Dal 2008 ad oggi il tasso di democrazia è regredito in 15 dei 17 paesi dell’Eurozona

mapDal 2008 ad oggi il tasso di democrazia è regredito in 15 dei 17 paesi dell’Eurozona. L’indice di democrazia pubblicato dall’Economist Intelligence Unit (EIU) si basa su 60 indicatori appartenenti a 5 categorie che vanno dal pluralismo politico alle libertà civili, dalla cultura alla partecipazione politica.

Il peggior risultato, dopo l’Olanda il cui indice è crollato dello 0,58, va alla Grecia il cui indice è precipitato di 0.48 punti. Il problema greco, e che riguarda sempre di più anche l’Italia, è che le politiche economiche e sociale non sono dettate dai politici eletti con il libero voto popolare (è anche questo il senso della democrazia), ma da oscuri burocrati legati all’alta finanza internazionale. La Troika, ovvero BCE, FMI e Commissione Europea, impone manovre finanziarie lacrime e sangue che distruggono il tessuto sociale, distruggono il welfare State e distruggono la democrazia.  E, come conseguenza, arricchiscono le grandi banche di affari, gli speculatori e i grossi fondi pensione privati. Gli Stati perdono, ogni giorno di più, la loro sovranità nazionale e i cittadini perdono, ogni giorno di più, il loro potere di decidere da chi essere governati. Read the rest of this entry »

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Succede che stando in Italia, delle volte, perdi di vista i tuoi diritti

ucuSuccede che stando in Italia, delle volte, perdi di vista i tuoi diritti. Lavoro qui in Inghilterra, alla University of Northumbria at Newcastle, e ho un posto fisso a tempo indeterminato. Un miraggio e un sogno per buona parte dei giovani ricercatori italiani che vivono nel più alto precariato. Sino all’anno scorso, quando insegnevo all’università di Sassari con un contratto di un euro l’anno, sarebbe stato un sogno  anche per me. Per me una manna dal cielo, inutile dirlo. Lo stipendio mi va benissimo, ho tutti i diritti che uno potrebbe sognare di avere, piena autonomia nella didattica e nella ricerca, non esiste il caporalato accademico e non devi passare la giornata a lecchinare il barone di turno. Se vali (pubblichi, partecipazioni convegni, ricerca, eccetera) vai avanti nella carriere, altrimenti niente. Mi sono iscritto, sin da subito, al sindacato dell’Università (UCU).L’iscrizione non è obbligatoria e costa circa 20 sterline al mese (23 euro circa). Ora mi è appena arrivata una lettera dove mi chiedono di votare se sono disposto o meno a scioperare (un giorno) nel caso in cui la vertenza sindacale per l’aumento dello stipendio non andasse a buon fine. L’Università propone un aumento dell’1%, il sindacato chiede di più. All’inizio mi sembrava una vertenza di poco conto, anzi  quasi fuori luogo visto che mi sento un privilegiato rispetto ai molti validi colleghi italiani che non hanno stipendio o ce l’hanno ad intermittenza. Read the rest of this entry »

La Repubblica Napolitana. L’influenza dell’uomo che domina la nostra politica

184_napolitanoMassimo Ragnedda (Tiscali) L’Italia è da sempre, nel bene o nel male, una palestra per nuovi scenari politici. Machiavelli, il fascismo (poi esportato in tutto il mondo), il compromesso storico tra marxisti e cattolici, il partito azienda (edificato attorno ad un condannato), il M5S (primo caso al mondo di una partito nato in rete e diventato il secondo partito del Paese e con responsabilità di governo in alcuni comuni d’Italia). Solo per citare alcuni casi scuola.

