Mandela, che ipocrisia: sino a 5 anni fa per gli USA era un terrorista

mandelaMassimo Ragnedda (Tiscali) Quanta ipocrisia sulla morte di Nelson Mandela. Messaggi di cordoglio da tutto il mondo, capi di Stato e comuni cittadini di ogni angolo del pianeta uniti nel dolore e nel ricordare uno degli ultimi grandi personaggi del ‘900. Mandela messaggero di pace; Mandela idolo della lotta alla libertà; Mandela uomo di speranza. Dall’Inghilterra agli USA, dall’Italia alla Francia, tutti in fila per esprimere il proprio cordoglio ad un uomo che ha trascorso 27 anni della sua vita in carcere per combattere contro l’Apartheid. Un uomo che, però, sino a qualche anno fa era ancora nella lista nera dei terroristi stilata dagli Stati Uniti. D’altronde, se ha trascorso quasi 27 anni in carcere è per aver combattuto contro un sistema, quello dell’Apartheid, imposto e difeso dalle potenze coloniali occidentali. D’altronde, se è stato catturato, è stato grazie al ruolo della CIA che ha aiutato la polizia sudafricana ad arrestare il terrorista Mandela. La Thatcher, ex primo ministro inglese, aveva più volte ritenuto Mandela un terrorista, esattamente come fece Reagan, ex presidente americano, che in più occasioni aveva definito Mandela un pericoloso terrorista. E per giunta comunista. Ma gli Stati Uniti hanno fatto molto peggio: hanno inserito Mandela e gli altri membri dell’ANC (African National Congress) nella lista nera americana dei terroristi. E la cosa assurda è che Mandela è rimasto in quella lista sino al 2008, ovvero sino a cinque anni fa, nonostante avesse nel frattempo vinto il premio Nobel per la pace e nonostante avesse avuto centinaia di premi e riconoscimenti internazionali. Mandela era dunque, per gli Stati Uniti e l’Inghilterra, un pericoloso terrorista.

Solo nel 2008 gli Stati Uniti tolgono Mandela dalla lista nera dei terroristi, cosa che gli impediva di viaggiare tranquillamente negli USA. Il governo inglese e quello statunitense erano molto vicini al governo segregazionista sudafricano, quello dell’Apartheid per intenderci, tanto da opporsi al regime di sanzioni elevate contro Pretoria, mentre sono state proprio quelle sanzioni e il boicottaggio internazionale che hanno permesso di sconfiggere quella vergogna. Reagan aveva posto il veto al Congresso statunitense per difendere il regime sudafricano dalle sanzioni (risultando però sconfitto per un solo voto). Un congresso, quello statunitense, spaccato in due nel decidere se difendere o meno una dittatura segregazionista. Metà del congresso era, detta più esplicitamente, a favore dell’Apartheid o comunque la tollerava e sosteneva.

Eppure oggi Mandela è ricordato da tutti come un eroe, un simbolo di pace e di speranza. Diventato un mito, una figura e un simbolo. Idolatrato, anche grazie ad Hollywood e alla capacità della nostra società dello spettacolo (direbbe Guy Debord) di creare una icona, in tutto il mondo. Ben 3 presidenti americani, Clinton, Bush e Obama, parteciperanno ai solenni funerali in memoria del leader sudafricano, nonostante gli Stati Uniti avessero più volte provato a bloccare le sanzioni contro il regime segregazionista sudafricano e nonostante sino al 2008 non poteva muoversi liberamente negli Stati Uniti, in quanto ufficialmente un terrorista. E ora gli Stati Uniti sembrano appropriarsene, facendone un loro mito, un loro simbolo, un loro esempio di libertà. Sembra quasi che Mandela abbia combattuto, e pagato con 27 anni di carcere, una lotta comune con gli Stati Uniti e il mondo occidentale.

Sembra quasi che Mandela fosse un alleato degli Stati Uniti in quella battaglia contro l’impero del male (per citare Reagan), in quella semplificazione manichea tipica del mondo hollywoodiano. Eppure Mandela ha combattuto contro un regime di segregazione e razzismo voluto dal colonialismo europeo e statunitense. Voluto e appoggiato, sino agli anni ottanta, proprio dagli Stati Uniti e dall’Inghilterra e, nel Medio Oriente, da Israele unico grande alleato del regime razzista sudafricano. Israele che lo stesso Mandela ha più volte condannato come un regime simile all’Apartheid sudafricano. E, in effetti, non sono tante le differenze tra il regime dell’Apartheid sudafricano e l’attuale regime dell’Apartheid israeliano.

Trovo ipocrita quell’appropriarsi di Mandela da parte di quei governi che sino a qualche anno lo definivano un terrorista e che, a più riprese, hanno posto il veto ad alcune sanzioni chieste dalla comunità internazionale (esattamente come fanno oggi bloccando tutte le risoluzioni dell’Onu che condannano Israele) contro il regime segregazionista dell’Apartheid. Eppure ora sono là, in prima fila, a brandire la bandiera del Mandela campione di libertà ed appropriarsi, così, di un simbolo e un’icona che non è la loro, ma che anzi anche contro di loro combatteva.

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