Nonostante le modifiche rimane una pessima manovra finanziaria

Massimo Ragnedda (Tiscali) Basta chiamarlo governo tecnico. Il governo Monti è chiaramente un governo politico; della nuova fase politica, dove le scelte politiche le dettano le banche, i grossi gruppi finanziari internazionali e i grossi investitori esteri. Sono loro che hanno in mano le sorti dell’Italia, dell’EU e degli altri Paesi democratici. Sono le banche i nuovi tiranni del XXI secolo. La chiamano Finanzocrazia, Bancocrazia, Spreadcrazia. Chiamatela come volete, ma è evidente che siano le banche a dettare l’agenda politica, e non solo in Italia. Prima la Goldman Sachs, per citarne una, si limitava a reclutare persone influente nei singoli paesi. Ora vi è stato un salto di qualità: mettere i propri uomini nei posti chiave, là dove si decidono le sorti dei paesi e dei loro bilanci. Vedi Monti e Draghi, giusto per fare due esempi a noi vicini.


È la nuova politica, fatta di antipolitica (l’odio verso la classe politico-partitica non è mai stato così alto e l’astensione alla prossime elezioni si preannuncia altissimo), fatta di tecnici che dicono di agire sotto il ricatto degli spread e delle borse e impongono tagli e sacrifici in nome del mercato. Una nuova classe (a)politica dettata dalle lobby bancarie e finanziarie, che impediscono le tasse sugli enormi guadagni derivati dalle transazioni fiscali e impediscono la cancellazione dei paradisi fiscali dove vengono riciclati i soldi sporchi e fuggiti al fisco.
Secondo i calcoli di Manfred Bergmann, direttore per la tassazione presso la Commissione europea, con una semplice aliquota dello 0,1% sullo scambio di obbligazioni e azioni e dello 0,01% sui derivati entrerebbero nelle casse europee 57 miliardi di euro, con una netta riduzione dei contributi che i singoli stati versano alla UE: nel caso dell’Italia questo comporterebbe un risparmio di circa 6 miliardi di euro. Stiamo parlando di un prelievo irrisorio che potrebbe essere aumentato con conseguente aumento degli introiti per uno stato e riduzione delle imposte sui cittadini. Ma non solo. Si otterrebbe anche un altro grosso vantaggio: si stabilizzerebbero i mercati e si ridurrebbero le speculazioni. Mario Draghi si dice contrario. Chissà perché penso che i cittadini, a differenza di Draghi, sarebbero invece d’accordo a far pagare una parte della crisi anche agli speculatori finanziari che si arricchiscono velocemente e spropositatamente.
La scelta su chi debba pagare la crisi è la scelta politica per eccellenza di uno stato sovrano. Farla pagare ai pensionati, ai lavoratori e alle famiglie monoreddito, significa fare una manovra repressiva ed elitaria, che bastona i soliti e lascia intatti vecchi privilegi. Significa, in ultima analisi, far pagare i deboli. Prof. Monti aveva promesso una manovra rigorosa, equa e di rilancio. Ma è chiaramente rimasto solo il rigore per i ceti deboli che non possono sfuggire alla mannaia del fisco. Non ci voleva di certo un governo di esperti per fare la cosa più semplice, e iniqua, al mondo: aumentare le tasse sui carburanti, toccare le pensioni dei più deboli e reintrodurre la tassa sulla prima casa. E questo nonostante i miglioramenti apportati alla manovra, martedì 13 dicembre.
Non vi è accenno alla Patrimoniale che avrebbe portato un bel gruzzoletto per lo Stato e avrebbe reso la manovra più equa e giusta. Invece niente. Pesa il veto di Berlusconi. E la visione elitaria di Monti.
Non vi sono i tagli alle spese militari: solo per l’acquisto di 131 nuovi cacciabombardieri spenderemo 16 miliardi di euro, ovvero metà della finanziaria. Come dire: tolgo i soldi ai pensionati, aumento la benzina, introduco l’ICI per la prima casa per comprare 131 nuovi cacciabombardieri. Come non essere felici di questo. Lo si fa per contare di più nel mondo, per sedere al tavolo dei vincitori nelle prossime future guerre, ma nel frattempo sempre più persone (come le fonti ISTAT dimostrano) non riescono ad arrivare alla fine del mese e a sedersi in una tavola imbandita. Ma avremmo nuovi aerei ed era quello di cui avevamo bisogno. Le famiglie che non hanno di che mangiare ringraziano.
Non introdurranno l’asta sulle frequenze televisive. Berlusconi minaccia di staccare la spina. Quell’asta, così come accade in ogni angolo del pianeta, frutterebbe diversi miliardi di euro. Ma Prof. Monti decide di regalarle: chissà, azzardo un’ipotesi, forse era la merce di scambio per far dimettere l’ex premier. E così altri 4 miliardi di euro vengono a mancare nelle casse dello Stato: ma tanto ci sono le pensioni da toccare e il PD non minaccia di staccare la spina per questo. Troppo responsabile per farlo.
