Procurad’e moderare Barones, sa tirannia” (moderata la vostra tirannia)

stop-the-corruptMassimo Ragnedda (Tiscali) Povera Italia come ti sei ridotta. Un paese senza speranza, senza futuro, mangiato dalla corruzione (da EXPO all’Università), dalla Mafia (vedi Dell’Utri che ha addirittura fondato un partito che ha guidato l’Italia per 20 anni), dalla truffa (vedi Berlusconi), dalle tangenti (dalla Finmeccanica alla Tav) e da una classe politica incompetente e in malafeda (vitalizi da 5000 euro al mese dopo appena 5 anni di legislatura, come nel caso della Regione Sardegna). Da questo si fugge. Si fugge da questa prepotenza, da questa vergognosa gestione della cosa pubblica, da questo senso di impunità e tracotanza. “Zente cunsizzada male Iscurtade sa ‘oghe mia: Procurad’e moderare Barones, sa tirannia” (Gente consigliata male ascoltate la mia voce: moderata la vostra tirannia).

“Zente cunsizzada male Iscurtade sa ‘oghe mia” (Gente consigliata male ascoltate la mia voce) scriveva nel 1794, Francesco Ignazio Mannu, in un appossianato inno intitolato “Su patriotu sardu a sos feudatàrios”, ma meglio conosciuto come “Procurade ‘e moderare”. Un inno contro la tracotanza e prepotenza dei Baroni (proprietari terrieri), scritto in seguito ai moti rivoluzionari del 28 Aprile 1974 quando, guidati da Giovanni Maria Anioj, i sardi si ribellarono ai piomentesi.

Così inizia uno dei canti popolari più antichi di Europa: “Procurad’e moderare Barones, sa tirannia Chi si no, pro vida mia, Torrades a pés in terra Decrarada est giaj sa gherra Contra de sa prepotentzia Incomintzat sa passentzia In su pobulu a mancare” (trad. it.: Baroni cercate di moderare la vostra tirannia, Altrimenti, a costo della mia vita, tornerete nella polvere (per terra), La guerra contro la prepotenza è stata già dichiarata e nel popolo la pazienza inizia a mancare”).

 

Ecco, mi sono venute in mente queste parole quando ho letto che 4 manager di società pubbliche quotate in borsa hanno intascato, come buona uscita, un totale di 23 milioni di euro (50 miliardi circa delle vecchie lire). Scaroni (ENI) ha intascato 8 milioni di euro, Conti (Enel) 7 milioni, Pansa (Finmeccanica) 5.45 e Cattaneo (Terna) 2,4, per un totale di 23 milioni di euro. Mi chiedo: ma a cosa serve il tetto degli stipendi se poi grazie ai bonus, ai premi, alle indennità, questi manager (alcuni pregiudicati, come nel caso di Scaroni) percepiscono milioni di euro? Questa a me sembra una vera e propria provocazione che non tiene conto del contesto storico e sociale attuale. Come si può, in un momento di crisi economica e sociale così tragico, “regalare” 5,45 milioni di euro, più o meno quanto la retribuzione annua di 1000 precari, a Pansa? Non di certo per l’andamento dei titoli in borsa, visto che le azioni di Finmeccanica sono passate da 10 euro ad azione del 2011 ai 5,70 ad azione di oggi. La buona uscita di Pansa si aggiunge alla retribuzione di 1,58 milioni di euro del 2013. Una vergogna assoluta se pensiamo che un bambino su tre in Italia è a rischio povertà. Come si possono regalare 8 milioni di euro a Scaroni (arrestato nel 1992 in merito all’inchiesta giudiziaria di Mani Pulite ed iscritto, il 7 febbraio 2013 , nel registro degli indagati dalla procura di Milano per corruzione), mentre secondo i dati forniti dall’ISTAT gli italiani “assolutamente poveri” sono diventati 4 milioni 814 mila?

Regalare milioni di euro a manager di società pubbliche non tenendo conto che ogni anno chiudono migliaia di piccole aziende e attività commerciali soffocate dal peso delle tasse equivale a soffiare sul fuoco della rivolta sociale e della disperazione. I giovani non vedono più un futuro in questo paese marcio, divorato dal cancro della corruzione, dove in ogni grando appalto si nascondono politici e funzionari corrotti (dall’Expò, alla Tav, dall’acquisto degli F35 alle grandi opere pubbliche). Le nuove generazioni sono stanche di tutto questo. Non è un caso che il 48,9% dei giovani italiani pensa di trasfersi all’estero fin dagli anni dell’università o del liceo. Per il 60% degli under 30 l’Europa, con tutti i suoi limiti, rimane l’unica opportunità. E così, nel 2013, il numero dei giovani sotto i 40 anni che ha abbandonato l’Italia per tasferirsi in Gran Bretagna è aumentato dell’81%. In generale, il numero degli italiani espatriati (o fuggiti) negli ultimi due anni è cresciuto del 55%. E il trend  è in continua crescita. Ma non solo sempre più giovani espatriano all’estero, ma anche i pensionati abbandonano l’Italia. Sono quasi mezzo milione gli over 60 che vivono all’estero perché con la pensione non ce la fanno più a vivere in Italia (sai come è, non tutti hanno una buona uscita di 6 milioni di euro e si arrangia a vivere con 600 euro di pensione). Se ne vanno in Brasile, Tailandia, Filippine, Costa Rica e in altri paesi dove la qualità della vita è migliore  e dove si vive con i soldi della pensione, con meno stress e meno ansia.

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