Lettera aperta a Prof. Monti

Massimo Ragnedda (TiscaliGentile professore mi permetto di scriverle una lettera pubblica per farle qualche domanda. Abbiamo tutti notato il cambio di stile (finalmente un po’ di sobrietà e serietà), la sua professionalità e signorilità. Aspetti che, personalmente, mi rendono particolarmente felice, ma che da soli, vien da sé, non bastano. Dopo anni di volgarità e teatrini molto tristi, una persona per bene, normale e incensurata ci sembra un miracolo (come Enrico Letta le ha ricordato in quella lettera privata divenuta pubblica), mentre dovrebbe essere la conditio sine qua non per fa politica. Ma non è sullo stile che voglio interloquire con Lei. Come nostro presidente del Consiglio dovrà prendere delle decisioni molto difficili in nome e per conto degli italiani. Sinora lei ha goduto di un trattamento molto speciale da parte dei media nazionali: un po’ come i telegiornali Mediaset o il TG1 e il TG2 trattavano il suo predecessore. Converrà con me che questo non è giornalismo. Il cambiamento di stile lo vogliamo anche in queste cose: la possibilità di avere risposte a domande concrete. L’opinione pubblica ha il diritto di sapere, al di là della sbornia di entusiasmo, da chi è guidata e quali sono, al di là dei proclami, i suoi obiettivi di governo. Insomma, vogliamo sapere chi pagherà la crisi. Mi permetto, perciò, di farle qualche domanda. Sarò chiaro e diretto, nel solco del nuovo stile da Lei inaugurato.

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Io antiberlusconiano convinto, non riesco a gioire della sua caduta

di Massimo Ragnedda (TiscaliSono un antiberlusconiano convinto, della primissima ora, da quando un magnate dell’informazione (caso unico al mondo e molto pericoloso per una democrazia) si è affacciato direttamente sulla scena politica. Sono un antiberlusconiano nel senso che detesto il modo in cui, quello che buona parte della stampa internazionale ha definito senza esitazione un pagliaccio, ha governato il nostro paese. Sono un antiberlusconiano semplicemente perché l’Italia, terra nobile di cultura e ingegno, di viaggiatori e poeti, di santi e brava gente merita di meglio di un premier ridicolizzato in tutto il mondo (tranne che da Putin, Gheddaffi e qualche altro vecchio tiranno).

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