Good morning Afghanistan: 10 anni di guerra inutile e dannosa

Massimo Ragnedda (Tiscali)  ono passati dieci anni, e decine di migliaia morti, da quando gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno lanciato l’attacco all’Afghanistan. Dieci anni dopo la guerra continua e probabilmente durerà almeno altri dieci anni (secondo alcune stime le truppe statunitensi non andranno via prima del 2024). Dieci anni dopo tutto come prima: tranne le casse delle multinazionali di armi, molto attive in campagna elettorale, tra le poche a gioire per questa inutile guerra. Non è un caso che, assieme a quelle petrolifere, siano sempre in prima linea finanziando massicciamente i comitati elettorali dei candidati al congresso e alla presidenza. Tutti, più o meno, sul libro paga delle multinazionali. Un chiaro conflitto di interesse: o no? In Italia, solo per citare il nostro caso, mentre il governo spende 27 miliardi di euro in armi e guerra, taglia 8 miliardi alla scuola e ai servizi sociali. In fondo ogni governo ha le sue priorità. Padre Zanotelli, intervistato sull’Espresso, si chiede:  “Vorrei sapere che tipo di pressione fanno le industrie militari, come Finmeccanica, sul Parlamento per ottenere commesse di armi e quali percentuali prendono i partiti”.

Good morning Afghanistan. E buoni affari ai mercanti di armi e morte. Era il 7 ottobre 2001, il cuore di New York ancora fumava, il mondo era sotto shock e gli Stati Uniti feriti dovevano reagire. Era stato individuato il colpevole, Osama Bin Laden, l’ideatore del micidiale attacco, e i Talebani, colpevoli di dargli ospitalità. In Afghanistan c’era la centrale operativa, il Quartier generale delle forze del male, la stanza dei bottoni di Al Qaida. Urgeva un’azione militare: in pochi allora protestarono, a dire il vero non si ebbe quasi neanche il tempo di farlo.

I talebani, brutti e cattivi, colpevoli di quanto successo l’11 Settembre, dovevano essere puniti. Così ha deciso la corte: l’udienza è tolta, inizino le bombe. Sembra una sceneggiatura perfetta per una fiaba per bambini: i buoni, feriti, reagiscono contro i cattivi. Il bene contro il male. Ci è stato detto, ridetto e ripetuto in tutte le lingue: è una guerra di liberazione dal regime talebano per portare democrazia, pace e benessere. Tutte le guerre sono ufficialmente fatte per questi “nobili motivi”. Ma dietro le ragioni ufficiali ve ne sono sempre altre di ragioni, celate e ben nascoste per non turbare i cittadini del “regno del bene”.

A distanza di 10 anni, però, un piccolo bilancio può essere fatto. Il primo e più drammatico è questo: 67 mila vittime (secondo le stime ufficiali fornite da Onu, Nato, Crocerossa) e, solo negli ultimi 5 anni, 730mila sfollati (stimati dall’agenzia Onu per i rifugiati, Unhcr). La povertà assoluta è passata dal 23 al 36% e la mortalità infantile è passata dal 147 al 149 per mille. A diminuire invece sono: l’aspettativa di vita, che passa da 46 a 44 anni, e il tasso di alfabetizzazione, che passa dal 31 al 28 per cento. Secondo Amnesty International le condizioni di vita della popolazione che vive nelle zone maggiormente colpite dalle azioni degli insorti sono decisamente peggiorate. Dunque la guerra, oltre ai sacrifici di migliaia di vite umane, non ha portato nessun beneficio alla popolazione: anzi, in molti casi, ne ha peggiorato le condizioni. Tutto questo nonostante la comunità internazionale dal 2001 a oggi abbia speso 40 miliardi di dollari di “aiuti umanitari”. Senza contare i miliardi di dollari spesi in armi.

