Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo

Massimo Ragnedda (Tiscali) Chavez ha vinto, per la quarta volta consecutiva, elezioni democratiche. In questi anni di governo ha resistito a  diversi colpi di stato, quasi una prassi nei paesi latino americani quando uno stato vira in una direzione avversa a quella statunitense (vedi il Chile di Pinochet), e ad una campagna di disinformazione che non ha eguali nel mondo. Lo dico sin da subito: Chavez non è un santo (quale premier nel mondo lo è?) e ha mille difetti e commette milioni di errori. I media occidentali si focalizzano soprattutto su questi. Io, invece, provo a focalizzare l’attenzione su alcune cose positive che Chavez ha portato avanti in questi anni, senza per questo santificare la sua immagine. Da sociologo della comunicazione mi incuriosisce capire come un presidente dipinto dalla stampa occidentale come un dittatore, possa essere democraticamente eletto per quattro volte. E allora, senza pregiudizi di sorta, proviamo assieme a capire cosa mai possa aver spinto i venezuelani a rieleggerlo un’altra volta ancora.

Chavez, pur con tutti i suoi errori, ha eliminato l’analfabetismo in meno di 7 anni (l’ignoranza, ricordo, è da sempre una delle armi dei dittatori e lui, invece, ha deciso di combatterla e non di assecondarla) e tre milioni di venezuelani sono stati inseriti nell’istruzione primaria, secondaria e accademica. Chavez il populista ha innalzato i salari minimi e ha aumentato le pensioni. Il contrario del’Italia, per intenderci, dove i dipendenti pubblici perderanno nel complesso oltre 6mila euro tra il 2010 e il 2014 e l’età per andare in pensione è stata innalzata.

Ha cambiato la costituzione per essere rieletto. Vero, ma quella costituzione è stata votata dai cittadini e lui alle elezioni è sempre stato democraticamente votato. Inoltre, grazie ad una norma voluta dallo stesso Chavez, basta un referendum per destituire il presidente eletto nella seconda metà del mandato. Questo referendum è stato usato contro Chavez nel 2004 per destituirlo, ma Chavez vinse. Ricordo, inoltre, che la costituzione italiana e quella tedesca non hanno limiti di mandato e non per questo possono essere definite antidemocratiche.

Chavez, “il dittatore” eletto democraticamente, ha dato l’assistenza sanitaria gratuita a tutti, e per la prima volta nella storia del Venezuela quasi il 70% della popolazione (circa diciassette milioni di cittadini) ricevono assistenza medica e medicinali gratuiti, e ha creato circa seicento centri di diagnostica proprio quando una parte del mondo occidentale, in nome dell’efficienza, dei mercati e della crisi, riduce il diritto alla sanità considerato un costo inutile. È invece un diritto fondamentale per uno stato sociale. Il governo tecnico di Monti, ad esempio, pensa di tagliare la spesa sanitaria di 1,5 miliardi nel 2013.

Chavez il populista ha tolto dalla povertà milioni di persone usando i proventi del petrolio che un tempo erano privati: si chiama ridistribuzione della ricchezza, principio base della sinistra. Si può anche essere contrari a questo principio, ed è una delle differenze tra chi crede nel libero mercato e chi crede che lo stato debba intervenire nell’economia per redistriburie la ricchezza. Legittime entrambe le posizioni e spetta al popolo decidere da quale di questi due modelli debba essere governato. E i venezuelani hanno scelto il secondo modello, dopo averlo provato per diversi anni e averne verificato i pro e i contro.

Chavez l’antidemocratico ha varato una legge che impone alle banche di versare il 5% dei profitti netti per progetti dei consigli comunali (nel 2009, grazie a questa norma, circa 73 milioni di dollari sono finiti per programmi sociali volti a soddisfare i bisogni della maggioranza povera del Venezuela). Chavez ha anche imposto che il 10% del capitale di una banca debba essere messo in un fondo per pagare pensioni e stipendi nell’eventuale caso di bancarotta. Diversamente dai paesi democratici dove lo stato prende dai cittadini per dare alla banche. Il caso Monti è esemplare, con quasi 2 miliardi di euro (frutto delle tasse dei cittadini) finiti – attraverso lo strumento dei Tremonti bond – al Montepaschi di Siena. Anche se è populista dirlo, avrei preferito che quei soldi fossero finiti nelle tasche degli esodati o pensionati piuttosto che in una banca in cui il suo nuovo presidente, Alesasndro Profumo, ha preso, nel solo 2010, 40 milioni di euro di buona uscita. 80 miliardi di vecchie lire, per intenderci. E di sola buonuscita, preciso.

Chavez il populista ha speso, grazie alla nazionalizzazione del petrolio, 314 milioni di euro per la ricerca scientifica, moltiplicando gli investimenti in ricerca scientifica di 23 volte e aumentando del 40% gli stipendi degli insegnanti. Chavez il dittatore ha finanziato, sempre usando i fondi della nazionalizzazione del petrolio, borse di studio per famiglie meno agiate e ha creato una banca popolare con bassi crediti per scopi sociali e umani come la creazione di cooperative o l’acquisto di un alloggio familiare.

Perchè tanto odio contro Chavez allora? Chavez il dittatore è uscito dal Fondo Monetario Internazionale e dalla banca mondiale e ha bloccato la fuga di capitali e della svalutazione della moneta locale, il bolivar. Un dittatore perchè ha osato andare contro la dittatura del Fondo Monetario Internazionale che concede prestiti in cambio di privatizzazioni per le multinazionali. Chavez ha deciso che i soldi del petrolio sono e devono restare in Venezuela e non finire nelle mani dei petrolieri. Populismo? Forse, ma non la pensano così le 12 milioni di persone che grazie a questi proventi ricevono più di 1 milione e 700000 tonnellate di alimenti a prezzi modici. La malnutrizione è scesa dal 14 % al 12 % e la mortalità infantile si è ridotta al 2%. Chiametelo populismo, ma grazie a questo la popolazione sotto la soglia di povertà è diminuita dal 37,9% (2005) al 23% (2009) ed è in continua discesa.

