La dura lezione libica: la democrazia non si esporta militarmente

Massimo Ragnedda (Tiscali) “Tutto è cambiato in meglio. Le persone sono più distese e aperte con americani, francesi e inglesi. Sono benvoluti”. Così si era espresso, qualche settimana prima che fosse ucciso, l’ambasciatore statunitense Chris Stevens a proposito della situazione in Libia. L’ambasciatore Stevens, il primo alto funzionario statunitense ucciso all’estero negli ultimi decenni, si diceva molto ottimista sulla situazione della Libia “liberata” grazie ai bombardamenti della Nato e ai gruppi anti-Gheddafi armati e sostenuti dalla stessa Nato.  I fatti lo hanno tristemente smentito e la sua morte deve essere un monito per tutti noi. Una dura lezione che dovrebbe farci capire, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che non si esporta militarmente la democrazia, come si è cercato di fare in Iraq e in Afganistan. Una dura lezione che dovrebbe farci riflettere sul fatto che spetta al popolo scegliere da quale leader deve essere guidato. La morte dell’ambasciatore statunitense, e di altri tre suoi connazionali, deve necessariamente indurci a pensare che la strategia di armare e finanziare gruppi di estremisti e fondamentalisti non solo non funziona ma è anche masochista, perchè una volta destituito il “tiranno” saranno loro a prendere il sopravvento e a scagliarsi contro l’occidente. Come nei peggiori degli incubi, armiamo la mano del nostro assassino. 

E ora che facciamo? Obama ha inviato due navi da guerra: a far cosa? A fare la guerra ai gruppi che un anno fa ha armato? A riesumare il cadavere di Gheddafi per avere qualcuno contro qui prendersela? Vuole tirar sui gli edifici che una anno fa ha distrutto, per bombardarli ancora? O è una semplice mossa elettorale?

Stiamo consegnando, e non mi stancherò mai di ripeterlo, paesi laici come l’Iraq, la Libia e la Tunisia ai peggiori fondamentalisti e ottusi oscurantisti accecati dall’odio e dall’ignoranza. In Tunisia una delle prime norme inserite nella nuova costituzione è stata la complementariatà della donna all’uomo. In altri termini, l’articolo 27 della nuova Costituzione approvato da una commissione dell’Assemblea costituente tunisina dichiara la donna complementare all’uomo, ovvero un essere inferiore, cioè un oggetto. La Tunisia aveva una delle costituzioni più liberali e garantiste del Nord Africa, ora si allinea alla teocrazia saudita, fedele alleata degli Stati Uniti.

In Libia la Nato è intervenuta militarmente per deporre il tiranno. A distanza di un anno possiamo chiederci se ha avuto veramente senso quell’intervento militare. Ha avuto senso bombardare la Libia (e prima l’Iraq), per liberarla da un tiranno e gettarla in mano a ottusi oscurantisti? Stiamo attenti quando armiamo le bande di criminali. Stiamo attenti quando pur di abbattere un tiranno non più complice dei nostri crimini (vedi Saddam per quasi due decenni fedele alleato statunitense nel Medio Oriente), armiamo e mandiamo al potere i peggiori fondamentalisti. In Libia è quello che è successo. Gheddafi sino a qualche mese prima che la Nato decidesse di farlo fuori, era il benvenuto in Italia e a Parigi, con lui si firmavano importanti accordi commerciali e “trattati anti immigrazione” e veniva accolto da Veline e cavalieri. Gheddaffi era libero di piantare la sua tenda nelle principali capitali europee. Poi si è presa la palla al balzo e come se niente fosse si è deciso di destituirlo, bombardando la Libia e, facendoci credere ancora una volta, che così si esporta la nostra democrazia. Guardatela ora la Libia: è veramente un posto più sicuro?

È quel posto democratico del quale l’ambasciatore Stevens ci parlava? Non credo proprio. Ahimè, se possibile, le cose sono anche peggiorate. E allora la domanda che mi pongo è: siamo sicuri valga la pena bombardare paesi sovrani, far scorrere tanto sangue, per destituire un tiranno e sostituirlo con peggiori? Ne è valsa la pena finanziare i jahdisti in Afganistan per combattere i sovietici ed ora trovarci impatanati una guerra che dura da 11 anni? Ne è valsa la pena destituire Saddam e fare centinaia di migliaia di morti, lasiare un paese distrutto e instabile, in balia di attentanti, massacri e violenza? Ne è valsa la pena bombardare e distruggere la Libia per destituire Gheddafi e lasciar campo libero a integralisti e fondamentalisti? E ancora, siamo sicuri che ci convenga destituire Assad armando e finanziando salafiti e integralisti? Ci troveremo qui, tra qualche anno, a commentare altri episodi di violenza in un pease che credevamo liberato e pacificato?

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