I costi della TAV sono già lievitati (tangenti e mazzette costano).

no-tav-no-mafiaMa chi lo avrebbe mai detto? Il costo della TAV è già lievitato dagli 8.3 miliardi di euro iniziali agli 11.9 miliardi di euro di oggi. E siamo solo all’inizio. Considerando che questa inutile e dannosa opera che sventrerà una collina piena di amianto, sarà pronta tra non meno di 18 anni, ma probabilmente saranno 25 o 30, provate ad immaginare quanto lieviteranno i costi. Corruzione, mazzette, infiltrazioni della mafia e della camorra. Così si gonfiano i costi di un’opera inutile che farà arricchire politici corrotti e mafiosi. I nostri soldi, quelli delle tasse per intenderci, dirottati verso criminali e politici (sia del PD che del PDL) per realizzare un’opera che quando sarà pronta (se mai lo sarà) sarà oramai obsoleta e superata (chi diamine prenderà il treno tra 30 anni per andare da Torino a Lione? Ma che diamine ci vai a fare a Lione?). Investire 12 miliardi di euro (che diventeranno una ventina negli anni) per costruire un’opera inutile non è solo folle, ma criminale. Si potrebbero destinare questi soldi per la messa in sicurezza del territorio violentato (dove mazzette e corruzione hanno spinto vero la cementificazione selvaggia) o l’ammodernamento della rete ferroviaria nazionale. Ma in quel caso non ci sarebbero grossi appalti con le relative mega tangenti ai principali partiti italiani. 12 miliardi di euro rubati alla collettività, un assalto alla dirigenza che non può lasciarci indifferenti. Sono i nostri soldi che vengono depredati da corrotti e corruttori. Ma il problema nell’Italia renziana, si sa, è l’articolo 18.

Censorship and media ownership in Italy in the Era of Berlusconi

globalmediaMassimo Ragnedda: Censorship and media ownership in Italy in the Era of Berlusconi
GMJ: Mediterranean Edition 9(1) Spring 2014, pp. 13 – 26

What we can learn about media ownership and political discourse in general through the lens of the Italian media system? The article looks at the rise of Berlusconi’s media empire and its impact on the country’s people, ethics and customs. The new deal inaugurated in Italy since  1994 when Berlusconi won his first political election, is well known as “Berlusconismo”.  This new system is a sort of political, cultural and economic regime in Italy, wedding a  populist and neoliberal regime. The aim is to see how it is possible to combine censorship and  democracy using as example Berlusconi’s contemporary regime. The article proposes a  classification of seven different types of censorship observed during Berlusconi’s  governments. Some of these forms are directly linked to the totalitarian censorship, while
others are emerging in a new form in a democratic system. This mix of old and new forms of  censorship are typical of ‘Berlusconismo’.

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In Italia un bambino su tre è a rischio povertà

povero.jpg_415368877Massimo Ragnedda (Tiscali) Secondo l’ultimo rapporto di Save the Children in Europa ben 27 milioni i bambini sono a rischio povertà o esclusione sociale. Il dato è ancora più preoccupante se consideriamo che dal 2011 al 2012 il loro numero è aumentato di mezzo milione. In un solo anno, dunque, 500 mila nuovi bambini si sono affacciati sulla soglia della povertà. Nella ricca Europa, intendo. Ma il dato più allarmante riguarda l’Italia. Sempre secondo il rapporto “Povertà ed esclusione sociale minorile in Europa – in gioco i diritti dei bambini” pubblicato lo scorso 15 Aprile da parte di Save the Children, la percentuale dei minori a rischio povertà o esclusione sociale raggiunge il 33,8%.

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Italia maglia nera per numero di laureati: siamo all’ultimo posto

UE28Laureati2004_13Massimo Ragnedda (Tiscali) L’Italia nel 2004, come percentuale di laureati nella fascia d’età compresa tra i 30 e i 34 anni, era quartultima. Dietro di noi, dieci anni fa, c’erano solo la Slovacchia, la Repubblica Ceca e la Romania. Ma in questi dieci anni abbiamo fatto di meglio ed oggi eccoci in testa alla classifica, o meglio in fondo. Peggio di noi nessuno. Oggi l’Italia si trova all’ultimo posto in Europa come numero di laureati. Un primato di cui avremmo fatto volentieri a meno, ma che ci siamo guadagnati sul campo grazie alla lungimirante visione politica di chi, in questi ultimi 10 anni, ha governato il paese.