Ora, ne dovremmo aggiungere un altro: una repubblica fondata sul volere di una persona che da anni (ma con una accellerata negli ultimi due), disfa, rimescola, aggiusta, distrugge, tesse e impone il proprio volere. Una persona che dovrebbe fare tutt’altro (garante della Costituzione), che non ha il mandato elettorale per imporre la linea politica economica da seguire, che si è fatto rieleggere come presidente della Repubblica (primo caso nella storia repubblicana) e ci ha “imposto” due presidenti del Consiglio con la conseguente rissosa grande coalizione. Un presidente che riceve i leader di PD e PDL per verificare la tenuta della maggioranza, mentre il primo ministro è in viaggio istituzionale. Un presidente che nomina Giuliano Amato come giudice costituzionale a pochi giorni dall’elezione del nuovo presidente della Corte Costituzionale che diventa, per un solo voto di scarto, Gaetano Silvestri (eletto con 8 voti contro i 7 del suo avversario), ovvero lo stesso giudice che ha ordinato la distruzione delle intercettazioni di Napolitano, nell’ambito della turpe storia della trattativa Stato Mafia.

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Il patetico discorso di un condannato e i misteri della sinistra

Silvio-Berlusconi_620x410Massimo Ragnedda (Tiscali) Che tristezza quel patetico discorso televisivo (stile sovietico) di un condannato in via definitiva a 4 anni di reclusione per aver truffato lo Stato. Che tristezza, ma in fondo che aspettarsi: è da venti anni, oramai, che si ripete sempre lo stesso copione e viene recitata sempre la stessa storia. Stesso discorso, stesse bugie, stessi insulti e stesse minacce. In fondo che aspettarsi da un quasi ottantenne pregiudicato, oramai sulla via del tramonto? Un vero flop. Tecnicamente parlando è stato un flop: poca enfasi, un discorso noioso, cupo e molto, ma molto patetico. Un dicorso che l’alleato leader del PD ha definito: sconcertante, irresponsabile e offensivo.

A dire il vero io non mi sento tanto offeso da un vecchio pregiudicato che in TV insulta lo stato di diritto, le istituzioni, gli elettori di sinistra e offende l’intelligenza di milioni di italiani con la sua puerile e falsa versione dei fatti. Io non ce l’ho tanto con la sua patetica autodifesa piena di bugie e contraddizioni, di luoghi comuni e slogan alla Vanna Marchi. No, io ce l’ho, e non perdonerò mai, quei dirigenti del centrosinistra che per 20 lunghisssimi anni lo hanno appoggiato, prima in maniera celata per poi, negli ultimi due anni, venire allo scoperto e fare, assieme a lui, ben due governi. Ha ragione una delle figlie del pregiudicato quando dice: “ma se la sinistra pensa [in realtà è la legge che lo dice] che mio padre sia un delinquente, perché ha fatto con lui due governi?” Già, perché? Read the rest of this entry »

La legge è uguale per tutti, ma non per lui: come è difficile spiegarlo all’estero

184_berlusconiMassimo Ragnedda (Tiscali) In Italia anche le cose più elementari diventano dannatamente complicate. Eppure, volendo, sarebbe tutto così semplice. C’è un principio che è alla base di ogni democrazia, di ogni stato di diritto, di ogni principio di uguaglianza: la legge è uguale per tutti. Un principio che campeggia in ogni tribunale e che è un asse portante della Costituzione e dell’ossatura democratica del paese. Un principio, in assenza del quale, non si può parlare di stato di diritto. Eppure questo principio così basilare, elementare, semplice e fondativo di uno stato democratico, in Italia è difficile da attuarsi.

Sono passati più di 40 giorni dalla sentenza definitiva che ha condannato Berlusconi a 4 anni di reclusione per truffa ai danni dello Stato, eppure è ancora a piede libero e senatore della Repubblica Italiana. Paradossale che chi è stato condannato per aver truffato il fisco, ovvero per aver sottrato soldi alla collettività, sia ancora Senatore pagato con i soldi della collettività. È paradossale che chi ha nascosto soldi al fisco, abbia a disposizione una scorta pagata con i soldi dei contribuenti onesti. È semplicemente vergogonoso che un condannato in via definitiva sia il principale azionista di governo e detti l’agenda dei lavori parlamentari. È inaccettabile che in una democrazia un pregiudicato tenga ostaggio un governo e l’intero paese, minacci continuamente di far cadere l’esecutivo se non si trova un salvacondotto che lo preservi dalla giustizia. Read the rest of this entry »

La rivoluzione di Aleppo è diventata un’altra cosa. Follia aiutare i terroristi

siria_1_autoCut_664x230Massimo Ragnedda (Tiscali) Le parole di Domenico Quirico, valoroso giornalista della Stampa rapito in Siria dai ribelli e liberato qualche giorno fa dopo cinque lunghissimi mesi di prigionia, ci devono far riflettere. «Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana – ha detto l’inviato speciale in Siria – ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un’altra cosa».

