Autodifesa proattiva, l’ultima trovata retorico-giuridica per giustificare la guerra contro l’Iran

Massimo Ragnedda (Tiscali) Partiamo da un principio incontrovertibile: l’Iran, anche qualora lo volesse, non riuscirà mai e poi mai a dotarsi di un’arma nucleare, a differenza di Israele che detiene illegalmente centinaia di ordigni nucleari. Tel Aviv, e di questo non ne è mai fatto mistero, attaccherà Teheran prima che l’Iran possa avvicinarsi a questo traguardo. Farà come fece con l’Iraq, quando nel 1981 i caccia israeliani distrussero il reattore iracheno di Osirak, annientando così le ambizioni di Saddam di dotarsi dell’arma nucleare. Farà come fece contro Damasco, quando la notte del 6 settembre 2007 gli aerei da guerra israeliani bombardarono, nella Siria orientale, alcune “nuclear installations” costruite per ospitare materiali forniti dalla Corea del Nord. Insomma Israele vuole essere l’unico paese in tutto il Medio Oriente ad avere l’arma nucleare per dominare indisturbato e far valere la sua supremazia nella regione.

Se l’Iran dovesse insistere nel suo tentativo di dotarsi dell’energia nucleare sarà guerra. Anzi la guerra è già iniziata. Non parlo solo della guerra mediatica già in corso da tempo con la continua e ossessiva operazione di demonizzazione dell’Iran (tecnica fondamentale della propaganda bellica), ma anche della guerra a bassa intensità, quali sabotaggi e uccisione di scienziati iraniani, mentre fervono i preparativi per la grande guerra che potrebbe avere esiti imprevedibili.

Prima della guerra vera e propria è necessario dar vita, come la storia insegna, ad una feroce campagna mediatica di odio contro il nemico. Solo negli ultimi 13 anni il copione si è presentato diverse volte: nel 1999 è stato il turno della Repubblica Federale Yugoslava di Milosevic, nel 2001 toccò ai talebani e all’Afganistan, dal 2002 fu il turno di Saddam Hussein e dell’Iraq, poi Gheddafi e la Libia, ora è il turno di Assad e la Siria, e di Ahmadinejad e l’Iran, solo per citare i casi più lampanti. Il copione è identico, cambiano i protagonisti. L’Occidente moralizzatore, in nome dei diritti umani, bombarda il nemico cattivo che minaccia o uccide il suo popolo. La guerra è pace, scriveva Orwell nel suo celeberrimo romanzo. La realtà ha superato la fantasia.

Il secondo passaggio, mentre fervono i preparativi, è la giustificazione giuridica dell’intervento militare. È fondamentale far capire al mondo che si è agito per difendersi e lo si è fatto in base al “diritto internazionale”. Israele, mentre prova a convincere il mondo che è giusto attaccare l’Iran, si è già mossa per la sua strada invocando il diritto di autodifesa, ma in una nuova chiave: “Proactive self defense” ovvero “autodifesa proattiva”. È questa l’ultima trovata retorica e giuridica per giustificare la guerra. L’idea è del giurista e professore di Harward, Alan Dershowitz, considerato uno dei maggiori esperti legali del mondo. Sulla base di questa nuova trovata retorica e giuridica, Israele ha il diritto di attaccare l’Iran poiché la Repubblica Islamica potrebbe minacciare Israele. Basterà dunque la percezione della minaccia per scatenare una guerra. Non sarà più necessario neanche fabbricare false prove: basta la percezione del pericolo. Un significativo passo avanti.

Le parole del professore di Harward, già noto perché nel 2002 sostenne la necessità di reintrodurre la tortura e l’abrogazione delle convenzioni internazionali che la vietano, hanno trovato ampio spazio nei quotidiani israeliani e statunitensi. Dershowitz durante la conferenza a Miami tenuta assieme a Daniel Ayalon, vice ministro degli esteri di Tel Aviv, ha consigliato ad Israele di “not to rely on her friends” ovvero di “non fare affidamento sui suoi amici”: insomma agire subito, anche da solo e senza aspettare gli alleati, perché la sua azione sarebbe giuridicamente giustificata. Una trovata veramente inquietante, poiché con questa logica ogni paese potrebbe scatenare una guerra contro chicchessia perché lo avverte come una minaccia.

Dershowitz è anche un opinionista del Wall Street Journal e non perde occasione per fomentare odio e spingere gli Stati Uniti ad intervenire contro l’Iran. In un suo articolo del 13 Febbraio sostiene, tra le altre cose, che “un attacco ad una sinagoga americana sarebbe come un attacco al World Trade Center“, insomma sarebbe un casus belli e gli Stati Uniti, in quella eventualità, dovranno dichiarare guerra all’Iran.

Inoltre il giurista di Harward ritiene che un attacco all’Iran da parte statunitense sarebbe inevitabile qualora Teheran decidesse di proseguire per la sua strada, ovvero dotarsi dell’arma atomica. In quel caso potrebbe essere necessario attaccare l’Iran e la giustificazione legale sarebbe differente. Sarebbe fondamentalmente preventiva, ma avrebbe anche elementi di risposta, dal momento che “l’Iran ha armato i nostri nemici in Iraq e ha provocato la morte di molti soldati americani”. Dunque, il fatto che l’Iran possa aver finanziato i nemici degli Stati Uniti che hanno invaso l’Iraq potrebbe giustificare la guerra.

La guerra a colpi di propaganda e di trovate retoriche e giuridiche è già iniziata, così come sono già iniziate le operazioni di preparazione tattica e strategica delle forze in campo. Quello che non è chiaro è quali esiti la guerra potrà avere.

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