The Digital Divide. The Internet and Social Inequality in International Perspective

digital divideThe Digital Divide.  The Internet and Social Inequality in International Perspective, Edited by Massimo Ragnedda and Glenn W. Muschert, Routledge, 2013.

Published 5th June 2013 by Routledge – 324 pages

Series: Routledge Advances in Sociology

This book provides an in-depth comparative analysis of inequality and the stratification of the digital sphere.

Grounded in classical sociological theories of inequality, as well as empirical evidence, this book defines ‘the digital divide’ as the unequal access and utility of internet communications technologies and explores how it has the potential to replicate existing social inequalities, as well as create new forms of stratification. The Digital Divide examines how various demographic and socio-economic factors including income, education, age and gender, as well as infrastructure, products and services affect how the internet is used and accessed. Comprised of six parts, the first section examines theories of the digital divide, and then looks in turn at:

  • Highly developed nations and regions (including the USA, the EU and Japan);
  • Emerging large powers (Brazil, China, India, Russia);
  • Eastern European countries (Estonia, Romania, Serbia);
  • Arab and Middle Eastern nations (Egypt, Iran, Israel);
  • Under-studied areas (East and Central Asia, Latin America, and sub-Saharan Africa).

Providingan interwoven analysis of the international inequalities in internet usage and access, this important work offers a comprehensive approach to studying the digital divide around the globe. It is an important resource for academic and students in sociology, social policy, communication studies, media studies and all those interested in the questions and issues around social inequality.

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Anche italiani tra i “ribelli” siriani. Armarli sarebbe un grande errore

siria_2_autoCut_664x230Massimo Ragnedda (Tiscali) La morte di Giuliano Ibrahim Delnevo, uno studente genevose di 24 anni, da  4 anni convertitosi all’Islam, deve farci riflettere. Giuliano è morto in Siria mentre combatteva al fianco dei “ribelli” sunniti. È il primo italiano ad essere stato identificato, ma probabilmente non è l’unico a combattere contro Assad (si parla di una ventina di giovani immigrati di fede islamica partiti per la volta di Damasco, per prendere parte nella guerra civile che insanguina la Siria). Di certo sono almeno 600 gli europei che combattono in Siria, assieme a migliaia di altri stranieri (ceceni, sauditi, egiziani, libici, eccetera). Dobbiamo chiederci cosa possa spingere un ragazzo italiano di 24 anni ad andare a combattere in Siria. Cosa spinge centinaia e centinaia di europei a partire per la Siria e lottare al fianco di jiahdisti?  Per quale causa combattono? Ma  sopratutto, che ne sarà di loro dopo la fine della guerra? È sempre difficile, se non a rischio di semplificazioni, capire cosa possa spingere un ragazzo a combattere e morire lontano da casa per una causa “superiore”. È difficile dire perché un ragazzo abbracci la versione più radicale di una religione e sia pronto a sacrificarsi per essa.

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Quale casus belli useranno Francia ed Inghilterra per intervenire in Siria?

siria_attentatoMassimo Ragnedda (Tiscali) L’esercito regolare siriano, dopo tre settimane di duri combattimenti, ha riconquistato la città strategica di al Qusayr, anche grazie all’apporto decisivo degli Hezbollah, le milizie sciite libanesi. Al Qusayr è una città di 30 mila abitanti (o meglio era una città di 30 mila abitanti, ora rimangono macerie e polvere), al confine con il Libano: una città simbolica e strategica per governo e oppositori, perché da una parte è lo snodo verso la costa mediterranea roccaforta degli alawiti (la religione di Assad) e dove ha sede la marina russa a Tartus, e dall’altra è lo snodo strategico per i ribelli anti-Assad.  Infatti è proprio da qui che passano le armi saudite e del Qatar e sopratutto jihadisti stranieri che vanno la guerra santa contro le truppe di Assad. Tra di loro non troviamo solo libici, ceceni, turchi, tunisini, ma anche europei. Gilles de Kerchove, il capo dell’anti-terrorismo dell’Unione Europea, ha parlato di  circa 500 europei (hanno passaporto europeo e sono cittadini europei a tutti gli effetti) che stanno ora combattendo con le forze ribelli in Siria contro il regime di Bashar al-Assad. Terroristi che oggi l’Occidente arma e che domani si ritroverà in casa: come fecero gli Stati Uniti con i talebani negli anni ottanta. Allevarono il nemico, lo armarono, lo addestrarono per combattere l’Unione Sovietica e poi se li sono ritrovati a casa. Una strategia tanto folle quanto pericolosa. Read the rest of this entry »

Medios de comunicación masiva y la mujer en Italia: de la violencia simbólica a la violencia física

trayectoriasin Trayectorias, REVISTA DE CIENCIAS SOCIALES DE LA UNIVERSIDAD AUTÓNOMA DE NUEVO LEÓN AÑO 14, NÚM. 35 JULIO-DICIEMBRE 2012, pp. 27-43

RESUMEN: El fenómeno de la violencia de género se ha convertido en un problema público a partir de los años ochenta del siglo pasado, dejando de ser un aspecto privado de la vida familiar. La violencia de género, especialmente contra las mujeres, hoy por hoy es un problema grave; no solo es cuestión de equidad de género, sino que también es un asunto de importancia para la salud pública. La violencia contra las mujeres en la familia ha sido muy estudiada por diferentes autores, pero no ha sido analizada a profundidad en los medios de comunicación masiva. Actualmente la imagen de la mujer es manejada cada vez más seductora y sexualmente, a menudo reducida sólo a su cuerpo y vulgarizada al punto de volverse en lo que hace tiempo se hubiera definido como pornografía. El objetivo principal de este trabajo es poner de relieve el papel de los medios de comunicación en la creación de un contexto sociocultural donde prospera la violencia contra la mujer.

ABSTRACT: The phenomenon of gender violence has become a public issue ever since the eighties last century, no longer being a private aspect of family life. Gender violence, especially against women, is a serious problem today. Not only is it a question of gender equality, but also one of importance for public-sector healthcare. Violence against women within the family has been amply studied by different authors, but has not been analyzed in-depth in the mass media. At present, the image of women is handled increasingly seductive and sexual, often reduced to her body and vulgarized to the point of what would have been defined, some time ago, as pornography. The main objective of this study is to highlight the role of mass media in the creation of a socio-cultural context where violence against women prospers.

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