La famosa questione dell’ICI alla Chiesa Cattolica. Dopo tanto clamore, legato al tam tam in rete che ha spinto i main stream media a parlarne, Bagnasco si dice pronto ad aprire una trattativa. Caro Cardinal Bagnasco, lo dico con il dovuto rispetto, non si deve aprire una trattativa come si trattasse di un atto di clemenza nei confronti degli italiani: la Chiesa deve pagare come tutti gli altri, né di più (nessuno lo pretende) né di meno, semplicemente il giusto. E come se un comune mortale sull’ICI dicesse: va bene trattiamo. No, il comune mortale paga e basta. La Chiesa, invece, si prende il lusso di trattare e, come ogni negoziato che si rispetti, otterrà dei benefici, ovvero sconti, ovvero meno soldi per gli italiani. Tanto c’è la benzina da tassare e le pensioni da tagliare. Quelle dei più deboli si intende. Invece si dovrebbero tassare quelle super e non limitarsi, come la Fornero ha promesso dopo varie pressioni, ad un contributo di solidarietà del 15% sulle pensioni sopra i 200 mila euro annui. Ne cito alcune: Mauro Sentinelli, classe ’47, ex manager Telecom, 3 mila euro al giorno di pensione. No, non ho sbagliato scrivendo, sono veramente 3000 euro al giorno, ovvero 90.000 euro al mese, ovvero più di un milione di euro all’anno. Vittorio Sgarbi, ex parlamentare, in pensione a 54 anni, 8 mila e 500 euro al mese, Alfonso Pecoraro Scanio, ex parlamentare, in pensione a 49 anni, 9 mila euro al mese. Achille Serra, Senatore che oltre allo stipendio da parlamentare (mica quisquilie) percepisce una pensione di 22 mila euro al mese. Giuliano Amato 31.411 euro al mese o, se preferite, 1.047 euro al giorno. Giusto qualche esempio di pensioni d’oro che andrebbero completamente riviste. Non crede? E non dica che i diritti acquisiti non si toccano, come se quelli degli altri pensionati non siano diritti acquisiti..
Bene l’introduzione di un tetto per gli stipendi della Pubblica Amministrazione. Sarebbe auspicabile, in chiave di ridistribuzione delle risorse, un tetto agli stipendi dei manager. Perlomeno di quelli pubblici. Penso a Guargaglini di Finmeccanica che mentre si appresta a mettere in cassa integrazione e poi licenziare migliaia di persone percepisce uno stipendio di 4.712.000 euro. Penso a Scaroni (era con lei alla riunione del gruppo segreto Bildeberg questo anno) dell’ENI 4.272.000 euro o a Fulvio Conti dell’ENEL con 2.620.794 euro annui. Ma anche un tetto ai super manager delle banche e delle altre società sarebbe auspicabile, fermi restando che essendo private possono liberamente scegliere come retribuire i propri manager e dirigenti. Penso al suo ministro Passera che nel 2010 ha licenziato 5000 persone mentre intascava 3.811.000 euro. Infine mi viene in mente Profumo (qualcuno pensa a lui come potenziale papa straniero di un governo di centro sinistra), l’ex CEO dell’Unicredit che ha avuto una buona uscita (nel Settembre 2010) di 38 milioni di euro, mentre l’Unicredit ha chiuso l’anno con un utile netto in calo del 22%. In altre parole lui guidava una banca che ha perso il 22% e per questo ha guadagnato 38 milioni di euro. Lasciatemi dire che trovo immorale e ingiusto tutto questo.
Il capitolo tagli alla politica rimandati a data da destinarsi. Ma di questo non parlo: sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. La classe politica ha commesso un imperdonabile errore.
Infine non si parla di lotta alla corruzione, vero cancro da estirpare e che penalizza ed indebolisce il nostro paese e che costa agli italiani, secondo i dati della Corte dei Conti, 60 miliardi di euro (il 30% in più rispetto al 2009) né di inasprimento della lotta contro le mafie. Roberto Saviano nel suo intervento nell’auditorium della New York University ha evidenziato come «tra 400 e 500 miliardi di dollari della criminalità ogni anno vengono riciclati dalle banche americane», e si tratta di «liquidità che arriva alle mafie e viene a mancare al sistema sano». Mi associo all’appello di Saviano: spero che tra le priorità del Governo Monti vi sia una dura lotta contro le mafie che sappia aggredire questo immenso capitale riciclato nelle banche americane. Anche se quest’ultime, immagino, non gradiranno.
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One Response to “Nonostante le modifiche rimane una pessima manovra finanziaria”

  1. insiemepersangiorgio Says:

    la risposta all’ultimo rigo del post e’ purtroppo la notizia della prossima “amnistia” …

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