UK General Election 2015: dealing with austerity

Banner_issue_1Massimo Ragnedda and Maria Laura Ruiu (2017), UK General Election 2015: dealing with austerity SACS-o Working Papers, Newcastle University.

Abstract: This article investigates the nature of the conversation around austerity on Twitter during the 2015 general election in the UK. Specifically, it explores the kinds of messages referring to austerity, as well as the kinds of accounts involved (whether they referred to a private or public role on Twitter and in society) and their affiliation to politically or non-politically oriented organizations/bodies. The search on Twitter concerning the austerity topic (for the 39-day time period from 3 March to 8 May 2015) resulted in 16,015 tweets, which generally referred to austerity, and 11,146 tweets, which contained at least one relevant hashtag. While austerity was rarely mentioned by mainstream media accounts in the Twittersphere, this topic was widely discussed during the election campaign by private users. This could be seen as a limitation of agenda setting, since there is no correlation between the agenda set by the media on Twitter and the public discussion about it. However, we found a relationship between the offline mainstream media agenda and the discussion led by private users on Twitter, thus confirming, to some extent, the validity of intra-agenda setting. In fact, offline media events (talk shows, news articles and question times) seemed to trigger peaks in tweet-based discussions or mentions about austerity, showing that the agenda set by the offline media influenced the discussion in the Twittersphere. Finally, we found that, while austerity has clear implications for citizens’ daily life, it seems to be more of an “elitist” topic, mainly addressed by those who are already politically oriented and well informed on the topic.

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Se questo è un processo di pace: 8 mesi di morte e paura per i Palestinesi

freedom_hebronMassimo Ragnedda (Tiscali) Da quando i negoziati di “pace” sono ripresi nel luglio 2013, gli israeliani hanno ucciso 59 palestinesi e ne hanno ferito centinaia, compresi alcuni giocatori della nazionale palestinese deliberatamente gambizzati per impedire loro di giocare. Jawhar Nasser, di 19 anni, e Adam Abd al-Raouf Halabiya di 17 anni, giocatori della nazionale palestinese, tornavano, come tutti i ragazzi che a quella età vogliono dare due calci ad un pallone, da un allenamento. Militari israeliani, senza motivo apparente, hanno sparato alle gambe di questi due giovani ragazzi. Per loro la carriera è finita e, cosa ancora più grave, probabimente non potranno più camminare.Come loro, solo dall’inizio del cosidetto processo di pace, sono centinaia i palestinesi (spesso ragazzini), tragicamente uccisi e feriti.

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Peggiorare la porcata di Calderoli non era facile, ma Renzi ci è riuscito. Complimenti

2628153-renziberluMassimo Ragnedda (Tiscali) Non era facile, eppure Renzi e il PD sono riusciti a peggiorare la porcata di Calderoli e Berlusconi. Roba da maestri. Roba da professionisti della politica. Roba da esperti navigati. Mica scherzi.

L’Italia, da sempre divisa su tutto, aveva trovato l’unanimità nel definire la legge elettorale introdotta da Calderoli una vera porcata. Tutti, ma proprio tutti, si sono scagliati contro questa vergognosa legge elettorale che creava un parlamento di indagati, nominati dalle segreterie dei partiti, senza lasciare possibilità ai cittadini di scegliere i propri rappresentanti. Tutti, ma proprio tutti, si lamentavano dello squilibrato premio di maggioranza. Tutti, quasi tutti a dire il vero, si lamentavano di un governo composto in prevalenza da uomini.

Anche la Corte Costituzionale, dopo 8 lunghi anni e un paio di tornate elettorale, ha finalmente bocciato questa schifezza, fondamentalmente per due ragioni: l’impossibilità per i cittadini di scegliere i propri rappresentanti e l’evidente sproporzione tra voti presi e seggi assegnati. Insomma la legge era da rifare, volenti o nolenti, e così lo scaltro Renzi si è assunto l’onere di farlo, contrattando con Berlusconi. Ma fare non è sinonimo di fare bene e così la nuova legge elettorale targata PD è riuscita nel difficile compito di peggiorare il porcellum: un super porcellum.

