I governi di Unità nazionale sono una chiara strategia dei poteri forti

142626 RAVAGLI - CAMERA: IL PREMIER ENRICO LETTA PRESENTA IL PROGRAMMAMassimo Ragnedda (Tiscali)  Proviamo a riflettere assieme: cosa sarebbe successo se in questi due anni in cui siamo usciti dal G8, abbiamo aumentato il debito pubblico, tagliato le pensioni, aumentato la pressione fiscale, fatto chiudere decine di migliaia di piccole aziende, aumentato la disoccupazione (sono 6 milioni i disoccupati in Italia) e mille altre cose nefaste frutto dei due governi di unità nazionale, ci fosse stato al governo “solo Berlusconi” o “solo Bersani”? Davvero, mi e vi chiedo, cosa sarebbe successo? Se Berlusconi avesse fatto quanto fatto da Monti, credete che il PD sarebbe stato muto o, al contrario, avrebbe cavalcato la protesta soffiando sul fuoco (non per cambiare le cose ma per cambiare il governo)? La CGIL sarebbe stata zitta o avrebbe invaso le strade? La Repubblica, Ballarò, Fazio e i Media/PD sarebbero stati complici o avrebbero gettato benzina sul fuoco, dando fiato alle trombe e aizzando la protesta cercando di indirizzarla verso Berlusconi? E al contrario, se i pessimi risultati del governo Letta-Brunetta fossero stati frutto di un governo PD, magari guidato da Bersani, pensate che i media di Berlusconi sarebbero stati così accondiscendenti (ora iniziano ad esserlo meno, per dirla tutta) o avrebbero mediaticamente gonfiato la crisi, intervistato persone in difficoltà, familiari di persone che hanno perso la vita o imprenditori che hanno perso tutto? Non credete che strumentalmente avrebbero “sfruttato” la crisi per dare voce al malcontento popolare e cercare, così, di captare la delusione e trasformarla in sostegno elettorale?

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Ma davvero crediamo che ministri come la Gelmini ci possano tirare fuori dalla crisi?

Massimo Ragnedda (Tiscali) L’ennesima figuraccia della Gelmini, un ministro scelto per caso, sulla scoperta che i neutrini siano più veloci della luce, è la riprova di una classe dirigente incompetente e non all’altezza dei compiti e della situazione. Quella figuraccia internazionale getta una cupa ombra sulle nostre istituzioni e sulle modalità di reclutamento della classe dirigente. Un tempo i ministri, i consiglieri, i consulenti, erano scelti tra i migliori. Proprio come una squadra: per ogni ruolo si sceglie il migliore. L’allenatore di una squadra non si sognerebbe mai di selezionare e far giocare un pessimo giocatore. Invece, la nostra squadra di governo è composta da persone nominate non per vincere, ma semplicemente per fare una squadra e tenere in piedi un governo fine a se stesso. Mentre l’Italia precipita giù. Chi può tirarci fuori dalla crisi? Scilipoti? Romano? Consentino? Milanese? E l’elenco sarebbe lungo e, ahimè, tristemente noto.

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