 

E la cosa più triste e preoccupante è che l’Italia continua a investire sempre meno nella ricerca e nell’istruzione. Anche le proiezioni per i prossimi anni non sembrano essere positive, anzi. Il gap tra l’Italia e gli altri paesi dell’Unione Europea tenderà inesorabilmente a crescere. In Italia il numero dei laureati raggiunge appena il 20% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 34 anni, contro il 40% della media Ocse o il 60% circa di Canada, Giappone e Russia. La situazione è, manco a dirlo, assai più grave nel Mezzogiorno d’Italia dove si registra una vera e propria fuga dall’Università. Il numero delle immatricolazioni è crollato vertiginosamente, così come è aumentato il numero dei giovani disoccupati o immigrati. E anche in questo caso le previsioni per il futuro non sono affatto positive. Non ci sono risorse per creare occupazione, elargire borse di studio o reclutare nuovi docenti, ma i soldi per finanziare l’acquisto di 90 aerei da guerra (pardon, 89, visto che Renzi è riuscito a tagliare l’acquisto di un aereo, sic!) si trovano. Eccome se si trovano: Napolitano garantisce (mi sono sempre chiesto perché Napolitano ci tenga così tanto a destinare 16 miliardi di euro, frutto delle tasse degli italiani, ad una multinazionale americana. Chissà perché?).

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Truffa lo Stato per milioni di euro e viene condannato a frequentare i suoi coetanei 4 ore la settimana

tribunale_internoMassimo Ragnedda (Tiscali) Certo che l’Italia è davvero un paese anormale. Corrotto come pochi, marcio come di rado si vede in giro e assurdo come nessuno. L’ultimo caso vede la farsa della condanna (dopo le lunghe chiacchierate con Napolitano e Renzi) di un truffatore dello Stato. Un truffatore che ha sottratto al fisco italiano (ovvero a tutti noi) milioni di euro e che viene condannato a fare volontariato 4 ore la settimana in un centro per anziani. Che poi a pensarci bene questi anziani sono suoi coetanei e in alcuni casi anche più giovani di lui. Se questo è un paese normale. In fondo va a fare quello che milioni di italiani (senza aver rubato milioni di euro alla collettività) fanno ogni giorno: volontariato. Farsi una chiacchierata con persone di una certa età. Tutto qua: in fondo rubare milioni di euro allo Stato (e dunque agli anziani-coetanei ai quali dovrà far compagnia 4 ore la settimana) conviene. Perlomeno se sei un uomo di potere. Altrimenti un piccolo furto (magari per mangiare) ti costa anni di carcere. Ma si sa che la legge è uguale per tutti solo nelle scritte dei tribunali. E questa è la più grande delegittimazione di uno stato del diritto: la disparità dei cittadini di fronte alla legge.

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Pregiudicati che percepiscono 6 milioni all’anno. Sono questi sono i manager che il mondo ci invidia?

 

paperoni-370Massimo Ragnedda (Tiscali) Moretti, l’AD di Trenitalia (nel 2012 ha dichiarato più di un milione di euro, ovvero più di 87.000 euro al mese) che ha notevolmente peggiorato il servizio dei pendolari favorendo i treni ad alta velocità e ora chiede che i pendolari paghino il doppio dell’attuale tariffa, sostiene che se si tagliasse lo stipendio dei manager questi andrebbero via dall’Italia. Ergo, bisogna tassare, ancora una volta, i pensionati e gli operai che all’estero non possono andarci. O magari tagliare la sanità pubblica, tagliare i finanziamenti alla scuola e ridurre i servizi offerti ai cittadini. Tutto, ma non toccare gli stipendi dei manager italiani. Il rischio, secondo Moretti (chiamato a rispondere dei fatti relativi alla strage di Viareggio) è che visto che il mondo ci contende i nostri manager, questi sarebbero pronti a lasciare l’Italia verso altri lidi dorati. Guai a ridurre loro lo stipendio, altrimenti li perdiamo (un po’ come i calciatori che lasciano l’Italia per il PSG o il Real).

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5 buoni motivi per cui Renzi non dovrebbe fare la staffetta con Letta

Matteo Renzi e Enrico Letta Firenze 08/06/2013Massimo Ragnedda (Tiscali) Scrivo queste due righe nel giorno della resa dei conti del PD. Ancora non so, e come potrei, sapere cosa verrà fuori da quell’incontro e quali saranno le sorti dei due pretendi al trono, del PD e, almeno in parte, del Paese. Renzi, quello del “Enrico stai sereno”, sfida Letta, quello del “non sto qui a tutti i costi”. A rileggere a distanza di qualche settimana queste parole (ma, si sa, in politica le settimane valgono anni) viene da sorridere. Il democristiano Renzi non vuole fare la staffetta con Letta, vuole più semplicemente scalzarlo e sfrattarlo. E Letta, più democristiano di Renzi, tutto questo non l’accetta. Da qui la lotta fratricida in direzione del PD, le pugnalate, le accuse e i colpi bassi. E sullo sfondo, in un angolo remoto dei loro pensieri, ci stanno i problemi da affrontare: disoccupazione, tasse troppo alte per cittadini ed imprese, corruzione e tante altre piccole, e per loro insignificanti, cose. Più che rottamare la seconda Repubblica, a me pare che Renzi stia riabilitando la prima. Questi giochi di palazzo e di poltrona sono tipici da prima Repubblica, con la differenza che la vecchia classe dirigente era, se non altro, più raffinata e meno volgare. Read the rest of this entry »

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