Banche da salvare perché troppo grosse per fallire: l’irrazionalità del capitalismo finanziario

Massimo Ragnedda (Tiscali) La JpMorgan ha recentemente perso 2 miliardi di dollari in seguito ad operazioni speculative sbagliate, ma essendo considerata troppo grande per poter fallire continua a ricevere aiuti dallo Stato. William K. Black, professore associato di economia e diritto presso l’Università del Missouri-Kansas City ed ex consulente finanziario per il governo statunitense, ha sostenuto: “È semplicemente irrazionale consentire che una tale istituzione esista, particolarmente perché può facilmente incappare in una perdita di gestione ordinaria di due miliardi di dollari”.Concordo con Prof. Black: in un sistema razionale un’istituzione come la JpMorgan non dovrebbe essere tollerata. Ma noi viviamo in un mondo totalmente irrazionale, capovolto, dove ciò che conta sono le speculazioni, i titoli tossici e dove gli squali della finanza affondano gli Stati e impongono governi. Viviamo in un mondo totalmente irrazionale dove lo Stato è costretto a strangolare i cittadini per far arricchire gli speculatori finanziari che come strozzini si avventano sugli Stati in difficoltà.

Così, in questo mondo capovolto, mentre la banca d’affari statunitense può “giocare” sui mercati finanziari qualcosa come 296 miliardi, la Grecia affonda sotto il peso di 266 miliardi di debiti. Da una parte un immenso bottino di soldi virtuali per speculare in borsa, dall’altra la vita e il futuro di 10 milioni di persone. Da una parte gli stipendi e i bonus pazzeschi degli amministratori delegati del mondo della finanza (nel solo 2009 il totale dei bonus versati nella City londinese al management della finanza britannica si è attestato, in base ai dati forniti dal Centre for Economics and Business Research, tra i 5,7 – 6,9 miliardi di euro), dall’altra la povertà che aumenta, e non solo ai piedi del Partenone.

Da una parte la Grecia ha ottenuto negli ultimi due anni prestiti per 210 miliardi di euro, in realtà solo la metà è stata erogata, in cambio di tagli pesantissimi, licenziamenti di massa e riduzione dei servizi sociali (tutto questo chiamato con un eufemismo “riforme”), e dall’altra le grosse banche d’affari continuano a ricevere “aiuti” che, è bene sempre ricordarlo, provengono dalle tasse dei cittadini. Come ha detto bene Prof. William K. Black “i sussidi governativi sono una spinta per incoraggiare la frode e la speculazione”.

Così, sempre in questo mondo capovolto, mentre i manager dei grandi “hedge fund” intascano miliardi di dollari, in Grecia, stritolata dalla speculazione internazionale, 3 milioni di persone vivono sull’orlo dell’esclusione sociale. Così mentre John Paulson fondatore della Paulson & Co nel 2010 ha intascato qualcosa come 5 miliardi di dollari (8 mila miliardi di vecchie lire, lira più, lira meno), in Grecia la disoccupazione giovanile è al 51%. È assolutamente irrazionale che una sola persona possa guadagnare in un anno cifre così astronomiche, perlopiù investendo sui titoli di Stato. Ma John Paulson non è il solo manager degli hedge fund ad intascare compensi smisurati. Tra gli altri ricordo David Tepper di Appaloosa Management, Ray Dalio di Bridgewater Associates e James Simons della Renaissance Technologies: nel 2010 hanno tutti avuto guadagni personali tra i due e i tre miliardi di dollari.

Trovo tutto questo assolutamente irrazionale. Da una parte gli hedge fund, o i cosiddetti vulture fund “fondi avvoltoi”, “investono” in Stati in crisi, come la Grecia, razziando titoli a prezzi stracciati per poi avviare cause legali per recuperare l’intero debito e far arricchire i loro manager, e dall’altra un intero popolo chiamato al sacrificio per far arricchire gli avvoltoi. Così, in questo mondo irrazionale, mentre i manager degli hedge fund intascano miliardi di dollari, i paesi sotto attacco degli speculatori sono costretti, per onorare i debiti contratti con gli speculatori, a licenziare, aumentare le tasse, tagliare i diritti dei lavoratori, tagliare le pensioni. Così, mentre le tensioni sociali aumentano, mentre cresce la povertà e diminuiscono i diritti dei lavoratori, mentre diminuiscono le tutele sindacali e le pensioni, lo Stato, che dovrebbe tutelare i cittadini dagli “attacchi esterni”, interviene prelevando dalle loro tasche per consegnarle agli avvoltoi che, dalle loro comode poltrone, ringraziano sentitamente.

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