Tornano in Europa i jihadisti che abbiamo addestrato in Siria. La strage di Bruxelles è solo il primo esempio

bruxellesMassimo Ragnedda (Tiscali) Arrestato in Francia il presunto attentatore del museo ebraico di Bruxelles. È uno dei tanti europei, armati e addestrati dall’Occidente, che si sono arruolati in Siria per combattere il regime di Assad. Lo gridiamo e scriviamo da più di due anni che, così come fatto con i con gli jiahdisti in Afganistan negli anni ‘80, stiamo armando la mano del nostro nemico.

Sono migliaia gli integralisti islamici con passaporto europeo che stanno combattendo in Siria la loro guerra santa. Una guerra che, diversamente da come ci raccontano i media, niente ha a che fare con una guerra per portare la democrazia in Siria. A questi integralisti, che da mezzo mondo arrivano in Siria tramite la Turchia, ben poco interessa della democrazia. L’Occidente (USA, Francia e Inghilterra in primis) sbaglia a credere di poter controllare questi integralisti che una volta conclusa la loro guerra in Siria cercheranno di portarla nel cuore dell’Europa.

Non sempre la strategia di sostenere il nemico del nostro nemico (in questo caso Assad, ma sopratutto l’Iran) si rivela vincente nel lungo termine. Fu così in Afganistan quando gli Stati Uniti, grazie all’Arabia Saudita (anche oggi in prima linea nella guerra santa in Siria), fondarono dal nulla la Jihad. La storia insegna, a volerla ascoltare. La storia insegna se solo fossimo un po’ più umili a razionali. Non si possono controllare, nel lungo termine, i fondamentalisti religiosi. Nel breve periodo posso essere aizzati contro il nemico in comune (allora l’atea Unione Sovietica, oggi gli sciiti iraniani e siriani), ma nel lungo periodo sono schegge impazzite, soldati ben indottrinati e addestrati. Non è possibile controllarli. Semplicemente non si può.

Ho scritto diversi articoli negli ultimi due anni nei quali ammonivo sul pericolo che l’Europa stava correndo nell’armare, addestrare e sostenere terroristi in Siria. Ora, come da più parti è stato ammonito, rientrano in Europa e portandosi dietro la loro guerra santa. La polizia francese (la Francia, si dica per inciso, è uno dei principali sponsor dei terroristi islamici in Siria, chiamati dai nostri media “oppositori del regime”) ha arrestato quattro persone nella regione di Parigi e nel Sud dela Paese, per legami con “una filiera jihadista”. Lo stesso attentatore di Bruxelles aveva combattuto in Siria. Si calcola che in Siria ci siano circa75.000 stranieri che combattono contro Assad per trasformare un paese che un tempo era laico (come lo era l’Iraq e la Libia prima della guerra di “liberazione” dell’Occidente) in uno stato fondamentalista. Di questi 75.000 almeno 700 provengono dall’Inghilterra e altri 700 dalla Francia.

 

Questi sono i combattenti per la libertà. Questi sono quelli che i media occidentali chiamano “ribelli”. E sono questi i “ribelli” che torneranno in Europa ben addestrati e pronti a tutti. Così come sono pronti a combattere l’infedele Assad saranno pronti a combattere in Europa e ovunque nel mondo. L’attentato di Bruxelles è uno dei primi, ma non l’unico, esempio. È stato inutile aver avuto ragione.

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