Ma davvero crediamo che ministri come la Gelmini ci possano tirare fuori dalla crisi?

Massimo Ragnedda (Tiscali) L’ennesima figuraccia della Gelmini, un ministro scelto per caso, sulla scoperta che i neutrini siano più veloci della luce, è la riprova di una classe dirigente incompetente e non all’altezza dei compiti e della situazione. Quella figuraccia internazionale getta una cupa ombra sulle nostre istituzioni e sulle modalità di reclutamento della classe dirigente. Un tempo i ministri, i consiglieri, i consulenti, erano scelti tra i migliori. Proprio come una squadra: per ogni ruolo si sceglie il migliore. L’allenatore di una squadra non si sognerebbe mai di selezionare e far giocare un pessimo giocatore. Invece, la nostra squadra di governo è composta da persone nominate non per vincere, ma semplicemente per fare una squadra e tenere in piedi un governo fine a se stesso. Mentre l’Italia precipita giù. Chi può tirarci fuori dalla crisi? Scilipoti? Romano? Consentino? Milanese? E l’elenco sarebbe lungo e, ahimè, tristemente noto.

Chi ci può preparare per le grandi sfide internazionali? La Gelmini? Quella che crede ad un tunnel di 750 Km che dal Cern raggiunge il Gran Sasso? Stiamo parlando di un avvocato prestato a fare il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Con tutto il rispetto: ma dove vogliamo andare? Il suo curriculum gira in rete ed è imbarazzante. Eccone uno stralcio: cambia 3 licei (l’ultimo privato), si laurea 3 anni fuoricorso con la votazione di 100, la sua tesi è stata valutata meno di 1 punto e il suo relatore la considera una fannullona. Come è diventata avvocato? Facendo l’esame di stato a Reggio Calabria dove lo passavano (quasi) tutti. Sarà almeno brava e competente in politica? Macché: nel 2000 viene sfiduciata da presidente del consiglio comunale per inoperosità (delibera del consiglio comunale n. 33 del 31/03/2000). In breve è questo il suo curriculum: chi vuole saperne di più può cercare in rete.

 

Il punto però sul quale voglio riflettere è un altro. Può un ministro del genere guidarci in momenti così difficili? Può una persona con questo curriculum e con queste (in)competenze guidare un ministero così importante come quello dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca? Un ministero, è bene ribadirlo, strategico per lo sviluppo dell’intero Paese Italia.

 

Tra 8 anni (ovvero entro il 2020) più di un terzo dei posti di lavoro nei paesi dell’Unione Europea richiederà una laurea. La media europea è oggi del 26 percento a differenza del Canada che è del 50%, del Giappone 44% e Stati Uniti 41%. E l’Italia? Lo dico subito: non siamo ultimi, dietro di noi c’è la Romania e Malta. Siamo terzultimi. Una piccola soddisfazione di questi tempi. La percentuale dei laureati italiani è del 15% ben lontano dalla media europea e ben lontano da quel 35% che sono i posti di lavoro che richiederanno la laurea. Le future generazioni rischiano di essere tagliate fuori dal mondo del lavoro.

 

Gentile Ministro come credere di agire per colmare questo gap (ammesso che conosca il problema)? Quali sono i piani di investimento e strategie messe in campo per raggiungere questo risultato? C’è solo un modo (mi permetto io di suggerirle una soluzione): investimenti pubblici e privati nell’Università. In media l’Europa investe l’1,3% del loro prodotto lordo (negli Stati Uniti, per intenderci, si spende il 2,7% e nonostante la crisi non si pensa minimamente di tagliare in questo settore strategico). In Danimarca si spende il 2,27%. E in Italia? Lo dico subito non siamo ultimi, ma penultimi. Dietro di noi solo la Slovacchia che investe l’1,06% contro il nostro ragguardevole 1,08%.

 

Questa è una sfida molto importante e delicata per le future generazioni: si tratta di pianificare il loro futuro. Si tratta di un investimento a lungo termine e ci vorrebbero esperti con una visione seria e pragmatica, che vadano oltre il proprio naso, cosa che francamente il ministro dell’Istruzione non mi pare essere. Dalle decisioni che oggi il governo assume dipende il futuro dei giovani italiani. Ma con tutto il rispetto, non credo il ministro Gelmini abbia chiaro in mente cosa fare. Ed è questo ciò che più di tutto mi preoccupa.

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