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Il ricatto del pregiudicato

Silvio-Berlusconi_620x410Massimo Ragnedda (Tiscali) “Una soluzione per Silvio o ci sarà la guerra civile”. Le parole eversive del pasionario Bondi, Sandro Bondi, suonano in tutta la loro gravità in questa pazza estate italiana. Bondi evoca una guerra civile se un pregiudicato che ha truffato il fisco, non venisse graziato da Napolitano. Il PDL ricatta il Colle, ricatta il Parlamento, ricatta l’Italia. Dopo 20 anni suona sempre la stessa musica, le stesse note, le stesse parole. Prima gli interessi di un pregiudicato e poi quelli degli italiani. Non importa se la disoccupazione aumenta, se ogni giorno piccoli commercianti e piccoli artigiani sono costretti a chiudere sommersi dal peso del fisco (e c’è invece chi il fisco lo froda), non importa se il servizio sanitario nazionale arranca, se i giovani sono costretti ad emigrare, se la corruzione dilaga e se la povertà è in preoccupante aumento. Tutto questo non importa. Dopo 20 anni siamo ancora qui a parlare dei guai giudiziari di un pregiudicato, condannato in via definitiva per aver truffato il fisco: un reato tanto grave quanto odioso. I deputati e senatori PDL fanno quadrato intorno al loro capo perché sanno bene che senza di lui e senza le sue televisioni e giornali non esisterebbero. Tra i vari problemi del porcellum, voluto appunto dal pregiudicato di Arcore, vi è il fatto che deputati e senatori sono scelti dai vertici del partito e non dagli elettori, e nel PDL sono “scelti” direttamente da lui in base alla loro fedeltà al capo. È evidente che i parlamentari PDL rispondono a chi li ha nominati (il pregiudicato) e non a chi li ha eletti (gli italiani). Si capisce allora il coro unanime di parlamentari che senza il loro capo non andrebbero da nessuna parte o più semplicemente non esisterebbero. Stessa cosa i giornali e telegiornali del boss: è evidente che tutti in coro ripetano che è innocente (nonostante due gradi di giudizio e la Cassazione). In fondo, se ci pensiamo bene, sono pagati anche per questo. È normale che i vari Ghedini, Longo e la sfilza di avvocati del pregiudicato dichiarino che lui è innocente: è il loro lavoro e sono pagati per questo.

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La Repubblica sparge miele sul governo Berlusconi-Letta. Come nel romanzo di Orwell riscrive la storia.

lettaIl quotidano “La Repubblica” è impegnato, dopo il diktat di Napolitano, a spargere miele sul governo Berlusconi-Letta. Arriva a titolare: “governo giovane”. La Bonino (radicale con lo 0% di voti ottenuti e prmossa ministro in quota Bildeberg e che in tutti questi anni ha appoggiato tutte le guerre della Nato, dal bombardamento della Serbia a quello dell’Iraq e da sempre sostenitrice del regime di Apartheid in Israele) di anni ne ha 65 anni. Di giovane c’è la Cancellieri che di anni ne ha 70, o Saccomanni e Patroni Griffi che viaggiano sui 65. Quaglierello, prode berlusconiano nominato saggio da Re Giorgio, un saggio che definì assassinio la morte della Englaro, di anni ne ha 53 (non proprio primo pelo). C’è Enrico Giovannini, ministro del lavoro, che di anni ne ha 56. È vero, di giovane c’è la Lorenzin nuovo ministro della Salute, che con il suo diploma al liceo classico ha ampie competenze per riformare la Sanità: i milioni di italiani che hanno smesso di curarsi perché non hanno soldi o non si fidano della sanità italiana, da oggi tireranno un sospiro di sollievo: finalmente la persona giusta al posto giusto. Poi di giovane c’è Alfano, nuovo ministro dell’interno, che un mese fa ha guidato una manifestazione sovversiva, al capo di parlamentari tra i quali una quarantina tra accusati e indagati, controla magistratura, ovvero un pezzo indipendente dello stato. Poi di relativamente giovane – viaggiano intorno 50 anni – ci sono i due esponenti di Comunione e Liberazione (Mauri di anni 52 e Lupi anni 54), nota lobby molta attiva nel campo della sanità privata e implicata in diversi scandali per tangenti e corruzione. Sotto i cinquanta (47 anni) troviamo Gianpiero D’Alia (quota UDC che ha preso l’1% dei voti), che definì Facebook un “sito indegno”, e padre della norma che prevede la possibilità di oscurare interi siti se questi contengono eventuali “contenuti documentanti o inneggianti a reati di varia natura”. In parole povere, questa è l’accusa che diversi attivisti della rete gli hanno rivolto, voleva un pretesto per far chiudere i blog, Facebook e Twitter: più o meno quello che sostiene Giuliano Ferrara.
E poi ad abbassare la media e a conquistare le prime pagine dei giornali ci sono i ministri di secondo piano, quelli che il PD nonostante abbia il doppio dei parlamentari del PDL (emblematico della sua capacità di negoziare e imporre le proprie decisioni) ha tenuto per sé. Cecile Kyenge, il nuovo ministro per l’Integrazione, mentre alle Pari opportunità, sport e politiche giovanili troviamo la canoista Josefa Idem.
La Repubblica, un tempo ferocemente anti berlusconiana (in fondo si trattava di tutelare gli interessi privati dell’editore De Benedetti contro l’editore Berlusconi), è imbarazzante nel suo tentativo di far apparire “naturale” questo governo nato dal tradimento del mandato elettorale che chiedevano un governo di cambiamento e di discontinutià nei confronti del berlusconismo. E invece fanno l’esatto contrario: si alleano con Berlusconi facendolo, per l’ennesima volta, resuscitare e dandogli credibilità.

