Il ricatto del pregiudicato

Silvio-Berlusconi_620x410Massimo Ragnedda (Tiscali) “Una soluzione per Silvio o ci sarà la guerra civile”. Le parole eversive del pasionario Bondi, Sandro Bondi, suonano in tutta la loro gravità in questa pazza estate italiana. Bondi evoca una guerra civile se un pregiudicato che ha truffato il fisco, non venisse graziato da Napolitano. Il PDL ricatta il Colle, ricatta il Parlamento, ricatta l’Italia. Dopo 20 anni suona sempre la stessa musica, le stesse note, le stesse parole. Prima gli interessi di un pregiudicato e poi quelli degli italiani. Non importa se la disoccupazione aumenta, se ogni giorno piccoli commercianti e piccoli artigiani sono costretti a chiudere sommersi dal peso del fisco (e c’è invece chi il fisco lo froda), non importa se il servizio sanitario nazionale arranca, se i giovani sono costretti ad emigrare, se la corruzione dilaga e se la povertà è in preoccupante aumento. Tutto questo non importa. Dopo 20 anni siamo ancora qui a parlare dei guai giudiziari di un pregiudicato, condannato in via definitiva per aver truffato il fisco: un reato tanto grave quanto odioso. I deputati e senatori PDL fanno quadrato intorno al loro capo perché sanno bene che senza di lui e senza le sue televisioni e giornali non esisterebbero. Tra i vari problemi del porcellum, voluto appunto dal pregiudicato di Arcore, vi è il fatto che deputati e senatori sono scelti dai vertici del partito e non dagli elettori, e nel PDL sono “scelti” direttamente da lui in base alla loro fedeltà al capo. È evidente che i parlamentari PDL rispondono a chi li ha nominati (il pregiudicato) e non a chi li ha eletti (gli italiani). Si capisce allora il coro unanime di parlamentari che senza il loro capo non andrebbero da nessuna parte o più semplicemente non esisterebbero. Stessa cosa i giornali e telegiornali del boss: è evidente che tutti in coro ripetano che è innocente (nonostante due gradi di giudizio e la Cassazione). In fondo, se ci pensiamo bene, sono pagati anche per questo. È normale che i vari Ghedini, Longo e la sfilza di avvocati del pregiudicato dichiarino che lui è innocente: è il loro lavoro e sono pagati per questo.

Il pregiudicato di Arcore ha professato la propria innocenza anche dal palco illegale montato di fronte a Palazzo Grazioli (pensate a cosa sarebbe successo se un palco illegale fosse stato montato da un pregiudicato qualsiasi per parlare, che so io, delle ragioni dei No Tav) per parlare di fronte a pochissimi fedelissimi (molti meno di quanto ci si aspettasse) giunti da diverse parti d’Italia su bus messi a disposizione dal partito (ovvero da lui). È tipico dei condannati professare la propria innocenza. Sarebbe già stato condannato, per questo reato, diversi anni fa se non fossero intervenute le varie leggi ad personam create dai suoi avvocati parlamentari per posticipare la condanna e sperare nella prescrizione. Prescrizione già avvenuta diverse volte per reati gravissimi: 2 per corruzione giudiziaria (Mills e Mondadori) e 5 per falso in bilancio. Sperava nella prescrizione anche questa volta, ma la giustizia è riuscita a fare il suo corso. E ora i suoi (avvocati, parlamentari e giornalisti) gridano alla persecuzione e minacciano una guerra civile. Il tutto per difendere un pregiudicato. Dicono che con lui sono stati condannati 10 milioni di italiani: che idiozia. A parte che sono molto meno di 10 milioni, a parte che non tutti gli elettori del PDL sono falchi come Santanchè, Bondi e Brunetta, a parte questo ricordo che la condanna è nominativa ed è avvenuta dopo diversi gradi di giudizio e con tutte le garanzie possibili e immaginabili. Se dovessero condannare la persona alla quale io ho dato la mia fiducia, non solo non mi sentirei condannato assieme a lui/lei, ma mi sentirei ulteriormente indignato, proprio perché lui/lei ha tradito la mia fiducia, prima di aver infranto la legge.

Il pregiudicato di Arcore sa che può minacciare il governo, di cui è uno dei principali protagonisti, perché il PD è dilaniato da una guerra fratricida e Letta, qualora cadesse il governo, non avrebbe molte chance di essere nominato di nuovo premier. Inoltre, molti dei parlamentari che ora siedono in parlamento, qualora cadesse il governo e si riandasse ad elezioni, non sarebbero più rieletti. Il pregiudicato di Arcore sa che Napolitano, il vero regista della situazione politica italiana, vigila sul governo e farà di tutto per tenerlo in piedi. Ed è a lui che Bondi, Sandro Bondi, si rivolge chiedendo un salvacondotto (amnistia o grazia che sia), minacciando una guerra civile. Il PDL, ancora una volta, si dimostra irresponsabile gettando benzina sul fuoco e ricattando il paese. Niente di nuovo sotto il sole: è da 20 anni che va avanti la stessa solfa, ma questa volta hanno un alleato in più: l’immobilismo (o complicità) dei vertici del PD.

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