, l’unico forse, per il raggiungimento dei propri obiettivi personali. Il confine tra ciò che è moralmente sostenibile e ciò che non lo è, risulta essere sempre più labile. Quasi inesistente. Così come molto debole è il passaggio tra l’economia legale e quella illegale, e su questo De Magistris si è notevolmente soffermato, poiché le mafie, grazie alle enormi somme di denaro sporco che vengono riciclate, investono in tutta Europa condizionando pesantemente tutti i settori economici: da quello immobiliare al business delle ecomafie, dalle speculazioni finanziarie in borsa sino al settore commerciale. E sul pericolo infiltrazioni mafiose in Sardegna? Non è un pericolo: è una realtà. Così ha risposto De Magistris a chi gli chiedeva di un eventuale interesse della mafia a riciclare anche in Sardegna i capitali illegali che potrebbe rientrare in Italia in relazione allo scudo fiscale. Dove potrebbe investire la mafia in Sardegna? Nell’eolico, nel settore immobiliare, in quello alberghiero, ma più in generale in tutti quei settori che permettono al crimine organizzato di ripulire capitali illeciti e provenienti da efferati crimini. L’aspetto più pericoloso della mafia è la sua istituzionalizzazione, il suo volto pulito, la sua capacità di penetrare nei settori economici e politici e condizionarne la vita democratica.

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De Magistris ha offerto un eccellente ed avvincente excursus sulle nuove mafie e sulla cambiata strategia dopo le stragi del 1992 e 1993 e ha concluso ricordando proprio Falcone e Borsellino che solevano ripetere che la mafia è un fenomeno culturale che può essere vinto solo da un salto generazionale di giovani educati alla legalità.

Ed incontri come questo, e non è retorico ripeterlo, vanno proprio in questa direzione. E anche questo deve essere il ruolo “educativo” dell’Università.

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