Un altro dato interessante sul quale vale la pena di riflettere è l’esplosione della produzione di oppio che ha superato quella prodotta ai tempi dei talebani: si è passati dagli 82mila ettari coltivati nel 2000 ai 123mila ettari di oggi. L’Afghanistan, secondo stime ufficiali, esporta circa 400 tonnellate di eroina ogni anno. Non meno preoccupante è l’uso che se ne fa: in Afghanistan si stimano circa 350mila tossicodipendenti con tutto ciò che questo comporta. Non dimentichiamoci che, come Antonio Maria Costa, per oltre 8 anni direttore generale dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la Droga e la Criminalità (Unodc), ha messo in evidenza, l’industria della droga è in forte espansione e i proventi vengono reinvestiti solo in parte in attività illecite, mentre una buona parte di questi capitali sono immessi nell’“economia lecita”. Una manna dal cielo per il mondo degli investimenti finanziari, soprattutto in un periodo di crisi di liquidità, come quello attuale.

 

Good morning Afghanistan. Ma perché tutto ebbe inizio? Perché è iniziata questa guerra? Il casus belli, come detto, è stato l’11 settembre e la sete di vendetta statunitense. Bisognava punire i colpevoli: i talebani erano i perfetti capri espiatori. Oltre ai chiari insuccessi militari, testimoniati dalle cifre, alcuni dubbi sulla legittimità di quella guerra vengono. Provo ad elencarne qualcuno:

 

a) Ma davvero crediamo che 4 barbari ignorati arroccati in una caverna a migliaia di chilometri di distanza avessero la forza, le capacità e l’ingegno di eludere i più sofisticati sistemi di controllo e di autodifesa del più potente esercito al mondo? Ricordo che è stato colpito il Pentagono, ovvero il comando operativo dell’esercito statunitense, mica la casa in campagna di un vecchio contadino.

 

b) È mai possibile che un’operazione bellica così sofisticata sia stata preparata in meno di 4 settimane? Ricordo che l’attacco contro l’Afghanistan è iniziato il 7 ottobre, ovvero appena 26 giorni dopo l’11 settembre. Sarebbe molto ingenuo pensare che si possano spostare porta aerei, blindati, carri armati, armi, munizioni e tutto l’equipaggiamento militare in così poco tempo, senza un preventivo piano d’attacco. Tutti gli analisti militari lo possono confermare. Infatti, e non è un caso, il piano d’attacco all’Afghanistan sia stato ideato ben prima dell’11 Settembre. La domanda allora è: perché prima dell’11 settembre era già pronto un piano d’attacco all’Afganistan (BBC News, 8 Settembre 2001US “planned attack on Taleban”)?.

 

c) Se i Talebani erano così cattivi perché l’amministrazione Bush ha dato loro, nel marzo 2001 (pochi mesi prima della guerra), 43 milioni di dollari, giustificandoli come aiuti economici in cambio della lotta contro la droga portata avanti dagli afgani (Robert Scheer,  Los Angeles Times, 22 Maggio 2001)?

 

d) Perché se i Talebani sono considerati così cattivi, il loro inviato Rahmatullah Hashimi si reca negli Stati Uniti pochi mesi prima della guerra ed incontra alti funzionari del Dipartimento di Stato americano? Non solo, ma Hashimi tiene una conferenza all’Atlantic Council of the United States (ACUS) e alla “Central Asia-Caucus Institute (CACI) of Johns Hopkins University”.

 

Gli USA hanno cercato di legittimare i talebani agli occhi degli occidentali: in fondo il loro barbaro regime non era così diverso dal teocratico regime saudita, tuttora fedele alleato statunitense. A proposito: perché se crediamo tanto nell’esportazione dei diritti umani, non bombardiamo l’Arabia Saudita? Non è forse quello un regime che reprime i più elementari diritti civili e dove alle donne è proibito persino guidare?

 

A meno che non vogliamo credere che la questione dei diritti umanitari sia solo un facile slogan propagandistico. Non sarà mica così?

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