Davanti al dramma di Oslo non abbiamo certo bisogno di editoriali violenti

Massimo Ragnedda (Tiscali)

Ancora non era certo il numero delle vittime, il sangue ancora caldo versava a terra, ancora molti ragazzi per sfuggire alla furia omicida erano nascosti e molti corpi dovevano ancora essere recuperati. Dicevo, ancora niente era chiaro, erano passate solo poche ore e nessuna rivendicazione era arrivata, eppure Il Giornale titolava in prima pagina “Sono sempre loro. Ci attaccano”. Loro sono gli islamici. Il “Ci” sta per noi, vittime inermi di una guerra che i fanatici islamici stanno portando avanti contro l’occidente e il mondo libero. Ci stanno attaccando. Implicitamente diceva: dobbiamo difenderci da questa aggressione, dobbiamo far qualcosa. Una prima pagina sbagliata per almeno tre ragioni: sbagliata tecnicamente perché riporta una notizia falsa; una prima pagina sbagliata deontologicamente perché non assolve al compito del giornalista di spiegare e verificare le fonti; una prima pagina sbagliata perché incita all’odio e riproduce lo stereotipo dell’Islam come una religione dell’odio.

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Crisi del Medio Oriente: Nuove opportunità democratiche o fine dell’Impero?

Crisi del Medio Oriente: Nuove opportunità democratiche o fine dell’Impero? E’ il titolo dell’incontro che si è tenuto all’Università di Sassari l’8 aprile 2011. Sono intervenuti il giornalista Giulietto Chiesa, il direttore di Megachip Pino Cabras e Massimo Ragnedda, docente di Sociologia dei processi culturali a Sassari. 

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Gli italiani si informano grazie alla TV mentre Internet è usato pochissimo. Una risposta ai cyber entusiasti

Massimo Ragnedda (Tiscali)

 “Palinsesti e fonti d’informazione «fai da te»: è l’era dei consumi multimediali personali e autogestiti”. Il 9° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione «I media personali nell’era digitale», fotografa così il mondo dell’informazione italiana. Ad una prima euforica analisi si potrebbe dire che l’opinione pubblica italiana si forma attraverso internet e grazie alle fonti d’informazione alternative; si potrebbe dire che il numero degli utenti internet sia notevolmente aumentato sino ad arrivare nel 2011 a sfondare “finalmente la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1%”, cosa che ci avvicina all’Europa; si potrebbe dire (e qualcuno in queste ore lo ha fatto) che la Tv oramai non conta niente e con Internet cambia radicalmente la dieta mediatica italiana? Ma è realmente così? Read the rest of this entry »

Vecchi media vs nuovi media: una lotta dove le forze rimangono pur sempre sproporzionate

 Massimo Ragnedda (Tiscali)

Malgrado evoluzioni complesse e multidimensionali, il processo decisivo nella formazione della società corrisponde alle dinamiche dei rapporti di potere in essa insiti. In altre parole: le norme e i valori che guidano una società sono il frutto di un processo di negoziazione tra le diverse forze in una società. I media sono lo spazio sociale dove il potere viene deliberato e, al contempo, sono anche lo spazio della battaglia al potere: ovvero lo “spazio” del contropotere. Quando la sproporzione delle forze in campo è enorme, passano i valori imposti dal più forte. Sino a qualche lustro fa, i valori che diventavano le norme che governavano la società erano fondamentalmente quelli della Tv e dei vecchi media, o meglio quelli imposti dalla piccolissima èlite che li gestisce. Ora potere e contropotere, Istituzioni e movimenti, forze reazionarie e forze progressiste, si muovono e operano in una nuova cornice tecnologica. Questa nuova cornice ha delle ripercussioni sui significati, sulle modalità e sulle politiche di tali pratiche conflittuali. Con l’avvento delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, si ha un leggero riequilibrio delle forze in campo, ma questo non deve trarci in inganno: le forze rimangono pur sempre sproporzionate. Read the rest of this entry »

Pensare in piena autonomia e in maniera critica stanca

Massimo Ragnedda (Tiscali)

Pensare stanca. Pensare in piena autonomia e in maniera critica, andando oltre i luoghi comuni e gli stereotipi, implica un grande sforzo a cui forse non siamo abituati. L’élite al potere, ovvero quella che detiene il capitale finanziario e il mondo mediatico, non solo non ci abitua e non ci aiuta a sviluppare il pensiero critico, ma ha paura di esso e di un suo sviluppo.

Facciamo un passo indietro e chiediamoci cosa significhi pensare. Se lo chiedeva anche Heidegger il quale sosteneva che pensare, nel mondo occidentale, ha sempre significato prendere, afferrare; acquisire un qualcosa per piegarlo alle nostre esigenze. È da questo che nasce la tecnica. In Oriente invece, pensare significa “semplicemente” conoscere, e non afferrare e scoprire il significato della natura per sottometterla. In occidente dunque il pensiero si è sempre declinato nella direzione del potere (Galimberti 2004: 71). Read the rest of this entry »

Intervista per Pagine Sarde

L’intervista rilasciata alla rubrica Pagine Sarde in onda su TeleSassari Tv

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