Odessa: strage nazista che l’Occidente non vuole vedere

odessaMassimo Ragnedda (Tiscali) Non si sa quante persone siano morte ad Odessa. Quello che si sa è che decine e decine di persone (ma probabilmente molte di più) sono state arse vive dai nazisti ucraini. Scappavano, i filorussi, inseguiti dai militanti di Pravy Sektor (l’estrema destra di Kiev) e dall’esercito ucraino. Alcuni sono stati uccisi per strada, altri hanno trovato riparo nella casa dei sindacati. Si sentivano protetti lì dentro. Non sapevano che c’era l’inferno ad attenderli. Secondo diverse testimonianze e come dimostrano diversi video postati su youtube, i nazisti ucraini hanno prima bloccato le porte e poi lanciato le bombe molotov all’interno. Una strage. Uomini, donne e bambini arsi vivi. Chi, per scappare al fuoco, si lanciava dalla finestra è stato linciato dai nazisti. Una cosa racappricciante, da far accapponare la pelle.  Ma sedevano dalla parte del torto, secondo i media occidentali, e così questo crimine contro l’umanità è stato subito bollato come incidente. Liquidato come un qualcosa di passeggero, di secondario e non degno di attenzione. Decine di persone arse vive dalla furia nazista e si parla di incidente. L’Unità ha fatto di meglio: è riuscita a dare la colpa ai separatisti filo russi.

Irina Farion, parlamentare del partito di governo “Svoboda”, a commento della strage di Odessa, ha dichiarato: “Brava, Odessa! Ha mostrato il vero spirito ucraino. Tu sei il luogo di nascita dei grandi nazionalisti Ivan e Yuri Lip. Che i diavoli brucino all’inferno! Gli ultras sono i migliori ribelli”. Irina siede dalla parte della ragione: quella dell’Occidente. A lei, dunque, tutto è concesso. Centinaia di persone arse vive dalla furia nazista e lei si complimenta con i militanti nazisti che hanno appiccato l’incendio. L’Europa e gli Stati Uniti, per premiare questi combattenti per la libertà, hanno deciso di regalare al governo golpista ucraino, grazie al Fondo Monetario Internazionale, 17 miliardi di dollari.

Ancora una volta facciamo finta di non vedere quello che sta succedendo (così come facemmo finta di non vedere cosa stava succedendo nella ex Jugoslavia, in Iraq, in Libia e ora in Siria). Facciamo finta di non capire, accettiamo la divisione manichea proposta dai media occidentali, crediamo alla versione semplificata dei media: da una parte i buoni (ovvero noi e i nostri alleati) e dall’altra i cattivi. La realtà è molto più complicata, ha mille sfumature e diversi punti di vista. Il lavoro del giornalista e dell’intellettuale è quello di cercare di far luce, porre domande scomode e decostruire la realtà semplificata offerta dai media mainstream. Ma quando provi a riflettere, a cercare di capire, a porre qualche domanda, allora sei subito tacciato di essere un complottista (qualsiasi cosa voglia dire) o amico di Putin.

 

Ma, mi chiedo, si può denunciare un crimine dei nazisti ucraini senza per questo essere accusato di essere un fan di Putin (che per inciso non mi sta simpatico)? Si possono denunciare i crimini degli integralisti mussulmani in Siria senza essere accusato di essere un sostenitore di Assad? Si può? I media occidentali (che non sono un corpus unico, evidentemente) tendono a nascondere quello che sta succedendo in Ucraina. L’ottimo articolo di Daniele Scalea (Direttore Generale Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie) mette bene in luce come i media italiani abbiano seguito la strage. Il problema non è solo italiano, si estende a tutto l’Occidente.

Che ci piaccia o meno, per la prima volta dalla seconda guerra mondiale ad oggi, un partito di chiara ispirazione nazista è salito al potere (con un colpo di stato) in un paese europeo. Ed è salito al potere grazie all’appoggio degli Stati Uniti e indirettamente dell’Europa, che ora soffiano sul fuoco e aprono le porte ad una guerra civile dagli esiti imprevedibili. È talmente tanto l’odio verso Putin (e i suoi interessi geostrategici) da spingerci a nascondere quello che sta accadendo in Ucraina.

 

Esattamente come quello che da tre anni a questa parte sta succedendo in Siria, dove estremisti islamici proveniente da mezzo mondo sono armati, addestrati e sostenuti dall’Occidente per combattere il nemico Assad.

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