Incompetenti o in mala fede? Il fallimento del governo Monti

Massimo Ragnedda (Tiscali) Non prendiamoci in giro e parliamoci chiaro: il governo Monti è un disastro totale. E lo dico sulla base dei dati, come si dovrebbe cercare di fare. Solo La 7 di Mentana lo difende a spada tratta, come Fede faceva con Berlusconi, con buona pace dell’obiettività giornalistica. Ci sono dati che non si possono nascondere e di questo parlerò. Il resto è mera propaganda e faziosità giornalistica, quel male incurabile che ha tenuto in piedi B. per quasi 20 anni. Per valutare il governo Monti, dopo quasi 9 mesi di mandato, mi si consenta una metafora: se chiamo un tecnico per ripararmi un tubo che perde acqua e dopo il suo costosissimo intervento il tubo non solo continua a perdere, ma il buco si è trasformato in una voragine, devo prendere atto che il tecnico è un incompetente. ovvero incapace, a causa dell’impreparazione o dell’inesperienza, a svolgere bene la propria attività. A meno che, mi si consenta il dubbio malizioso, la voragine non sia stata volutamente creata per spillarmi un altro po’ di quattrini ed allora in questo caso il tecnico è in malafede: valutate voi. Fuor di metafora: a Novembre 2011, il governo tecnico di Mario Monti è stato “chiamato” con un mandato preciso: ridurre lo spread, ridurre il debito pubblico e generare crescita. Ora possiamo tirare le somme. Continue reading “Incompetenti o in mala fede? Il fallimento del governo Monti”

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Lettera aperta a Prof. Monti

Massimo Ragnedda (TiscaliGentile professore mi permetto di scriverle una lettera pubblica per farle qualche domanda. Abbiamo tutti notato il cambio di stile (finalmente un po’ di sobrietà e serietà), la sua professionalità e signorilità. Aspetti che, personalmente, mi rendono particolarmente felice, ma che da soli, vien da sé, non bastano. Dopo anni di volgarità e teatrini molto tristi, una persona per bene, normale e incensurata ci sembra un miracolo (come Enrico Letta le ha ricordato in quella lettera privata divenuta pubblica), mentre dovrebbe essere la conditio sine qua non per fa politica. Ma non è sullo stile che voglio interloquire con Lei. Come nostro presidente del Consiglio dovrà prendere delle decisioni molto difficili in nome e per conto degli italiani. Sinora lei ha goduto di un trattamento molto speciale da parte dei media nazionali: un po’ come i telegiornali Mediaset o il TG1 e il TG2 trattavano il suo predecessore. Converrà con me che questo non è giornalismo. Il cambiamento di stile lo vogliamo anche in queste cose: la possibilità di avere risposte a domande concrete. L’opinione pubblica ha il diritto di sapere, al di là della sbornia di entusiasmo, da chi è guidata e quali sono, al di là dei proclami, i suoi obiettivi di governo. Insomma, vogliamo sapere chi pagherà la crisi. Mi permetto, perciò, di farle qualche domanda. Sarò chiaro e diretto, nel solco del nuovo stile da Lei inaugurato.

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Io antiberlusconiano convinto, non riesco a gioire della sua caduta

di Massimo Ragnedda (TiscaliSono un antiberlusconiano convinto, della primissima ora, da quando un magnate dell’informazione (caso unico al mondo e molto pericoloso per una democrazia) si è affacciato direttamente sulla scena politica. Sono un antiberlusconiano nel senso che detesto il modo in cui, quello che buona parte della stampa internazionale ha definito senza esitazione un pagliaccio, ha governato il nostro paese. Sono un antiberlusconiano semplicemente perché l’Italia, terra nobile di cultura e ingegno, di viaggiatori e poeti, di santi e brava gente merita di meglio di un premier ridicolizzato in tutto il mondo (tranne che da Putin, Gheddaffi e qualche altro vecchio tiranno).

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Banche e Borsa, il controllo sociale e la fede nel Dio mercato

Massimo Ragnedda (Tiscali)

In questi giorni di crisi, rischi default, crisi delle banche e della borsa, speculazioni finanziarie, mi viene in mente un classico oggetto di studio della sociologia: il controllo sociale. È grazie ad esso che il cittadino tende ad accettare e ad assorbire i valori che conferiscono stabilità e coerenza all’ordine sociale, riducendo così le potenzialità di deviare. Tranne l’Islanda, dove la crisi è stata pagata dalle banche e dai grossi speculatori finanziari, ovunque nel mondo la crisi viene pagata dalle famiglie, dai lavoratori, dal ceto medio. Le banche non pagano e i grossi speculatori neppure. Eppure. Eppure  spetterebbe a loro pagare la crisi per almeno due ragioni: la prima è che sono loro ad averla creata e la seconda è che hanno più risorse ed è giusto che siano a loro a contribuire più degli altri. Ma niente da fare: la crisi la paghiamo noi. Perché? Come spesso accade, le domande più semplici sono anche le più complesse a cui rispondere, ed io qui tento una breve, anche se non esaustiva, risposta. Continue reading “Banche e Borsa, il controllo sociale e la fede nel Dio mercato”

La crisi mascherata

Facciamo un puro esercizio di stile. Così giusto per riflettere. Pensiamo per un attimo che a Palazzo Chigi sia seduto Romano Prodi e i suoi ministri; all’opposizione Berlusconi, i suoi accoliti e le sue televisioni. Anno domini 2010. La situazione la conosciamo: aumento della disoccupazione, tagli all’Università e alla ricerca, sanità a pezzi, a rischio nei prossimi mesi 400 mila posti di lavoro, cassintegrati sul piede di guerra, proteste ovunque, ma non sul circo mediatico e perciò non nelle nostre case. Pensiamoci e chiediamoci: come i media riconducibili al Signor B (ovvero una buona parte del panorama mediatico italiano) avrebbero diffuso queste notizie? Le avrebbero mascherate, camuffate, fatte affogare in un mare di sorrisi e ottimismo come fanno ora, o al contrario avrebbero aizzato la protesta, gettando benzina sul fuoco e esasperando gli animi? Oggi il conflitto sociale, il malcontento e la disperazione, almeno in parte, sono contenuti, ben mascherati e celati.  I mass media, direttamente o indirettamente controllati dal signor B., nascondono la grave situazione che il bel Paese sta attraversando: al contrario l’avrebbero esasperata se l’uomo di Arcore fosse stato all’opposizione. Non oso pensare a cosa sarebbe successo se signor B. avesse scatenato le sue televisioni e i suoi giornali contro il governo: pensate a cosa è stato fatto contro Fini per una cucina Scavolini e moltiplicatelo per un milione. Continue reading “La crisi mascherata”