C’è lo spinoso aspetto dei diritti civili, tema tanto nel mondo occidentale. Nelle carceri venezuelane non troverete neanche una persona che è stata arrestata per reati di opinione, semplicemente perchè non esiste il reato di opinione. Inoltre già dal 2009 Chávez ha dato il suo appoggio ad una legge sulle unioni civili e ad una legge contro l’omofobia, mentre in Italia nel parlamento ancora si discute di questo. Hugo Chávez è stato accompagnato al seggio elettorale dal premio Nobel per la Pace guatemalteco Rigoberta Menchú e dal massimo difensore dei diritti umani violati nella vicina Colombia, Piedad Córdoba. Un’immagine simbolica che sottolinea come l’idea di violentatore dei diritti umani sia un’enfatizzazione dei media occidentali.

E poi c’è il problema dei problemi: la libertà di stampa. C’è un problema di libertà e informazione in Venezuela. È un problema molto delicato ed è difficile affrontarlo qui, perciò mi affido ai dati di Reporter Sans Frontieres. il Venezuela nel 2011/2012 risulta al 117 posto. Pessimo risultato certo, ma è pur sempre davanti, tra gli altri, ad Israele (133), alla Colombia (143), alla Turchia (148) e al Mexico (149). Avete mai sentito parlare di problema di informazione in Israele? Eppure è in una situazione peggiore rispetto al Venezuela. E della Turchia membro della NATO avete mai sentito parlare? Eppure è l’unico paese europeo, assieme all’Italia, ad essere considerato da Freedom House paese parzialmente libero. E della Colombia e del Messico? Interessa a qualcuno? No, direi di no. Allora chiediamoci: perchè tale accanimento contro Chavez? Se il problema è la libertà di informazione un simile trattamento dovrebbe essere riservato a Israele, alla Colombia e al Messico. Non siamo ingenui: per quanto il problema dela libertà di informazione sia un grave problema, non è di certo questa la causa di tale demonizzazione. È una scusa usata per attaccare chi ha osato andare contro il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale e, cosa ancora più grave, ha nazionalizzato i proventi del petrolio redistribuendo la ricchezza tra la povera gente. Chavez è stato un esempio seguito dall’Argentina (dove grazie a Cristina Kirchner la disoccupazione dal 34% è scesa al 3,5%; la povertà è diminuita del 55%; il pil viaggia a un +8% annuo e la produttività industriale è aumentata del 300%) e dalla Bolivia.

Sul versante poi del rispetto dell’ambiente, ricordo che il Venezuela è uno dei primi paesi in via di sviluppo a impegnarsi in questa direzione. Infatti dal Dicembre 2010 si è impegnato a rispettare il Protocollo di Kyoto e gli accordi intrapresi dalle Nazioni Unite riguardo al clima e all’ambiente.

Poi c’e il capitolo delle relazioni con gli altri paesi sudamericani: il presidente ecuadoriano Rafael Correa  ha detto “Chávez vincitore con quasi 10 punti di differenza! Viva Venezuela, viva la Patria Grande, viva la Rivoluzione Bolivariana!”. Il colombiano Santos si è complimentato e così anche l’Uruguay di Pepe Mújica (la moglie, la senatrice Lucia Topolansky, era costantemente al fianco del presidente durante la campagna elettorale); Evo Morales si è detto entusiasta per quello che ha definito un trionfo di tutta l’America latina e la presidente dell’Argentina ha scritto “La tua vittoria è la vittoria di tutta l’America latina. Sono emozionatissima. La tua vittoria è anche la nostra. È la vittoria di tutto il Sud America e dei Caraibi. Forza Hugo, Forza Venezuela, Forza Mercosur e Unasur”. Sono tutti impazziti questi presidenti sudamericani per congratularsi con il dittatore? Sono impazziti i venezuelani che per la quarta volta lo hanno democraticamente eletto?

Chavez non è un santo. I suoi difetti li conosciamo e sono ampiamente riportati nei nostri giornali, il Corriere e la Repubblica in primis. Ma tra lui e lo sfidante Capriles, esponente di estrema destra che l’11 aprile 2002 partecipò all’assalto all’ambasciata cubana durante il tentativo di golpe (quello sì antidemocratico) per destituire un presidente democraticamente eletto, preferisco di gran lunga Chavez. E poi ricordo che è stato il popolo ad eleggerlo con una partecipazione massiccia (più dell’80% degli aventi diritto) in elezioni che, secondo l’ex presidente americano Carter, sono state considerate esemplari.

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2 Responses to “Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo”

  1. david Says:

    Salve prof.,
    Ho apprezzato il taglio “oggettivo” che ha dato all’articolo.
    Non concordo con lei, concordo con l’evidenza che lei ci ha fatto notare (e per questo la ringrazio)
    a tal proposito le chiedo come giudica la “sterzata” dell’America latina verso politiche post-keynesiane così energiche?
    Valuta che questa sia una via percorribile anche in Europa e più specificatamente in Italia?

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  2. Uno sguardo sull’America Latina: “Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo”. « Un po' di mondo Says:

    […] Tratto dall’articolo “Chavez: odiato dall’Occidente e amato dal suo popolo” pubb… Vota:Share this:FacebookTwitterStampaDiggRedditStumbleUponEmailLike this:Mi piaceBe the first to like this. […]

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