Falcone e Borsellino sono i miei eroi, non lo stalliere di Arcore

Massimo Ragnedda (TiscaliVenti anni fa venne barbaramente ucciso Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta. Neanche due mesi dopo anche a Paolo Borsellino e agli uomini della sua scorta è toccata la stessa sorte. Due uomini che hanno dato la loro vita per contrastare la mafia. Due fedeli servitori dello stato, due acerrimi nemici della mafia, due eroi. Mi vengono i brividi ogni volta che penso a quando l’ex premier e il senatore Marcello Dell’Utri hanno considerato eroe Vittorio Mangano, lo stalliere di Arcore, un ergastolano mafioso, pluricondannato, morto in silenzio omertoso. Un’offesa indelebile, gravissima e che pesa come un macigno sulla cultura della legalità e che non può trovare nessuna giustificazione. Il miglior alleato della mafia, lo voglio sottolineare con chiarezza, è la sua giustificazione a livello istituzionale, la sua non condanna, la sua contiguità con pezzi dello stato.

Vedo tanta, troppa ipocrisia in giro nel ricordare Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, morti mentre facevano il proprio dovere di magistrati, fedeli ed onesti esponenti della magistratura, quel cancro del paese come ama dire l’ex premier.

Morti prima di essere ammazzati, morti quando furono lasciati soli, denigrati, ingiuriati, delegittimati. Morti nelle sconfitte istituzionali, nei depistaggi, nelle stroncature di carriere. Ricorda giustamente Ilda Boccassini – fedele e coraggiosa donna delle istituzioni  – che in Italia non c’è stato uomo che abbia accumulato nella sua vita più sconfitte di Falcone. Ricorda il giudice Boccassini – spesso ingiuriata e delegittimata – che il suo amico Falcone fu bocciato come consigliere istruttore, bocciato come procuratore di Palermo, bocciato come candidato al CSM e sarebbe stato bocciato anche come procuratore nazionale antimafia se non fosse stato ucciso. In Italia non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità di quella di Giovanni Falcone. Moriva lentamente, ogni giorno di più, sempre più solo ed abbandonato, denigrato ed indebolito dalla mafia istituzionale.

Ora, assieme al suo amico Borsellino, sono osannati perché morti, ora sono eroi perché incapaci di istituire maxi processi e perseguire non tanto la bassa manovalanza mafiosa, ma la mafia dei colletti bianchi, quella del business, quella degli affari, quella delle istituzioni. La vita di Falcone, è bene ricordarlo, non è mai stata premiata da pubblici ed istituzionali riconoscimenti, non è mai stata interamente apprezzata nella sua eccellenza, ma è stata spesso denigrata, attaccata, insultata. Se fosse vivo oggi non sarebbe un eroe, ma sarebbe considerato parte di certa magistratura ideologizzata, parte di quel tumore che divora il paese. Ricordo quando al Maurizio Costanzo Show, Totò Cuffaro, che subito dopo sarebbe diventato Presidente della Regione Sicilia, accusava e insultava li giudice Falcone.

La mafia vive nelle zone di ombre, nella continuità, nei sorrisi complici, nel silenzio delle istituzioni, negli appalti truccati, nelle leggi anticorruzione che non passano in parlamento, nel divieto di concedere l’arresto ad un parlamentare considerato l’uomo dei casalesi, nel rientro dei soldi sporchi sotto anonimato e pagando una tassa del 5%. La mafia vive grazie alla denigrazione del lavoro della magistratura, grazie alle offese istituzionali, grazie ai candidati in odor di mafia, grazie ai voti dei capiclan. La mafia vive nella contiguità, nella vicinanza o comunanza di interessi tra politici e mafiosi, tra istituzioni e assassini.

La politica deve fare piazza pulita di tutti coloro che hanno avuto e hanno frequentazioni mafiose, anche se non giudicate colpevoli dalla magistratura. Ricordo le parole di Paolo Borsellino:”C’è un equivoco di fondo. Si dice che il politico che ha avuto frequentazioni mafiose, se non viene giudicato colpevole dalla magistratura, è un uomo onesto. No! La magistratura può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Le istituzioni hanno il dovere di estromettere gli uomini politici vicini alla mafia, per essere oneste e apparire tali.”

Sagge e profonde come una caverna le parole e il pensiero di Paolo Borsellino. Profondo come il mare il loro esempio e il loro insegnamento, la loro forza e la loro integrità morale. Loro sono i miei eroi, non di certo lo stalliere di Arcore.

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