Quell’altra cosa noi proviamo a raccontarla da più di un anno, da quando i jihadisti di tutto il mondo, dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Asia all’Australia, sono giunti in Siria per combattere la loro guerra santa. Jihadisti finanziati ed armati dalle petromonarchie amiche dell’Occidente, Qatar e Arabia Saudita in primis. Quirico, che ha visto con i propri occhi questa metamorfosi, ha ragione quando ci ricorda che la guerra in Siria non è più quella rivoluzione laica di Aleppo che tutti agli inizi abbiamo salutato con speranza. Non lo è più perché i terroristi islamici non sono di certo interessati all’estensione dei diritti e alla democrazia. I terroristi islamici sono interessati a giustiziare gli “infedeli”, come i cristiani decapitati nell’antichissimo villaggio siriano di Maaloula. Maaloula non è una città qualsiasi e la sua storia risale a migliaia di anni fa: Maaloula è l’unico posto al mondo dove si parla ancora l’aramaico di Gesù ed è uno dei siti religiosi più antichi e importanti della cristianità. Qui si trova il Monastero di Santa Tecla, dove sono conservati i resti della santa cresciuta da san Paolo, e il Monastero di San Sergio, costruito nel VI secolo d.C. e rimasto intatto sino ad oggi. Maloula è una città monastica, da secoli meta di pellegrinaggi da tutto il mondo. Questo piccolo villaggio è stato da poco conquistato dai terroristi islamici e molti cristiani sono stati giustiziati, le chiese distrutte e agli abitanti è stato intimato di convertirsi all’Islam, pena la vita. Lo racconta bene Gian Micalessin, inviato di RaiNews24 e ancora più dettagliatamente Maria Finoshina inviata speciale di RT.

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I terroristi occupano Maloula, unico posto al mondo dove si parla l’aramaico di Gesù

maaloula1Maloula è un piccolo villaggio siriano, a prevalenza cristiano, da ieri occupato dai terroristi di Jabhat-al-Nusra e altre sigle vicine ad AlQaeda. Hanno saccheggiato monasteri, chiese, trafugato le icone storiche. Esigono, questi terroristi che l’Occidente chiama ribelli, che tutti gli abitanti si convertano all’islam. Maloula non è una città qualsiasi e la sua storia risale a migliaia di anni fa: Maloula è l’unico posto al mondo dove si parla ancora l’aramaico di Gesù ed è uno dei siti religiosi più antichi e importanti della cristianità. Qui si trova il Monastero di San Sergio, costruito nel VI secolo d.C, rimasto intatto sino ad oggi. Qui si trova il Monastero di Santa Tecla, dove sono conservati i resti della santa, figlia di un principe seleucide e cresciuta da san Paolo. Maloula è una città monastica, meta di pellegrinaggi da secoli. Maloula è caduta sotto le mani dei terroristi che l’Occidente arma e finanzia e l’80% dei suoi abitanti è già fuggito. Agli altri spetta una dura scelta: o si convertono all’Islam o saranno giustiziati. Ecco chi stiamo aiutando. Terroristi fanatici che portano avanti una guerra settaria. I poveri abitanti di Maloula hanno inviato una lettera ai membri del Congresso americano. Ma loro hanno già deciso: sarà guerra. Poi un giorno gli storici si chiederanno perché gli Stati Uniti si sono fatti trascinare in una guerra religiosa e hanno aiutato i fanatici terroristi ad eliminare i cristiani dal Medio Oriente, passati in qualche decennio, dal 25% al 5% della popolazione. La Siria era l’ultima società laica del Medio Oriente. L’Ultima.

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