In Italia un bambino su tre è a rischio povertà

povero.jpg_415368877Massimo Ragnedda (Tiscali) Secondo l’ultimo rapporto di Save the Children in Europa ben 27 milioni i bambini sono a rischio povertà o esclusione sociale. Il dato è ancora più preoccupante se consideriamo che dal 2011 al 2012 il loro numero è aumentato di mezzo milione. In un solo anno, dunque, 500 mila nuovi bambini si sono affacciati sulla soglia della povertà. Nella ricca Europa, intendo. Ma il dato più allarmante riguarda l’Italia. Sempre secondo il rapporto “Povertà ed esclusione sociale minorile in Europa – in gioco i diritti dei bambini” pubblicato lo scorso 15 Aprile da parte di Save the Children, la percentuale dei minori a rischio povertà o esclusione sociale raggiunge il 33,8%.

In Italia, dunque, un bambino su tre è a rischio povertà o esclusione sociale. Un dato allarmante che dovrebbe farci preoccupare sul futuro dell’Italia e dell’Europa che stiamo costruendo. Sempre meno soldi per i servizi sociali, per il sistema sanitario, le politiche di occupazione e l’istruzione. Nel frattempo l’Italia regala ogni anno 50 miliardi di euro per il fiscal compact e ha già versato 15 miliardi per il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), contraendo debiti per ben 125 miliardi. È questa l’Europa che vogliamo? È questo il futuro che stiamo costruendo?

 

Un paese, l’Italia, sempre più diviso, in cui la diseguaglianza sociale aumenta e il gap tra ricchi e poveri (un tempo si sarebbero chiamate classi sociali) aumenta vertiginosamente.

 

Secondo “l’indagine sui bilanci delle famiglie italiane nel 2012” della Banca d’Italia, il 10% delle famiglie più ricche possiede il 46,6% delle ricchezza netta familiare totale. Detto in altri termini: il 10% delle famiglie italiane detiene metà della ricchezza totale, mentre il 90 delle famiglie si suddivide il resto della torta (il 53% del totale). Stiamo parlando di una cifra piuttosto consistente. Infatti, la ricchezza delle famiglie italiane (al netto delle passività) ammonta a 8.542 miliardi di euro, ovvero il 5,7% della ricchezza mondiale complessiva, nonostante la popolazione italiana sia all’incirca l’1% della popolazione mondiale. Insomma, una cifra piuttosto consistente. In Italia, sempre secondo i dati di Bankitalia, un cittadino su sei vive con meno di 640 euro netti al mese. Secondo i dati forniti dal presidente dell’Istat Antonio Golinila, la quota di persone in famiglie assolutamente povere è passata dal 5,7 all’8%, per un totale di 4 milioni 814 mila persone. Dati allarmanti che facciamo finta di non vedere.

 

Però l’Italia “deve” comprare aerei da guerra per un valore di 16 miliardi di euro, mentre aumenta la povertà e la disoccupazione. Magari non avranno da mangiare, non possono permettersi di mandare i figli all’Università, magari non hanno i soldi per arrivare a fine mese, ma questi dannati aerei da guerra (Napolitano ci tiene tanto) bisogna comprarli. E bisogna pure fare la TAV che sventrerà una montagna piena di amianto e dirotterà 20 miliardi di euro verso le solite società (un po’ come successo con l’Expò). Che poi un bambino su tre sia a rischio povertà non interessa: ciò che interessa è che tra 20 anni, quando e se la TAV sarà conclusa, potrà andare da Torino a Lione (a fare cosa non si è mai capito) risparmiando 30 minuti. È il progesso bellezza. Sono le tangenti bellezza.

E nel frattempo il divario sociale aumenta. La Fisac Cgil ha messo a confronto il compenso medio di un lavoratore dipendente e quello di un alto dirigente. Il risultato è impressionante: nel 2012 il rapporto è stato di 1 a 64 nel settore del credito e addirittura di 1 a 163 nel resto del campo economico (per ogni euro guadagnato da un lavoratore medio un top manager ne guadagna 163). Nel 1970 tale rapporto era di 1 a 20. Dato, quest’ultimo, che ben evidenza il trend e che sottolinea come il gap sia in continuo e costante aumento.

 

 

 

È questo il futuro che vogliamo?

 

 

 

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