I tre coloni scomparsi e la punizione collettiva

picMassimo Ragnedda (Tiscali) La scomparsa dei tre coloni ebrei (secondo Israele sarebbero stati sequestrati da Hamas) avvenuta il 12 Giugno nei territori occupati, ha dato il via ad una massiccia operazione militare che ha assunto i contorni di una enorme punizione collettiva. Israele, sia chiaro, non ha solo il diritto di cercare i tre ragazzi scomparsi, ma ha anche il dovere di farlo. Ogni Stato ha il dovere di proteggere i propri cittadini e, come in questo caso, fare di tutto per provare a riportarli sani e salvi. Ma questo, sia altrettanto chiaro, non deve avvenire violando il diritto internazionale e facendo pagare a tutti le colpe di alcuni. È un po’ la differenza tra legittima difesa ed eccesso di legittima difesa. Motivo per cui, la punizione collettiva è proibita dall’articolo 33 della convenzione di Ginevra.

Il sequestro di cittadini o militari israeliani è da sempre considerata un’arma per negoziare con Israele il rilascio di molti detenuti palestinesi. Il caso del sergente Gilad Shalit, sequestrato a Gaza nel 2006 e rilasciato dopo 5 anni, ne è un chiaro esempio. Per la sua liberazione Hamas ha ottenuto il rilascio di 1027 prigionieri palestinesi (molti dei quali sono stati di nuovo arrestati, come ritorsione, in questi giorni). Hamas non ha ancora rivendicato il sequestro, ma tutto lascia pensare che siano stati i gruppi armati di Hamas a portare avanti il sequestro, proprio per trattare con Israele il rilascio dei detenuti palestinesi.

 

La punizione collettiva inflitta da Israele ai palestinesi è sproporzionata e illegale. Nei primi dieci giorni di questa offensiva militare nelle città palestinesi, l’esercito israeliano ha deciso di punire tutto il popolo palestinese, senza nessuna distinzione tra donne e uomini, bambini e adulti, militanti di Hamas e parlamentari. Per Israele sono tutti colpevoli e tutti devono pagare il prezzo di questo sequestro. E così, in questi primi dieci giorni di punizione collettiva, l’esercito israeliano ha ucciso 5 persone (tra le quali Mahmoud Jihad Muhammad Dudeen un bambino di 14 anni, e Ahmad Said Suod Khalid un disabile mentale di 27 anni), ha arrestato, senza nessun capo di accusa, più di 500 cittadini palestinesi, tra i quali vari parlamentari palestinesi ed ex ministri, ma anche molti bambini (ogni anno Israele arresta tra i 500 e 700 bambini).

 

L’esercito israeliano ha fatto irruzione in migliaia di case palestinesi (spesso distruggendo, come molti video documentano, l’interno delle abitazioni), ha distrutto molte infrastrutture, come alcune strade palestinesi nei dintorni di Hebron, e ha anche fatto irruzione e seriamente danneggiato due Università palestinesi (Al Quds University a Gerusalemme, e Polytechnic University a Hebron) e nel centro mediatico, distruggendo gli uffici della televisione russa “Russia Today”. Ha, infine, bombardato Gaza.

 

Israele, oltre alla ricerca dei tre coloni scomparsi, si pone come obiettivo la rottura del governo di unità nazionale che faticosamente la Palestina era riuscito a creare qualche settimana fa e da sempre osteggiato da Israele. L’altro risultato di questa massiccia operazione militare nei territori occupati è la completa distruzione di tutte le infrastrutture di Hamas nella Cisgiordania. Hamas che ora minaccia una terza intifada qualora i suoi leader siano espulsi dalla Cisgiordania. Ahimè, ancora una volta, il processo di pace si allontana.

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