L’ISIS e la responsabilità dei media

Screengrab from the ISIS video showing the execution of James FoleyC’è un esercizio semplice semplice che tutti possiamo fare per capire quanto poco affidabile sia l’informazione mainstream (quella dei grandi giornali e delle TV). Prendete i giornali del 2011 (fate una piccola ricerca su google) e leggete le opinioni dei vari opinionisti di regime (Concita Degregorio, Ezio Mauro, De Bortoli, eccetera) e vedete come presentevano la guerra del 2011 contro Gaddafi: una rivolta per portare la pace e la democrazia. Ti mettevano di fronte ad un bivio (tipico del fascismo): o con noi o contro di noi, dove il noi stava per democrazia, libertà e giustizia. Come essere contro questi principi? Chi può dirsi contrario alla libertà? Chi può dirsi contrario alla democrazia? Se non accettavi la guerra del 2011 (e non fummo in tanti a protestare allora) eri con la dittatura, eri con Gaddafi ed eri ovviamente contro la democrazia. Tutti sapevamo che la caduta di Gaddafi avrebbe comportato l’avanzata dei terroristi, ma gli opinionisti di regime questo lo omettevano. Napolitano, tutelando gli interessi atlantisti e non quelli dell’Italia,  spinse su un riluttante Berlusconi che, per vari motivi, era contrario alla guerra. Guerra che per l’Italia è stata e sarà un disastro: economico (le aziende italiane hanno perso contratti milionari) politici (era forte l’influenza italiana in Libia) e sociali (difficoltà a gestire il flusso immigratorio). Ma questo gli opinionisti di regime non ce lo dicevano. La guerra era cosa già decisa: il loro compito era quello di presentarcela con un volto più suadente.

Qeusto discorso, ovviamente, non vale solo per la Libia, ma vale per la Siria (ricordo benissimo che quando iniziai ad occuparmi della guerra civile siriana, fui subito etichettato come “difensore di un tiranno”) e vale oggi per l’Ucraina. Ed è così da tempo. Ricordo la guerra contro la Repubblica Federale Jugoslava (RFJ) del 1999. Ci scrissi un modesto libro sopra. Contai 78 editoriali de La Repubblica nei 78 giorni di bombardamenti e ben 73 erano a favore della guerra. Guerra presentataci con un odioso ossimoro: “guerra umanitaria”. Cosa mai potrà avere di umanitario la guerra, mi chiedevo. Ossimoro non nuovo, a dire la verità, visto che in passato fu usato, tra gli altri, da Hitler quando invase la Cecoslovacchia, da Mussolini quando invase l’Etiopia e dal Giappone quando invase la Manciuria. È così che funziona, ahimè.  Purtroppo nessuno ora renderà conto ai vari Ezio Mauro, Concita Degregorio e De Bortoli non solo di aver mentito ai propri lettori, ma di aver, con le armi della propoganda, giustificato, appoggiato e spinto verso la guerra e questo disastro umanitario. Come nella prima guerra mondiale quando gli opinionisti di regime spingevano e giustificano la guerra, come in Ruanda quando i giornalisti accendevano l’odio tra le parti (poi generato in uno dei peggiori massacri della storia recente), come in tutti i conflitti dove la principale vittima di guerra è la verità. Nessuno chiederà loro conto di questo, perchè ci sarà un’altra guerra e un altro nemico al quale pensare, che si chiami Punti o Isis. Ma non può di certo sfuggire ai più attenti che l’Isis, che ora fa così tanta paura, si è fatto strada in Siria e Libia (ma l’espansione è solo all’inizio) grazie alla nostra guerra, grazie ai nostri finanziamenti e grazie alla giustificazione che i giornalisti di regime hanno dato di questa guerra. Non può di certo sfuggire che questi tagliagola venivano allora definiti “rivoluzionari” e “ribelli” il cui compito era portare la democrazia. Non può di certo sfuggire la responsabilità di questi giornalisti nel creare questo pantano dal quale molto difficilmente usciremo in tempo celeri.

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One Response to “L’ISIS e la responsabilità dei media”

  1. Massimiliano Says:

    Massimo, quello che dici è chiaro a molti ma, purtroppo, sempre pochi rispetto alla massa informe. Una delle poche cose che ancora mi chiedo è il perché, se lo capisco io che ho un’intelligenza assolutamente nella media, si fa tanta fatica a farle percepire ai più. Una cosa è certa (forse l’ho già detta da altre parti e, in tal caso, chiedo scusa per la ripetizione): i detentori de potere comandano il mondo non solo con la storia ed il diritto, che comunque loro conoscono bene ma, soprattutto, con la sociologia: è con l’alta conoscenza di questa, materia da molti ritenuta poco più che fantomatica, che costoro tengono le redini perché sanno che gli uomini, oltre alla similitudine lupesca di hobbesiana memoria, sono molto simili alle pecore: c’è sempre bisogno di un pastore che si occupi di tutto e per tutti: e quando questo, invece di difendere il gregge dai lupi lo dà loro in pasto ed usa i cani per reprimere le pecore stesse, ecco che nascono i problemi.Del resto, la cultura, quella REALE, rimarrà sempre appannaggio di pochi: non eletti di classe, di censo o quant’altro ma di spirito, perché la Cultura costa fatica e pochi sono disposti ad affrontarla; è per questo che è molto più facile accettare passivamente realtà costituite che acquisire conoscenze, ricercare la verità ed usare il cervello. Ora, però, penso si siano spinti oltre: sono sempre più chiare le analogie, nei risvolti pratici, con fenomeni della piena degenerazione umana quali il nazismo. Sai, a proposito, come la penso: queste realtà sono molto più pericolose delle dottrine del non compianto baffetto e dei suoi numerosi ma poco raccomandabili seguaci, per la loro polimorfica capacità di mimetizzarsi facendo uso delle essenze più sacre dell’essere umano, quali, ad es., la libertà e la giustizia, coartandole, deturpandole e mistificandole. Non è un caso che l’epilogo del nazionalsocialismo, nella sua immane tragedia, sia arrivato storicamente presto mentre le attuali forme di potere distorto affondano le proprie radici ben più lontane. La mia speranza che arriverà il giorno in cui il termine “liberismo”, così come viene inteso oggi, desterà nelle persone rette la stessa repulsione e disgusto riservata attualmente ad altri “ismi”.
    Un caro saluto.

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