La Repubblica Napolitana. L’influenza dell’uomo che domina la nostra politica

184_napolitanoMassimo Ragnedda (Tiscali) L’Italia è da sempre, nel bene o nel male, una palestra per nuovi scenari politici. Machiavelli, il fascismo (poi esportato in tutto il mondo), il compromesso storico tra marxisti e cattolici, il partito azienda (edificato attorno ad un condannato), il M5S (primo caso al mondo di una partito nato in rete e diventato il secondo partito del Paese e con responsabilità di governo in alcuni comuni d’Italia). Solo per citare alcuni casi scuola.

Ora, ne dovremmo aggiungere un altro: una repubblica fondata sul volere di una persona che da anni (ma con una accellerata negli ultimi due), disfa, rimescola, aggiusta, distrugge, tesse e impone il proprio volere. Una persona che dovrebbe fare tutt’altro (garante della Costituzione), che non ha il mandato elettorale per imporre la linea politica economica da seguire, che si è fatto rieleggere come presidente della Repubblica (primo caso nella storia repubblicana) e ci ha “imposto” due presidenti del Consiglio con la conseguente rissosa grande coalizione. Un presidente che riceve i leader di PD e PDL per verificare la tenuta della maggioranza, mentre il primo ministro è in viaggio istituzionale. Un presidente che nomina Giuliano Amato come giudice costituzionale a pochi giorni dall’elezione del nuovo presidente della Corte Costituzionale che diventa, per un solo voto di scarto, Gaetano Silvestri (eletto con 8 voti contro i 7 del suo avversario), ovvero lo stesso giudice che ha ordinato la distruzione delle intercettazioni di Napolitano, nell’ambito della turpe storia della trattativa Stato Mafia.

Una Repubblica Napolitana la nostra. Una Repubblica dove in parlamento è proibito menzionare il presidente della Repubblica (Boldrini e Grasso sono molto attenti a far rispettare questa ferrea legge), dove tutti i grandi giornali (Repubblica e Corriere in primis) ne tessono le lodi e lo santificano come il salvatore della Patria, dove la sua rielezione è stata salutata con una Standing Ovation di (quasi) tutti i parlamentari. Ci ha imposto i dieci saggi (tra di loro neanche un outsider della politica, non una donna e neppure un under 40) per cambiare la Costituzione, e ora sembrano fare a gara a chi riesce a trovare un cavillo legale (Onida, Quaglierello, Mauro e Violante tra gli altri) per posticipare l’esecuzione della pena per un truffatore dello Stato. Un garante della Costituzione che bacchetta la magistratura perché ha alzato i toni (ovvero si è permessa, dopo 3 gradi di giudizio, quindi PM, Procuratore Generale e Procuratore della Cassazione, più un collegio di giudici per ogni grado di giudizio, dieci di anni di indagine e una montagna di prove, a condannare un colpevole), che durante il suo primo mandato firma il legittimo impedimento poi bocciato dalla Corte Costituzionale, firma il lodo Alfano (stessa sorte) e lo scudo fiscale, ovvero la vergognosa immunità penale per chi fa rientrare i capitali dall’estero pagando una tassa del 5%.

Napolitano è stato eletto la prima volta nel 1953 e da allora (60 anni circa) siede nei luoghi di potere. E, se non dovesse dimettersi prima, vi resterà sino a compiere 94 anni. La sua storia politica parte da molto lontano. Dopo una prima militanza nel Gruppo Universitario Fascista (GUF), entra a far parte del PCI e sostenne, tra le altre cose, la violenta repressione della primavera di Praga nel 1956 e fu il massimo rappresentante della cosiddetta ala migliorista del PCI, vicina al PSI di Craxi e Amato. Il Moderno, prima mensile e poi settimanale, era l’house organ della corrente migliorista e aveva tra i suoi finanziatori Berlusconi e Ligresti. Infine come non ricordare i noti scontri tra Napolitano e Berlinguer, sopratutto sulla “questione morale” introdotta dall’allora segretario del PCI?

Nella nostra repubblica Napolitana l’influenza del Presidente è enorme e non solo in campo politico ed economico con l’imposizione di un tecnocrate prima e del suo naturale erede poi (entrambi del gruppo Bildeberg), ma anche in politica internazionale, spingendo l’Italia a partecipare in prima fila a tutte le missioni di “pace” sponsorizzate della Nato. Napolitano è il punto di riferimento degli USA in Italia, come ha rivelato un cablo di Wikileaks alla vigilia del G8 dell’Aquila. Napolitano è l’uomo forte, il punto di riferimento dei mercati internazionali e della BCE: è lui che, negli ultimi anni, impone rigore, governi e primi ministri. È lui, volenti o nolenti, che tira le redini del Paese (forse anche per mancanza di valide alternative) e pur di salvare la sua nuova creatura (il governo Letta-Berlusconi) lancia moniti (la sua specialità) contro la magistratura, avallando l’idea che esista una magistratura politicizzata.

D’altronde, è lo stesso Presidente che in una lettera inviata alla vedova di un latitante, nel decennale della morte, scrisse che il condannato in via definitiva Craxi è stato oggetto di “una durezza senza eguali”. Detto dal Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, bisogna ammettere, fa un certo effetto. Perlomeno a me.

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