Buon vento Estelle. La nave della pace salpa da Napoli

Massimo Ragnedda (Tiscali)  Estelle è una nave della speranza, carica di aiuti umanitari e sogni di pace. Estelle è una barca acquistata direttamente dai cittadini svedesi che in migliaia hanno versato piccole somme perchè credono in un mondo migliore. Estelle è la stella della solidarietà che unisce l’Europa a Gaza.  La nave è partita dalla Scandinavia lo scorso Maggio ed è diretta in quell’angolo di terra dimenticato da Dio: Gaza. Estelle ha fatto tappa a La Spezia e poi a Napoli da dove partirà alla volta di Gaza sabato 6 ottobre. Porta cibo e solidarietà e prova a rompere l’assedio che nega agli abitanti di Gaza il diritto di vivere come esseri umani. Una terra arsa, martoriata, violentata Una terra bagnata da lacrime amare. Una terra senza più sorriso e pace. Gaza muore e con essa i suoi abitanti. Un milione e mezzo di persone che vivono come in un grande lager, dove secondo statistiche OCHA il 45% dei suoi abitanti non gode di sicurezza alimentare, il 39% vive sotto la soglia di povertà, il 35% è disoccupato; l’80% dipende da aiuti umanitari. Il 17% delle terre di Gaza sono inagibili e l’85% del mare a disposizione della popolazione è chiuso all’accesso dei palestinesi. Così ha deciso unilateralmente Israele, creando di fatto un lager.

Secondo Maxwell Gaylard, l’ufficiale per l’aiuto umanitario e lo sviluppo delle Nazioni Unite, Gaza non sarà più vivibile entro il 2020. Secondo questo rapporto presentato qualche giorno fa, la domanda di acqua aumenterà del 60% e nei prossimi anni saranno necessarie 250 scuole in più ed almeno 1000 dottori ed altri 800 letti d’ospedale e per far fronte alla crescita della popolazione. Senza grossi investimenti, Gaza morirà. Ma niente può entrare ed escire da Gaza, perchè Gaza è ermeticamente chiusa. Così ha deciso Israele.

Il lager di Gaza fu eretto all’indomani della vittoria di Hamas nel 2006 quando Israele chiuse arbitrariamente i 13 accessi che da Gaza portano ad Israele. “Murarono” anche il mare, inauguranto il blocco navale nelle coste di Gaza dove i pescatori vivono costantemente sotto minaccia, il loro pescato sequestrato e alcuni di loro uccisi: l’ultimo qualche giorno fa. Si chiamava Fahmy Abu Ryad, 23 anni, ucciso dall’esercito israeliano perché pescava nelle acque di Gaza, fuori dai limiti imposti. Gaza sopravvive grazie ad una serie di tunnel costruiti sotto il valico di Rafah al confine con l’Egitto in modo da permettere agli uomini di Hamas di procurarsi cibo, acqua e medicinali da distribuire alla popolazione in cambio di lavoro. E questo da più forza ad Hamas e di fatto è andato contro le intenzioni e la volontà di chi ha eretto il muro. Perchè da allora Hamas è più forte, i lanci sporadici di missili contro l’Israele meridionale sono proseguti e grazie alla economia dei tunnel gli uomini al potere si arricchiscono distruggendo il poco commercio legale esistente. Sbaglia Israele a credere che trasformando un milione e mezzo di persone in detenuti malnutriti, disoccupati, costretti a vivere in condizioni umane otterrà mai la pace. È una politica miope e insensata. Oltre che barbara e inumana.

Estelle prova a rompere l’assedio e il blocco di Gaza. Estelle prova a strappare un sorriso: una goccia in un mare di disperazione e di lacrime amare. Estelle ci ricorda che la pace è fatta di speranza, di sorrisi, di passione, impegno e di azioni coraggiose. Perchè ci vuole coraggio a sfidare il “muro” della marina israeliana Ci vuole coraggio a sfidare, disarmati, le forze speciali israeliane: ancora è fresco il ricordo dell’assalto delle forze armate israeliane alla Freedom Flotilla il 31 maggio 2010, e la strage di attivisti sulla nave Mavi Marmara. È ancora fresco il ricordo dell’operazione militare israeliana “Piombo Fuso” su Gaza (Dicembre 2008 – Gennaio 2009) che costò la vita a 1.457 persone di cui 1.444 palestinesi e 13 israeliani, e il bombardamento dell’ospedale Al-Quds di Gaza City con granate al fosforo proibite dalle convenzioni internazionali. Ci vuole coraggio e tanta passione civile e democratica a sfidare il muro dell’Apartheid che uccide, lentamente, gli abitanti di Gaza. Bambini, donne, anziani vivono tutti in una immensa prigione, ma senza neanche i diritti minimi che spettano ai reclusi. Estelle porta sorrisi, speranze e un fascio di luce sull’inumana situazione nella quale versano gli abitanti di Gaza. Essere umani la cui umanità è stata distrutta. Esseri umani la cui umanità è stata violata. Ed Estelle ricorda anche Vittorio Arrigone, amico fraterno degli abitati di Gaza che ha dato la vita per un sogno di pace.

La Freedom Flotilla III esprime la volontà del mondo civile di restituire la libertà ad un popolo secondo i principi espressi dalla Carta dei Diritti Umani. Non possiamo essere indifferenti di fronte all’umiliante, non solo per gli abitanti di Gaza ma per l’intero genere umano, condizione di vita nella quale versano i cittadini di Gaza. Le inumane condizioni che sono costretti a subire e le operazioni di lenta pulizia etnica sono state più volte condannate dall’ONU. Non possiamo essere indifferenti se non vogliamo scivolare nella barbarie più pura. Dobbiamo restare umani e sognare un mondo migliore.

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