Rinunciare al proprio stipendio di sindaco per i terremotati è molto di più di un atto di solidarietà

Massimo Ragnedda (Tiscali). La classe politica italiana dovrebbe prendere esempio dalla giunta comunale di Bortigiadas (piccolissimo comune della provincia di Olbia-Tempio, Sardegna) che ha deliberato la concessione di un contributo straordinario in favore delle popolazioni colpite dal terremoto – previa apposita variazione di Bilancio – di 5.000 euro. Il messaggio più forte e chiaro arriva dal sindaco Emiliano Deiana (36 anni, PD) che ha deciso di rinunciare alla indennità di carica per il mese di giugno (1100 euro) per destinarla interamente alle popolazioni colpite dal terremoto. Lo stesso hanno fatto gli assessori del comune di Bortigiadas che hanno rinunciato per il mese di giugno alle indennità di carica destinandole per le medesime finalità.

Non è demagogia, ma è solidarietà che nella sua essenza più pura indica un atteggiamento di benevolenza e comprensione, ma soprattutto di sforzo attivo e gratuito, atto a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che ha bisogno di un aiuto.

Badate, come lo stesso sindaco ha precisato, non si tratta però solo di un atto di solidarietà, la quale può comunque essere esercitata da ognuno nelle forme anonime che preferisce, ma è anche un chiaro messaggio rivolto alla classe politica nazionale, affinché contribuisca in prima persona ad alleviare un dramma nazionale. E magari, perché no, conquistare un po’ di credibilità e sentirsi più vicini alla popolazione. La classe politica, dal più piccolo comune sino alla più grande città passando per il parlamento e i consigli provinciali e regionali, prenda esempio. Rinunci per un mese alla propria indennità e destini questi soldi, che non sono solo simbolici ma utilissimi in un momento difficile come questo, alle popolazioni in difficoltà.

Fateli voi i conti: ci sono in Italia più di 8000 comuni, 20 regioni, 110 province (cui corrispondono 107 Amministrazioni Provinciali membri dell’UPI), un parlamento con circa 1000 parlamentari. Se ognuno di loro rinunciasse per un solo mese al proprio stipendio si raggiungerebbe una cifra enorme, immediatamente disponibile e utilissima in un momento eccezionalmente critico. Sarebbe un modo concreto  per aiutare le persone in difficoltà. Un gesto umano, di solidarietà, un gesto degno di una classe politica che vuole essere all’altezza di guidare un paese.

Sarebbe anche un concreto atto politico, in un paese che affoga nell’opportunismo, nell’arrivismo e in una politica fatta per scopi privati e non come servizio pubblico e nell’interesse della collettività. Potrebbe costituire un momento di riscatto, uno scatto di orgoglio e di dignità per una classe politica che attraversa un grave periodo di instabilità e di sfiducia da parte della popolazione.

Facile definirla demagogia. Facile ma sbagliato, perché definire questo atto di solidarietà come demagogia significa non cogliere il punto, non vedere l’essenza di un atto di solidarietà di cui la società contemporanea ha sempre più bisogno a fronte dello sconcerto prodotto dai processi di globalizzazione, della crisi dello Stato sociale, del prevalere della logica del mercato anche di fronte ai momenti di crisi. La solidarietà è un concetto moderno che ha per antenati sia la nozione cristiana della carità, sia quella laica della fratellanza ed è alla base della democrazia e della vita politico-culturale italiana.

È un chiaro atto di solidarietà quello della giunta comunale di Bortigiadas, ma anche un atto politico, un messaggio che dovrebbe essere raccolto dalla classe politica italiana. Servirebbe alle popolazioni in difficoltà, ma anche ad una classe politica distrutta da una serie di scandali (da Lusi a Formigoni, da Penati al Trota) per riconquistare un po’ di dignità.

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