Eclissi o tramonto del pensiero critico

Eclissi o tramonto del pensiero critico?

eclissi-o-tramonto.jpgIl ruolo dei mass media nella società postmoderna

 

Introduzione                                                                     p. 3                                        

INDUSTRIA CULTURALE E PENSIERO CRITICO                                                                                                  

                 1.1  I mass media                                                       p. 7

1.2 Media e socializzazione                                      p. 13

1.3 Habitus e trasmissione delle credenze comuni p. 20  

1.4 Il pensiero unico e la riscoperta dell’identità    p. 25  

1.5 Democrazia e pluralismo                                   p. 28   

1.6  La centralità del mercato                                   p. 36

1.7  Il consumismo indotto                                        p. 43

1.8  La persuasione e il diversivo                             p. 53

1.9  “Pensare stanca”                                                     p. 60   

1.10 Il conformismo cognitivo                                  p. 72


II.   IL RUOLO DEI MASS MEDIA NELLE DEMOCRAZIE                                                       p. 87 

       2.1 La libertà di stampa                                                 p. 87

       2.2 Al di là della libera informazione                       p. 97   

       2.3 Una diversa forma di potere                                  p. 101 

2.4 Il processo di produzione delle notizie: due possibili percorsi di ricerca                  p. 105                                  2.4.1 La distorsione oggettiva                                 p. 111

           2.4.2 Distorsione soggettiva                              p. 114

2.4.2.1 Il modello di propaganda di Herman e Chomsky                                     p. 116

       2.5 Media e potere: ovvero l’affermazione dello status quo?                                   p. 126

       Brevi riflessioni conclusive                                           p.137  

        Bibliografia                                                                         p. 141

                                                                                Introduzione

Mai come ora all’uomo è piaciuto pensare di essere completamente libero da qualsiasi condizionamento esterno. Dopo la fine del nazismo e del fascismo e con la caduta del blocco sovietico, la società si è edi­ficata intorno al mito della libertà di stampa e della libertà di pensiero. Qualsiasi imposizione dall’alto viene subito rigettata e combattuta, proprio perché la società orwelliana, quella totalizzante e opprimente, fa paura. Con il passare del tempo, la società poliziesca in cui la liber­tà di espressione è proibita, è divenuta il simbolo contro cui lottare e contro di essa si sono sviluppati adeguati anticorpi culturali. Il vaccino esiste e si chiama libertà: libertà di stampa, di manifestazione del pen­siero e libere elezioni. Quando uno di questi elementi vacilla si solleva un coro di voci in difesa di questi sacrosanti diritti. Amiamo la nostra libertà; amiamo sentirci liberi. Non appena si tocca uno di questi diritti tutta la società sì erige in loro difesa contro il nuovo tiranno che po­trebbe emergere.

L’essere umano è e si sente libero di pensare, di agire in piena auto­nomia, completamente emancipato da influenze esterne. Paradossal­mente però mai come ora ci si trova dinnanzi allo spauracchio dell’o­mologazione di base nel comportamento degli individui, rinvenibile nel modo di vestire, di mangiare, nei desideri e nelle aspirazioni, ma soprattutto nel modo di pensare. I “regimi del manganello” non sono mai riusciti ad uniformare il pensiero con la forza, anzi al contrario lo hanno involontariamente alimentato. I regimi totalitari sono linfa vita­le per il pensiero critico, perché in presenza di una evidente e manife­sta assenza di libertà di espressione, l’uomo reagisce, quasi di istinto, con forza cognitiva, elaborando un pensiero critico e attivo, capace di rigettare il “Sistema” imposto dall’ordine costituito. Dinnanzi ad una omologazione imposta con la forza in maniera coercitiva, l’uomo ri­sponde elaborando un pensiero critico anticonformista, un pensiero cioè capace di tradursi in azione e pronto a sovvertire lo status quo. Al contrario oggi pare che di fronte alla manifesta possibilità di esprimere proprie opinioni liberamente, l’uomo risponda omologandosi nel suo modo di pensare. Il mercato tende ad imporre le proprie leggi anche grazie all’industria culturale.

Mentre un tempo avremmo potuto pensare al sistema dei media come ad un garante della libertà e del processo democratico, oggi dob­biamo riconoscere che le stesse libertà richieste dai media, stanno per essere distrutte da quegli stessi media nella loro piena evoluzione e maturità (Silverstone 2002).

Non possiamo dunque non chiederci quali rischi derivino da una produzione serializzata dei prodotti culturali, dalla mercificazione del­l’arte e dalla spettacolarizzazione della nostra società. Non possiamo dunque non chiederci il ruolo che riveste il mondo pubblicitario, che tende ad imporre il raggiungimento immediato della felicità come im­perativo categorico della nostra epoca dei consumi di massa. Non pos­siamo non chiederci il ruolo che il desiderio imposto dal marketing pubblicitario ha nella nostra quotidianità. Dobbiamo porci il problema di quali occhiali, per parafrasare Bourdieu, noi utilizziamo nel capire, decifrare ed elaborare gli innumerevoli input che ci provengono dal mondo mediatico e da quello direttamente esperibile (Bourdieu 1997: 20).

La nostra autonomia di pensiero è in pericolo? Stiamo diventando individui atomizzati, privi di spontaneità e abituati a pensare sempre meno? La nostra capacità di pensiero si è atrofizzata? Siamo all’alba di una nuova epoca caratterizzata dall’assenza di una capacità critica di pensiero e della paralisi definitiva del pensiero critico?

I mass media, in parte involontariamente ed in parte volutamente, sono divenuti agenti di rinforzo dello status quo, cosa che garantisce il mantenimento degli innumerevoli vantaggi per la classe egemone e detentrice dei media stessi (Altschull 1984).

Questo è in parte dovuto ad un processo di routine e di autoregola­mentazione del sistema mediatico, dunque oggettivo, ed in parte dovu­to a influenze dirette da parte del mondo della pubblicità, delle grosse società e degli assetti proprietari dei media, dunque soggettivo (Shoe­maker 1983; Shoemaker e Mayfield 1987; Tunstall e Palmer 1991). Entrambi questi percorsi di ricerca sono importanti, ragione per cui in questo lavoro, vengono entrambi presi in considerazione, anche se maggiore enfasi viene riservata alla distorsione soggettiva. Inoltre vengono prese in considerazione le differenze fondamentali tra la pro­paganda in un regime dispotico e quella più complessa e quasi invisi­bile (Ramonet 1999) che invece caratterizza le società aperte e demo­cratiche. Propaganda senza un direttore unico dietro le quinte, stile Goebbels, ma che rinforza con altrettanta, se non più, forza la situazio­ne di potere preesistente nella società.

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2 Responses to “Eclissi o tramonto del pensiero critico”

  1. L’importanza del pensiero critico | gNuis Says:

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  2. L'importanza del pensiero critico - gNuis Says:

    […] Eclissi o tramonto del pensiero critico? […]

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