L’Isola dei cassintegrati. Tra reality e realtà. E lotta operaia

Ci sono irrealtà che diventano reali grazie ai reality show e realtà che per poter apparire per quello che sono, ovvero reali, devono assumere le sembianze di un reality. Delle prime è piena la nostra tv, simulacro della realtà. Programmi al limite del macabro, lontane dalle realtà e popolate da personaggi più o meno squallidi, ballerini, nulla facenti e senza nulla saper fare. Alcuni hanno un pedigree artistico, magari hanno fatto radio e tv o sono starlette ormai appassite o ex calciatori che da tempo immemore hanno appeso le scarpe al chiodo. Hanno la nostalgia del flash che li abbaglia, dei riflettori accesi su di loro, delle chiacchiere sul loro conto. Peggio ancora: vi sono dei dementi che si chiudono in una casa e la gente li guarda sognando di poter stare lì dentro, in un’estasi di stupidità. Segno dei tempi. Tempi morti. Tempi appassiti. Relitti di realtà. Dio è morto in un reality show, avrebbe detto oggi Guccini. Vi sono poi delle realtà che nell’Italia berlusconiana, lobomotizzata e appassita dinnanzi alla tv, ai comici e ballerine, principi e donne seminude, stentano a trovare visibilità. Sono i tanti disoccupati, nell’ultimo anno ci dice l’Istat sono aumentati di 380.000, sono i cassintegrati, chi è a rischio perdita di lavoro, chi non ha futuro, chi mai c’è l’ha avuto. Chi mai ce l’avrà. Di questa Italia non si parla, l’informazione di regime non parla, non sente, non vede. Ma questa Italia esiste. Ahimè. Povertà in aumento, disoccupazione, salari sempre più bassi. Ma guai a parlarne. Ma guai a mostrare questo lato oscuro della realtà. Ma è la realtà. Meglio allora far vedere due donne seminude che aiutano un conduttore tv a far vincere (ma la vita non è quiz, o forse aveva ragione Arbore…) qualche fortunato una montagna di soldi. Ma non tutti possono vincere. Anzi quasi nessuno può vincere. Milioni di persone restano senza lavoro e quello che hanno lo stanno perdendo. Ma si parla di tette e culi, di comici e ballerine. E in tv il premier attacca i giudici e parla di riforme.

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Potere assoluto. Libro inchiesta sulla protezione civile

Venerdi 19 marzo 2010 ore 18.00, Saletta Odradek, Sassari, presentazione di “Potere assoluto. La protezione civile al tempo di Bertolaso” di Manuele Bonaccorsi (Edizioni Alegre, 2009). Massimo Ragnedda intervista l’autore.

Che cosa accomuna la preregata della Louis Vuitton cup a Trapani, il G8 della Maddalena (mai avvenuto), quello de L’Aquila, il terremoto del 6 aprile e il Papa? La risposta è Guido Bertolaso e la Protezione civile. Ente creato, o meglio, modificato ad hoc dal governo Berlusconi per poter stanziare finanziamenti a nove zeri senza il controllo preventivo degli organi istituzionali.
Nel libro Potere assoluto, la Protezione civile al tempo di Bertolaso, Manuele Bonaccorsi, redattore del settimanale Left, traccia un documentato ritratto di una macchina gigantesca e potente, che, grazie a decreti e ordinanze, può agire indisturbata in forza di situazioni di emergenza come calamità naturali o di dichiarazioni (discrezionali) di “grandi eventi”.
Il suo capo, Guido Bertolaso, diventa così il Re Sole dei nostri giorni, il “legibus solutus”, che può disporre di fondi pressoché illimitati e poteri di ordinanza non soggetti al vaglio della Corte dei conti o della Corte costituzionale. Un sistema di potere che si regge sulla possibilità di elargire finanziamenti in deroga alle leggi (fino a riscrivere anche norme sull’ordine pubblico come nel caso di Napoli), ai regolamenti per la concessione degli appalti e ai diritti dei lavoratori (vedi G8 della Maddalena). Read the rest of this entry »

