Siria: una guerra mondiale combattuta a livello locale che mira a ridisegnare il Medio Oriente

syria_31Massimo Ragnedda (Tiscali) Sono passati più di due anni dall’inizio della guerra civile in Siria. Decine di migliaia di morti, centinaia di migliaia di profughi, città distrutte e un Paese in ginocchio. La guerra in Siria è, a tutti gli effetti, una guerra mondiale anche se combattuta a livello locale. È una guerra che coinvolge i principali attori a livello internazionale: Francia, Inghilterra, Turchia, le petromonarchie (Arabia Saudita e Qatar in testa) e in maniera più defilata gli Stati Uniti che armano, finanziano e supportano i ribelli anti-Assad e dall’altra Russia, Iran e in maniera più defilita la Cina che supportano le forze filogovernative di Assad. La posta in gioco è molto alta: ridisegnare il Medio Oriente, limitare l’ascesa dell’Iran e limitare le interferenze russe e cinesi in Medio Oriente, oltre ovviamente alla scontro tra sciiti e sunniti. L’Occidente, vien da sè, ha da sempre interessi strategici nell’area e non è il caso di elencarli. La Turchia, con Erdogan (leader del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) di ispirazione islamica sunnita), sogna di rifondare l’impero ottomano, così come le petromonarchie arabe (sunnite) sono interessate a contrastare l’ascesa economica, politica e religiosa dell’Iran (sciita) nella regione. Dall’altra, invece, troviamo gli interessi russi che proprio in Siria hanno un porto militare che si affaccia sul Mediterraneo. La cosa è ovviamente di vitale importanza da un punto di vista strategico, tanto che qualche settimana fa Sergeij Shoygu, ministro della difesa russo, ha ufficialmente comunicato che per tutelare gli interessi russi nella regione, istituirà una task force della Marina che presenzierà stabilmente nel Mediterraneo.  Il porto di Tartus in Siria è dunque strategicamente fondamentale e, difficilmente, permetterà che il regime di Assad cada (Cipro, eventualmente, sarebbe un’ottima alternativa). Questo è il motivo per cui gli Stati Uniti hanno un ruolo più defilato, perché intervenire direttamente nel conflitto siriano significherebbe scontrarsi con la Russia.

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Alfano si dimetta: un ministro dell’Interno non può partecipare ad una manifestazione come quella di Brescia

brescMassimo Ragnedda (Tiscali) Sono giorni tristi per la democrazia italiana. Non solo per un governo nato da un accordo fatto nelle stanze buie del potere, che coinvolge le più alte cariche dello Stato e tradisce il mandato elettorale. Sono giorni bui per la democrazia non solo perché il più grande partito del centro sinistra italiano si stringe in un abbraccio mortale da una parte con la destra populista e demagogica berlusconiana e dall’altra con la destra economica e finanziaria legata alle grandi lobby  internazionali. Sono giorni tristi non solo perché si è svuotato di senso la farsa elettorale e, mai come ora, i cittadini sono disorientati, stufi, amareggiati, rassegnati e non si sentono rappresentati da questa classe politica: e questa è chiaramente una sconfitta per la democrazia rappresentativa.

Sono giorni tristi perché vedere una manifestazione contro un organo indipendente dello Stato, capeggiata dal ministro dell’Interno, è una delle cose più gravi che si possano immaginare in una democrazia. Un ministro dell’Interno che partecipa ad una manifestazione come quella di Brescia, mentre dall’altra militanti con in mano la Costituzione vengono accolti da agenti in assetto antisommossa. Nemmeno nei peggiori degli incubi una cosa del genere sarebbe stata concepibile, nemmeno in un film horror si sarebbe arrivati a tanto. Eppure questo succede. Read the rest of this entry »

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