Stay hungry. Stay foolish. Stay choosy. Le provocazioni del ministro Fornero

Massimo Ragnedda (Tiscali) Non siate schizzinosi e accontentatevi. La Ministro Fornero si rivolge così ai giovani invitandoli a piegarsi di fronte al lavoro nero, alla corruzione, ad una società non meritocratica, dove conta molto più chi conosci che cosa conosci. Invita loro a continuare ad accettare stage non retribuiti, umilianti e demoralizzanti. Se li rifiuti sei uno “choosy”, uno schizzinoso, uno che aspetta il posto ideale e che non ha voglia di darsi da fare. Facile fare ironia, paragonando quanto detto da Steves Jobs agli studenti della Stanford University, a  Palo Alto, cuore pulsante della Silicon Valley californiana: “Stay hungry. Stay foolish”, tradotto in italiano con “Siate affamati, siate folli”, ma che in realtà significa molto di più.

Era il 12 giugno del 2005 (all’epoca Steve Jobs era amministratore delegato di Apple e Pixar) quando durante il “commencement speech”, ovvero il discorso ai laureandi che le università americane affidano tradizionalmente a personalità di grande rilievo, pronunciò quella famosissima frase, diventata un’icona per una generazione che sogna, che lavora, che si impegna. Una generaziona che va oltre, che non si piega ed è affamata, che lotta a testa alta, sognando un mondo, e una posizione sociale, migliore.

Steves Jobs sapeva di avere di fronte gli studenti di una università che sforna la futura classe dirigente delle aziende della tecnologia, il cuore pulsante degli Stati Uniti, il motore tecnologico ed economico del paese. Si rivolgeva a loro dicendo: non mollate, siate avidi di sapere e conoscenza e continuate a sognare. Non fermatevi mai, continuate a esplorare. Quella frase, in realtà non sua come lo stesso Steve Jobs ha ricordato, ma letta nella rivista “The Whole Earth Catalog” lanciata da Stewart Brand nel 1968, è un motto generazionale che spinge ad essere positivi, a sognare, a esigere e lottare per i propri sogni e diritti.

Suonano così lontane dalla bassezza culturale di un ministro lontano anni luce, come Monti del resto, dai giovani e dalle difficoltà di un paese che affonda sotto i colpi di una politica reazionaria e cieca, che pensa allo spread e a sanare le banche, tagliando diritti, pensioni e welfare e perdendo di vista il lato umano. Una politica miope che offende, disprezza e insulta dall’alto di una posizione privilegiata e baronale. Una cultura di governo che non solo non aiuta la crescita, ma prova a distruggere l’unica cosa che di caro ci è rimasto: il sogno.

No caro ministro, io sono dovuto fuggire dall’Italia perché non mi andava più di accettare un sistema non meritocratico che umilia e non gratifica. Non sono schizzonoso, anzi tutt’altro: per anni, pur di inseguire il mio sogno di lavorare all’Università (come fa Lei, suo marito e sua figlia) ho accettato contratti di insegnamento ad un euro e per mantenermi ho lavorato come barista. Caro Ministro sa bene che senza padrini, nel mondo accademico italiano, raramente si riesce ad entrare. Al massimo puoi fare il precario per decenni, come ho fatto io. E allora vai all’estero dove cerchi un riscatto sociale, insegui un sogno e provi concorsi aperti e liberi, dove conta il merito e non il tuo sponsor. No Ministro, non sono schizzinoso, ma avido di sapere, sognatore e libero e, pur di non piegarmi a fare fotocopie o far dipendere la mia carriera dall’umore di qualcuno, ho preferito spostarmi all’estero, pur tra mille difficoltà e tanta voglia di rientrare. Sentire le sue parole, ancora una volta, mi fanno capire quanto siamo lontani dall’uscita della crisi, culturale prima che economica, e che con persone come lei al governo sarà dura andare avanti.

Un vero ministro del lavoro dovrebbe dire ai giovani del suo paese: siate esigenti, non accettate lavori in nero, inadeguati, sottopagati o contrattini. Non accettate concorsi truccati, ribellatevi, afferrate il vostro futuro, siate orgogliosi e alzate la testa. Un vero ministro dovrebbe spingere i giovani a sognare e volere un futuro migliore. Un vero ministro del lavoro di fronte ad una disoccupazione e a un precariato giovanile ai massimi storici dovrebbe cercare di capire il problema e proporre delle soluzioni. Dovrebbe creare (questo sarebbe l’auspicio, ma non pretendiamo tanto) i presupposti per favorire l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani, creare un sistema che premia e gratifica, che combatta il lavoro nero e lo sfruttamento degli stage non retribuiti. L’ultima cosa che dovrebbe fare, invece, è insultarli. Ed invece continua nella sua lunga scia di disprezzo dei più deboli, retaggio di una cultura feudale e baronale che guarda dall’alto verso il basso, con disprezzo e distacco. Ministro continui pure a distruggere i diritti del mondo del lavoro, con la complicità dei partiti che sorreggono la sua maggioranza, continui a distruggere il mondo delle pensioni e tagliare posti nel mondo del sociale, ma non ci rubi almeno il desiderio di sognare un mondo migliore. Non ci rubi il desiderio di essere affamati di conoscenza.

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