Mi pare un tentativo degno del romanzo di Orwell dove il povero Winston lavora al Ministero della Verità, con il compito di riscrivere la storia in conformità con l’ordine del giorno che i suoi superiori dettano. Questo fa ora il quotidiano “La Repubblica”: riscrive la storia seguendo gli ordini che arrivano dal Colle e da Re Giorgio.

I traditori non sono solo i 101, ma tutti coloro che hanno votato Napolitano

Sbersani e Alfanoi dice che i traditori faranno i ministri. Ma la cosa è solo parzialmente vera. È sicuramente vero che tra i 101 cecchini di Prodi ci sono alcuni che diventeranno ministro (o vice premier), ma io considero traditore non solo quei 101 che hanno “impallinato” Prodi, ma tutti, dico tutti i deputati e senatori del PD (tranne una ventina) che hanno votato Napolitano e non Rodotà. Non solo perché Rodotà sarebbe stato un eccellente presidente della Repubblica, ma perché hanno deciso di governare assieme a Berlusconi nonostante una settimana prima in due distinti documenti ufficiali abbiano detto no ad un governissimo. Votando Napolitano hanno detto sì a Berlusconi, tradendo il mandato elettorale e tradendo la fiducia che in loro i cittadini avevano riposto. I cittadini volevano un’alternativa a Berlusconi e, invece, avete dato loro un Berlusconi ancora più forte, più beffardo, più sicuro di sè e dei propri mezzi e che, grazie al vostro scellerato accordo, avrà l’impunità, in barba ad ogni principio democratico. Questa è l’Italia che volevamo lasciarci per sempre alle spalle, questa è l’Italia che volevamo cambiare. E invece ci avete riproposto il solito vecchio teatrino degli accordi sottobanco, dell’infedeltà verso gli elettori e dell’anteporre gli interessi personali a quelli collettivi. Per quanto vi crediate assolti siete per sempre coinvolti. E non solo quei 101, ma tutti coloro che sabato hanno dato la fiducia a Napolitano che tra a breve lascierà la strada
spianata all’elezioni di Berlusconi come futuro Presidente della Repubblica. Una cosa veramente raccapricciante, e i cui responsabili sono i dirigenti del PD.

Per sapere con chi devono stare gli elettori del PD è giusto sapere chi sosterrà Rodotà

rodoIl PD si spaccherà e per sapere con chi devono stare gli elettori è giusto sapere chi, tra i parlamentari del PD, voterà Rodotà e chi invece il candidato proposto da Berlusconi. È legittimo saperlo. Non è un dettaglio da poco. Chi vota Rodotà ha una visione della società, della politica, delle Istituzioni completamente diversa da chi invece ha proposto Marini e ha cercato l’inciucio con Berlusconi. Chi sostiene Rodotà vuole un governo di cambiamento, vuole una società più aperta e più sensibile ai diritti, vuole una società più laica e giusta. È legittimo sapere chi sostiene un’idea di cambiamento, di innovazione, di apertura a istanze nuove e che provengono dal basso e chi invece vuole morire di tattiche e tatticismi, sterili e vuoti compromessi al ribasso con il Satrapo. Il cittadino ed elettore del PD vuole sapere chi lo rappresenta in parlamento e chi invece gli chiede il voto ma non mantiene la parola. Il cittadino ha diritto di sapere chi lo ha tradito, chi lo ha preso in giro, chi, in tutti questi anni, si è fatto gioco di lui governando nell’interesse personale di Berlusconi. Il 70% degli elettori del PD vuole Rodotà ma in parlamento a sostenerlo sono meno del 30%. È legittimo sostenere un altro candidato, ma dicano pubblicamente perché non vogliono Rodotà: cosa ha Rodotà che non va bene. Quale motivo si cela dietro al Neit a Prof. Rodotà. È legittimo chiederlo ed è legittimo saperlo: perché conoscere chi ti rappresenta o chi tradisce, chi è portavoce dei tuoi diritti e chi invece coltiva interessi personali, sapere di chi ti puoi fidare e di chi, al primo scrutinio segreto ti volta le spalle, fa la differenza. Perché mai un elettore dovrebbe votare chi non lo rappresenta? Perché mai un elettore dovrebbe votare chi non sta ad ascoltarti, si tappa le orecchie e fugge davanti alle proprie responsabilità? Perché mai un elettore di centro sinistra dovrebbe votare chi, piuttosto di dialogare con la sinistra, dialoga con Berlusconi? Perché?

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