Al Qaeda issa la bandiera a Falluja. Ennesima sconfitta per gli Stati Uniti

Damaged-Buildings-Syrian-Civil-WarMassimo Ragnedda (Tiscali) Oramai sono passati più di 10 anni da quando gli Stati Uniti, guidati dai neocons, hanno scatenato una pesantissima offensiva militare per mettere mano al petrolio iracheno. Bush, Cheney e Rumsfeld volevano destituire il loro vecchio alleato Saddam Hussein (non più utile alla loro causa) e piazzare un governo fantoccio (sulla scia di quanto fatto in altre parti del mondo) da controllare a distanza. L’obiettivo, come si è detto, era mettere mano alle ingenti risorse petrolifere irachene. E per raggiungere questo mai celato obiettivo i neoconservatori americani non si sono fatti scrupoli ad aggredire un paese sovrano, violare il diritto internazionale e lasciare sul tappeto circa 600 mila morti.

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In Siria i ribelli laici non esistono più. Al Qaeda ha preso il loro posto

syriaL’Occidente, nel nome della Realpolitik, ha accettato l’idea che la soluzione migliore per la Siria, e per il mondo occidentale, sia ancora Assad. Questo non significa che Assad sia un santo o che all’improvviso sia diventato un presidente democratico, ma semplicemente che Assad è il male minore. D’altronde l’Occidente accetta e sostiene dittature molto più feroci e temibili di quella siriana: penso alle petromonarchie e in particolare all’Arabia Saudita, senza ombra di dubbio una delle società più chiuse e antidemocratiche al mondo. In Siria l’opposizione laica non esiste quasi più, il Comandante dell’Esercito libero siriano, il generale Salim Idris, è fuggito dopo che gli integralisti islamici hanno preso il controllo delle sue basi ai confini della Turchia, e sul campo di battaglia ci sono quasi esclusivamente miliziani islamici giunti da tutto il mondo per combattere la loro guerra santa. Guerra santa che niente ha a che fare con la giusta battaglia per la libertà e per i diritti per i quali, all’inizio, i ribelli lottavano. I fondamentalisti sunniti che combattono in Siria, lottano con l’obiettivo di trasformare la Siria in un califfato. Combattono una guerra confessionale per arginare l’ascesa dello sciismo iraniano e contenere l’influenza di Teheran in Medio Oriente. Perché in fondo la vera battaglia è quella. Il regime saudita usa tutta la sua influenza politica, economica e militare per arginare l’Iran, paese di ben altro calibro intellettuale, culturale e sociale. La cultura millenaria persiana non è nemmeno lontanamente paragonabile a quel tribale e medioevale paese che è l’Arabia Saudita e l’Occidente dovrebbe avere il coraggio di aprirsi un po’ di più all’Iran e chiudersi, invece, all’Arabia Saudita. Continue reading “In Siria i ribelli laici non esistono più. Al Qaeda ha preso il loro posto”