L’informazione in Italia ai tempi di Berlusconi. Facciamo parlare i dati

Secondo il Censis (2009) ad un mese dalle elezioni i cittadini che hanno chiare le idee su chi voteranno sono il 27%. La restante parte, ovvero quasi ¾ dei cittadini sceglie chi votare grazie ai media e al mondo dell’informazione. E come si informano i cittadini? Sempre secondo il Censis, durante la campagna elettorale per le elezioni europee il 69,3% degli elettori si è informato attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali. In altri termini quasi 7 persone su dieci sceglie per chi votare grazie alla TV. I Tg restano il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%). Al secondo posto, troviamo ancora la Tv, con i programmi giornalistici di approfondimento (Vespa, Santoro, Floris ecc…), a cui si è affidato il 30,6% degli elettori. Dunque ad un mese dalle elezioni 3 cittadini su 4 ancora non ha scelto per chi votare. Il 73% dei cittadini, nel decidere a chi dare la propria fiducia vuole informarsi. Abbiamo visto che ci si informa anche e soprattutto grazie alla TV, in particolare grazie ai TG e in secondo luogo grazie alle trasmissioni di approfondimento. Ora, dato che queste ultime sono state censurate (unico caso nel mondo occidentale) non restano che i TG, unico veicolo di informazione politica televisiva fino al voto regionale. Certo rimangono i giornali. Essi sono stati determinanti per il 25,4% degli elettori (il 34% tra i più istruiti). Un bel numero (pur sempre uno dei più bassi del mondo occidentale), ma pur sempre poco per determinare l’esito delle elezioni. Read the rest of this entry »

Sorveglianza e Società

Pubblico l’Introduzione[1] del primo libro dell’Italian Group on Surveillance Studies.  Il libro che qui presentiamo è il frutto di una relazione che gli autori hanno sviluppato nel corso degli ultimi anni e che ha dato vita al Gruppo italiano di studi sulla sorveglianza. Si tratta di una rete aperta ai ricercatori italiani che vuol essere al contempo un nodo di un più ampio network di studiosi della sorveglianza che fa riferimento al Surveillance Project presso la Queens’ University di Kingston (Canada), diretto da David Lyon. Il gruppo è stato fondato a Piacenza nel settembre 2008 in occasione del Festival del diritto. Desideriamo ringraziare Stefano Rodotà che in quell’occasione, come direttore, e in altre ancora come sensibile studioso e interlocutore, ha incoraggiato il dialogo tra studiosi appartenenti a diverse discipline e la realizzazione di questa iniziativa. I cinque ricercatori italiani che hanno fondato il gruppo, con l’aggiunta di un contributo di David Lyon, propongono oggi questo libro per stimolare anche in Italia un più ampio dibattito sul tema della sorveglianza a partire da una lettura critica delle libertà e delle forme di controllo sociale in riferimento al ruolo delle nuove tecnologie e alla loro penetrazione nelle organizzazioni delle società contemporanee.

Perché studiare la sorveglianza? Negli ultimi anni il fenomeno della sorveglianza ha attirato l’attenzione da parte di un numero crescente di studiosi appartenenti a diverse discipline. Aspetti economici, sociali e politici delle società contemporanee sono, infatti, sempre più regolati e organizzati sulla base di sistemi complessi di sorveglianza e controllo. Vari tipi di organizzazioni e istituzioni, dagli stati alle imprese, dalle agenzie di sicurezza alle comunità di vicinato, mettono ogni giorno in atto processi di controllo e di sorveglianza che producono conseguenze sociali e allo stesso tempo riflettono e contribuiscono alla trasformazione del modo in cui interagiamo col, e ci esponiamo al mondo esterno, della maniera in cui creiamo e accettiamo, o rifiutiamo, i modi dominanti di integrazione e dipendenza sociale. Read the rest of this entry »

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